Ddl Zan: Salvini apre al confronto, ma il Pd vuole garanzie sull’approdo in Aula

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Ben venga il tavolo chiesto dalla Lega, i dem ci saranno e lì chiederanno di fissare una data certa per l’inizio della discussione del provvedimento in assemblea a Palazzo Madama

Ben venga il tavolo chiesto dal relatore leghista del Ddl Zan, Andrea Ostellari. Il Partito Democratico ci sarà e lì chiarirà le sue condizioni. Ovvero: fissare una data certa per l’inizio della discussione del provvedimento in Aula. E’ questa la posizione del Partito Democratico al termine di una nuova giornata di braccio di ferro con la Lega sulla legge che si pone l’obiettivo di contrastare l’omotransfobia.

Tuttavia, prima ancora che il tavolo si riunisca – dovrebbe accadere, salvo sorprese, mercoledì prossimo – il leader della Lega anticipa alcuni temi: “L’attenzione va posta sulle definizioni nell’articolo 1, criticate da molti e che vanno modificate: non vogliamo che l’educazione gender entri nelle scuole, né possiamo tollerare restrizioni alla libertà di pensiero o parola. Sono contento che anche la Santa Sede abbia espresso dei dubbi. Come peraltro, da versanti diversi, hanno fatto esponenti femministe e della comunità Lgbt”.

E Salvini aggiunge: “Senza dialogo, i numeri non ci sono“. Parole che suonano come una sfida e un nuovo “buttare la palla in tribuna”, come spiegano fonti parlamentari dem. E allora arriva l’altolà del Nazareno: “Dopo gli atti, le parole e i comportamenti di ostruzionismo totale tenuti in questi mesi, è evidente che l’offerta di dialogo della Lega non è credibile. E’ solo un atteggiamento strumentale finalizzato a far impantanare il provvedimento. In ogni caso, la prima cosa da fare è votare l’approdo del Ddl Zan in Aula“, viene spiegato dal quartier generale dem: “L’ipotesi di arrivare a un testo condiviso diverso da quello che ha avuto il via libera della Camera è altamente improbabile. La strada maestra è approvare al Senato il testo così come è uscito dalla Camera, senza modifiche, senza riaprire alcun fronte”. Anche perchè, avvertono dal Pd: “Con i voti di Iv la maggioranza c’e‘”.

Una linea che viene esplicitata poco dopo dal segretario Enrico Letta, a Milano per incontrare il sindaco in corsa per la rielezione, Beppe Sala: “Secondo noi il ddl Zan così com’è costruito ha al suo interno tutte le componenti e tutte le garanzie, in questo momento la cosa migliore è andare in parlamento e ognuno dirà la sua. La nostra è di approvarlo così com’è”, sottolinea Letta per il quale “il Parlamento è il luogo del confronto, naturale e per definizione, quindi andiamo in Parlamento e lì ci confronteremo”, anche se i precedenti non sembrano incoraggianti: “Io penso che la Lega non sia credibile quando chiede tavoli e confronti perché la Lega su questo tema ha semplicemente cercato di affossare tutto fin dall’inizio, di fare solo e soltanto ostruzionismo”, chiosa Letta.

Una linea condivisa e concordata anche con i vertici dem a Palazzo Madama, come spiegano fonti Pd del Senato e come emerge anche dalle dichiarazioni: “La calendarizzazione in aula del ddl Zan per il 13 luglio, se sarà confermata dal voto dell’aula, chiude finalmente una fase, durata più di 6 mesi, di tattiche ostruzionistiche con l’obbiettivo di bloccare il percorso legislativo di una norma già approvata alla Camera”, spiega il vice capogruppo Pd, Franco Mirabelli.

Fissata l’aula e scongiurato il pericolo di un ostruzionismo infinito, siamo pronti a confrontarci nel merito per allargare il consenso sul ddl Zan senza stravolgerlo. Se davvero Ostellari vuole un ‘tavolo’ questo è il momento per convocarlo, noi ci saremo”, aggiunge Mirabelli. La palla deve dunque passare al Parlamento, dopo aver fissato una data precisa di arrivo del provvedimento in Aula. E d’altra parte, “ieri il presidente Draghi ha spiegato quale è la posizione del governo, che lascia al Parlamento la possibilità e la libertà di legiferare come è giusto che sia”, ricorda Malpezzi: “Chiediamo una data certa per l’aula per evitare l’ostruzionismo: voteremo in aula il 6 luglio per calendarizzare il testo perché finora non abbiamo visto volontà di discutere il provvedimento ma solo di bloccarlo”, conclude.

(Agi)

 

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