Ddl Zan, Nichi Vendola: “La Chiesa deve chiedere perdono agli omosessuali”

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“Con Papa Francesco era cambiata l’aria, non capisco l’arretramento”. Parla Vendola che nel 1996 presentò la prima proposta di legge contro l’omofobia

 

“La Chiesa dovrebbe chiedere perdono agli omosessuali. Volendo ci si può leggere persino un lato ‘positivo’ in questo tentativo di intromissione: questo interesse non richiesto del Vaticano nei confronti dell’iter di approvazione della Legge Zan potrebbe sortire l’effetto contrario, e accelerare la discussione in Parlamento e nel paese”. Nichi Vendola, già presidente di Sinistra ecologia e libertà, ex presidente della regione Puglia, da deputato nel 1996 presentò la prima proposta di legge contro l’omofobia, mai approvata. Ora osserva: “Con Papa Francesco sembrava finito il tempo delle parole scagliate come pietre sul cammino di molti esseri umani e non capisco questo arretramento”.

Presidente Vendola, nel 1996 era il primo deputato dichiaratamente gay, ha presentato una proposta di legge contro l’omofobia finita con un nulla di fatto. Pensa che fallirà anche il tentativo che si sta facendo con il Disegno di legge Zan contro l’omotransfobia?

Sono passati 25 anni, un quarto di secolo, da quella mia prima proposta di legge. Io a quel tempo ero ancora una specie di alieno in un universo politico conformista e pavido, e alcune mie proposte di legge erano piccole bandiere piantate nel deserto. Oggi è cambiato molto, in tutte le democrazie del pianeta i diritti della comunità Lgbt sono conclamati e normati, e persino in Italia ci sono stati significativi avanzamenti sul terreno dei diritti civili. In tanti paesi, a noi molto vicini, ci sono leggi ancora più evolute sui diritti e questo non ha fatto crollare la civiltà come teorizzato da chi si oppone, anche da noi. Ora appare bizzarro che l’estensione delle aggravanti per i crimini d’odio all’omofobia o alla misoginia produca questo teatro dell’inquietudine, queste grida manzoniane alla deriva liberticida: e fa sorridere vedere la beata compagnia degli oscurantisti invocare la protezione della libertà. Io penso che incitare alla discriminazione e alla violenza sia un crimine e non una effervescente espressione di pluralismo. Penso che il magistero dell’odio e dell’intolleranza non sia una manifestazione del libero pensiero, ma una minaccia alla vita altrui. Mi auguro con tutto il cuore che il DDL Zan venga approvato al più presto.

Lei è cattolico, si aspettava questo intervento da parte del Vaticano, per il quale il Ddl Zan viola il Concordato, perché limiterebbe la libertà di espressione assicurata alla Chiesa? In particolare viene contestata la mancata esenzione delle scuole cattoliche dalle attività previste nella Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia.

Da credente non più praticante, in un universo pieno di praticanti non credenti, mi chiedo come possa la Chiesa, ancora oggi, non fare i conti con il dolore che ha causato nel corso dei secoli per il suo dogmatismo sessuofobico e omofobico, come possa tacere dei crimini commessi sotto le insegne della Santa Inquisizione contro le donne e contro gli omosessuali, come possa non fare i conti con gli effetti drammatici delle sue parole violente, dei suoi anatemi contro un pezzo di umanità viva. Dai roghi dei sodomiti fino alle famigerate “teorie riparative” la Chiesa è stata protagonista non di una “buona novella” ma di una novella crudele e mortifera. Con Papa Francesco sembrava finito il tempo delle parole scagliate come pietre sul cammino di molti esseri umani e non capisco questo arretramento. La Chiesa ha chiesto, tardivamente ma giustamente, perdono agli ebrei per la loro persecuzione organizzata anche dal cattolicesimo. Piuttosto che invocare, con un gesto superbo e anacronistico, il rispetto del Concordato, la Chiesa dovrebbe chiedere perdono agli omosessuali. E comunque, volendo, ci si può leggere persino un lato ‘positivo’ in questo tentativo di intromissione: questo interesse non richiesto del Vaticano nei confronti dell’iter di approvazione della Legge Zan potrebbe sortire l’effetto contrario, e accelerare la discussione in Parlamento e nel paese.

La preoccupazione della Chiesa è che la libertà di espressione venga compressa dalle nuove norme e che “non si possa più svolgere liberamente l’azione pastorale, educativa, sociale”. C’è un modo per far sì che la politica vada incontro alle richieste del Vaticano e viceversa?

Perché questa preoccupazione? Si ritiene che l’omofobia sia un contenuto educativo o una missione pastorale? Nel Ddl Zan non si chiede a nessuno di rinunciare ai propri convincimenti etici o religiosi, ma si chiede a tutti di rispettare le leggi che proteggono l’integrità psico-fisica e la dignità di tutti e di tutte. La libertà di espressione non è mai stata minacciata da questa legge e chi lo afferma vuole, in realtà, affossarla nel suo insieme. Io penso che all’ idea di civiltà che ha ispirato la Legge Zan non si può più rinunciare d’ora in poi. Mi pareva di aver trovato proprio nel Vangelo la migliore enunciazione del principio di laicità: a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.

Non teme a questo punto che la questione del Ddl non sia più parlamentare ma governativa?

Questo governo dell’emergenza, capace di mettere insieme tutti i populismi e tutte le oligarchie, non è stato ancora in grado di prendere la parola su un tema così divisivo nella sua stessa maggioranza. E meno male che il Presidente Draghi ha messo la firma al documento delle democrazie europee contro la deriva autoritaria e, appunto, omofoba, dell’Ungheria del fascista Orban. In ogni caso, tornando alla sua domanda: parlamentare o governativa poco importa, l’importante è la legge Zan diventi legge dello Stato.

Eppure il testo alla Camera era passato. Ora si è impantanato al Senato in uno scontro politico. L’intervento del Vaticano, secondo lei, ritarderà ancora di più i tempi?

La Camera dei Deputati ha già votato a maggioranza. Al Senato è in corso l’ostruzionismo della Lega, che impedisce il passaggio all’aula e al voto. Al netto della lettera del Vaticano, bisogna ribadire che è una certa politica ad aver frenato l’approvazione della legge sin qui. La destra italiana, ancora una volta, si conferma avanguardia della retroguardia. Sono sempre stati dall’altra parte della barricata: sul divorzio, sull’aborto, sulle unioni civili, sempre nemici delle libertà e dei diritti. La cosa grottesca è che si dichiarano liberali, rivendicano un amore smisurato per la libertà, e lo fanno ammirando Putin, Orban e Bolsonaro. Ed è la libertà di dire parole che sono solo slogan o bolle di sapone.

(Huffpost)

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