L’Arcigay: “Neppure per il divorzio e l’aborto il Vaticano era intervenuto come Stato”

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Piazzoni, segretario nazionale dell’Arcigay: non bastava l’ostruzionismo di Lega e Fratelli d’Italia. Ora contro la legge Zan contro l’omotransfobia è sceso in campo addirittura il Vaticano.

Fdi e Lega esultano. Il Pd, che ha promosso la legge, è molto prudente. Si dice pronto a trattare e a sciogliere eventuali nodi giuridici. Lei che cosa ne pensa?

Penso che sia accaduto qualcosa di inaudito, accusa il segretario nazionale dell’Arcigay rispondendo all’Agenzia SprayNews. In genere, in casi di questo genere, la Conferenza Episcopale Italiana esprime la sua posizione. E’ il parere di una confessione religiosa che, come tale, può essere accolto, non accolto e discusso dalla politica. In questo caso assistiamo a un salto di qualità. Il Vaticano è intervenuto non come religione, ma come Stato, sostenendo che la legge Zan viola il trattato in vigore fra l’Italia e la Città del Vaticano. E’ una iniziativa senza precedenti. Mai in 82 anni, dalla sottoscrizione del Concordato in poi, la Chiesa, o meglio il Vaticano, aveva fatto una simile contestazione allo Stato italiano e neppure, a pensarci bene, dalla proclamazione del Regno d’Italia. Non lo ha fatto per la legge sul divorzio. Non lo ha fatto per quella sull’aborto. Lo fa sulla legge contro l’omotransfobia. E’ un intervento a gamba tesa non di una confessione religiosa, ma di uno Stato straniero che dice all’Italia: “Se approvi questa legge così come è, violi il concordato che hai sottoscritto con noi”. Una reazione, quella del Vaticano, che ha chiaramente spiazzato tutti, sia l’arco costituzionale che la diplomazia.

Le reazioni sono state all’altezza di un Paese laico?

Io capisco lo spaesamento, ma constato che nessuno ha detto quello che c’era da dire su un’iniziativa assolutamente sopra le righe e fuori luogo. Tutti a sussurrare “ascolteremo, leggeremo…”. Almeno chi ha promosso la legge dovrebbe ribattere con maggior forza. Dovrebbe dire che l’intervento del Vaticano è inaccettabile anche perché interferisce con la sovranità di un Paese laico. E’ l’intervento di uno Stato che sfrutta un trattato nel tentativo di bloccare la legge di un altro Stato.

Ora che cosa accadrà? Quello lanciato dal Vaticano è un macigno troppo grande per una legge già nel mirino della contestazione politica?

La preoccupazione maturata in Vaticano aveva evidentemente superato il livello di guardia, quando hanno capito che, nonostante le difficoltà, il Senato avrebbe approvato la legge. A quel punto, hanno tentato la strada di una crisi diplomatica per sottrarre la legge Zan al Senato e spostarla nelle mani del Governo. Se si rischia una crisi istituzionale fra Stati sovrani, è scontato che il Parlamento, come organo legislativo, si debba fermare e che la competenza passi al Governo. Sappiamo tutti come è composta l’attuale maggioranza, che comprende partiti sia favorevoli sia contrari alla legge. Dubito, di conseguenza, che possa finir bene. Una mediazione su una legge simile è impossibile. Non si può mediare fra chi è favorevole alla discriminazione verso le persone omosessuali e chi non lo è. Temo che la prospettiva più probabile possa essere quella di una paralisi totale. Un’eventualità che probabilmente auspicano oltretevere. 

A livello personale e come rappresentante dei gay italiani, quale è in questo momento il suo stato d’animo?

Trovo molto violenta la strada percorsa dal Vaticano per affossare una legge sgradita. E non capisco neppure perché sia sgradita. Lo scopo della legge Zan è unicamente quello di proteggere le persone dalla violenza e dalla discriminazione. Non c’è nessun altro scopo. Non è una legge che dà diritti. Dà solo tutele, peraltro già previste dalla normativa per le discriminazioni a sfondo religioso e razziale. Si tratta di estender queste tutele all’orientamento sessuale. Non capisco e mi arrabbio. Perché sulle tutele a favore dell’omotransfobia si arriva a minacciare una crisi diplomatica fra due Stati contrapposti, come se fossero l’uno lo Stato del diavolo e l’altro dell’acqua santa. E’ una domanda a cui non riesco a trovare una risposta plausibile.

(Globalist)

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