L’economia accelera, per Bankitalia il Pil crescerà del 5,1% quest’anno

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Il Bollettino economico avverte tuttavia che esistono elementi di incertezza legati all’evoluzione della pandemia e alle modalità di attuazione del Pnrr

La Banca d’Italia alza ulteriormente le stime sull’andamento della crescita per quest’anno e vede un Pil a livello pre-Covid nella seconda metà dell’anno prossimo, ma al tempo stesso mette in guardia sull’importanza di contenere l’andamento della pandemia e di attuare bene i progetti legati al recovery fund. Nel Bollettino Economico pubblicato oggi, via Nazionale rivede a +5,1% l’incremento del prodotto quest’anno, con un’economia che, dopo un primo trimestre in leggera crescita in controtendenza rispetto agli altri principali paesi europei, fra marzo e giugno sarebbe salita di oltre l’1%.

L’andamento del Pil e le previsioni

L’andamento dell’economia italiana ha dunque accelerato in primavera: “In base agli indicatori disponibili, nel secondo trimestre la crescita si è accentuata, favorita dall’accelerazione della campagna di vaccinazione e dal graduale allentamento delle restrizioni, e sarebbe stata superiore all’1 per cento sul periodo precedente”, spiega via Nazionale. All’incremento hanno contribuito, “oltre a una nuova espansione dell’industria, anche l’avvio di un recupero nei servizi”. Se quest’anno il Pil salirà del 5,1%, nel biennio successivo la banca centrale stima una crescita al ritmo del 4,4 nel 2022 e del 2,3 nel 2023.

“In questo quadro il Pil tornerebbe sui livelli precedenti la crisi pandemica nella seconda metà del prossimo anno“, aggiunge Bankitalia, secondo cui i principali elementi di incertezza rispetto alle proiezioni di crescita sono legati “all’evoluzione della pandemia, che può influire su consumi e investimenti”, oltre che “alla modalità di attuazione dei progetti connessi con il Pnrr” e alla loro capacità di incidere anche sulla crescita potenziale, e “alla risposta dei consumatori alle riaperture dell’economia”.

Imprese e famiglie

L’attività industriale ha “continuato a crescere nel secondo trimestre, riportandosi sui livelli pre-pandemici”, spiega il Bollettino Economico. Anche “gli indicatori qualitativi più recenti sono coerenti con un’ulteriore espansione dell’attività nella manifattura“. Anche i consumi sono in ripresa, ma fra le famiglie italiane permane una propensione al risparmio.

“Le informazioni congiunturali più recenti segnalano una ripresa dei consumi nel secondo trimestre, favoriti dai progressi nelle vaccinazioni e dalla conseguente riduzione dei contagi e delle restrizioni alla mobilità”, segnala Bankitalia, che vede un clima di fiducia delle famiglie “decisamente migliorato in giugno, grazie a valutazioni molto favorevoli sia sulla situazione economica generale, sia sulle condizioni per l’acquisto di beni durevoli”. Al tempo stesso “la propensione al risparmio è nuovamente cresciuta, mantenendosi molto al di sopra dei livelli pre-pandemici (al 17,1 per cento)”.

L’occupazione

Altro punto nodale è quello del mercato del lavoro: nei primi mesi del 2021 l’occupazione in Italia è diminuita e a fine giugno sono ancora 270mila i posti di lavoro in meno rispetto a quelli che si sarebbero avuti in assenza della pandemia. Negli ultimi mesi, però, ci sono “segnali di miglioramento“, soprattutto “per la marcata crescita della componente a tempo determinato”. “Le attivazioni nette hanno notevolmente accelerato nel bimestre maggio-giugno, grazie alla ripresa dei servizi che ha sostenuto un parziale recupero dell’occupazione dei giovani e delle donne”.

L’impatto della rimozione dei provvedimenti di blocco dei licenziamenti sull’occupazione complessiva, aggiunge la Banca d’Italia, “viene in larga misura compensato dalle nuove assunzioni”. Nel prossimo triennio le ore lavorate aumenterebbero di oltre l’11 per cento, riportandosi alla fine del 2022 sui valori precedenti la pandemia. Anche il numero di occupati continuerebbe a espandersi nei prossimi trimestri, tornando al di sopra dei livelli pre-crisi entro i primi sei mesi del 2023. Il tasso di disoccupazione, previsto in aumento nel 2021 (al 10,5 per cento), si ridurrebbe in seguito, collocandosi al 9,9 per cento nel 2023″.

(Agi)

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