Perché l’Uefa ha un logo Lgbt+, ma non vuole lo stadio arcobaleno

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Il numero uno dell’associazione ha definito “populista” la richiesta di Monaco. Mentre l’Ue parla di “decisione incomprensibile”. Chi ha ragione?

La Commissione europea l’ha definita “una decisione incomprensibile”. Il governo francese ha espresso “rammarico”. E il Parlamento europeo esporrà una bandiera arcobaleno all’ingresso del suo edificio a Bruxelles. Tutti contro l’Uefa, rea di aver negato al Comune di Monaco di illuminare con i colori della bandiera Lgbtq+ il suo principale stadio, l’Allianz Arena, in occasione del match di Euro 2020 tra Germania e Ungheria. Critiche alle quali l’associazione che riunisce le federazioni calcistiche europee ha risposto pubblicando su sito e social il suo logo rivisto con le tonalità arcobaleno, perché, scrive in una nota, “l’arcobaleno è un simbolo che promuove tutto ciò in cui crediamo – una società più giusta ed egualitaria, tollerante verso tutti, indipendentemente dalla loro provenienza, credo, genere o orientamento sessuale”.

Ma allora perché l’Uefa ha respinto la richiesta di Monaco? “Alcune persone hanno interpretato come una scelta ‘politica’ la decisione della Uefa di rifiutare la richiesta”, si legge sempre nella nota: “Al contrario, è stata la richiesta a essere politica poiché legata alla presenza della nazionale ungherese nello stadio per la partita di questa sera con la Germania”. Ancora più duro il numero uno dell’associazione, Aleksander Ceferin, che definito populiste le iniziative come quella di Monaco, ribadendo che l’Uefa non è omofobica, ma al contempo “non può essere utilizzata come uno strumento dai politici”.

In effetti, la difesa di Ceferin si poggia su basi concrete. Quella di Monaco, infatti, non è una iniziativa generica contro l’omofobia, ma è dichiaratamente un atto di protesta contro un governo, quello ungherese di Viktor Orban. Come si legge nella mozione votata dal consiglio comunale della città tedesca, la richiesta di illuminare lo stadio con i colori arcobaleno è “un messaggio visibile di solidarietà alla comunità Lgbt in Ungheria, che sta soffrendo per la recente legislazione approvata dal governo ungherese. Questa legge rappresenta un nuovo punto basso nella privazione dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender, l’ultima di una serie di misure nel corso degli anni che costituiscono una restrizione sistematica dello stato di diritto e delle libertà fondamentali in Ungheria”.

La legge in questione è quella che vieta la promozione di teorie cosiddette gender tra i minori di 18 anni. Una legge contro cui si sono espressi ben 17 Stati membri dell’Ue, e che la cancelliera tedesca Angela Merkel ha definito “profondamente sbagliata”. La Commissione Ue, dal canto suo, ha annunciato provvedimenti contro Budapest, anche se a oggi mancano strumenti concreti perché Bruxelles possa fare rispettare i suoi principi nei Paesi membri. E’ un vuoto che si sta cercando di riempire con il cosiddetto meccanismo sullo stato di diritto, che nel concreto vuol dire dare alla Commissione Ue il potere di bloccare i fondi europei agli Stati che lo violano. Il meccanismo è arenato tra negoziati politici e ricorsi giudiziari. A decidere se è giusto sanzionare Budapest, per esempio, per la sua legge anti-Lgbt potrebbero essere i giudici Ue.

Questo breve excursus dà l’idea della complessità della vicenda. Una complessità “politica” dalla quale l’Uefa ha deciso di tirarsi fuori. E’ su questo che la decisione di non illuminare lo stadio con i colori arcobaleno andrebbe valutata: è giusto che un’associazione sportiva autorizzi una protesta politica contro una legge varata da un governo democraticamente eletto (per quanto lo stato di salute della sua democrazia non sia dei migliori)? E’ giusto che questa protesta avvenga in un luogo in cui i calciatori della Nazionale del Paese in questione affrontano una partita, tra l’altro di grande importanza, contro la Nazionale del Paese che ha promosso la protesta?

A ciascuno la sua valutazione. L’Uefa si è schierata da tempo, e non da ora, contro l’omofobia nel calcio. E nel match tra Germania e Ungheria il portiere della Nazionale tedesca indosserà una fascia da capitano con i colori dell’arcobaleno. Questa si’ autorizzata dall’Uefa.

(RomaToday)

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