Le correnti del PD e le primarie nei municipi: chi vince, chi perde, chi tiene. La mappa del potere dem

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Fa discutere la sconfitta di Mazzei in VII. Perdono i big Miccoli e Argentin, piacciono i candidati che lavorano sul territorio. Ecco cosa è emerso dalle primarie nei municipi

“Ma come ha fatto Mazzei a perdere in VII municipio?”. Sono da poco passate le 13 del day after primarie romane. L’unico municipio in bilico viene assegnato grazie al voto on line che conferma quanto emerso dai gazebo: il candidato indipendente, Francesco Laddaga, batte l’uomo dell’Apparato, Carlo Mazzei, segretario del circolo San Giovanni, sostenuto dalla corrente più forte in zona, quella di Claudio Mancini. In pochi minuti la notizia rimbalza sui cellulari dem, lasciando tutti sorpresi.

Già, perché quella dell’Appio Tuscolano è la vera sorpresa delle primarie nei municipi. Non l’unica, certo, ma sicuramente quella che fa più rumore e provoca più chiacchiere. Sì, perché al VII la vittoria di Mazzei (e della corrente Mancini) era data da tutti per certa. Non c’erano solo gli ex dalemiani a sostenerlo. Con lui anche altri pezzi del partito, compresa una parte degli zingarettiani, quelli che fanno capo a Mario Ciarla.

È stata però l’altra parte della corrente del governatore a decidere, quella in capo a Massimiliano Valeriani che con i suoi voti ha ingrossato le fila dei sostenitori di Laddaga: areadem, tante associazioni e, secondo le malelingue, anche qualche infiltrato di centrodestra. Alla fine Laddaga ha vinto, andando a segnare uno dei trend emersi da queste primarie: il ridimensionamento degli ex dalemiani guidati da Claudio Mancini che perdono uno dei municipi da sempre loro punto di riferimento.

E quella dell’Appio Tuscolano non è stata l’unica sconfitta. Impressiona infatti la disfatta di Francesco Pieroni al III. Assessore zingarettiano della giunta Caudo, area Ciarla, Pieroni era sostenuto anche dai manciniani. Pezzi importanti del partito che però nulla hanno potuto contro l’onda di Paolo Marchionne che ha sfruttato il fortissimo traino del presidente uscente Caudo, ma anche i voti dell’altra ala zingarettiana, ovvero quella di Valeriani.

Quest’ultima, nelle chiacchiere e nelle chat del partito viene raccontata come la corrente vincitrice, capace di indirizzare le sfide più importanti. Come quella del V, dove Mauro Caliste, candidato vicino al consigliere regionale Eugenio Patanè, ha avuto la meglio su Stefano Veglianti, sul quale areadem e Pop, rispettivamente Michela Di Biase e Marta Bonafoni, si sono particolarmente spese. Voti decisivi anche ad Ostia, dove ha trionfato il medico Mario Falconi, portato da Giovanni Zannola e Valeria Baglio e sostenuto anche dal resto degli ex DS.

L’ascesa e la forza dell’area Valeriani nulla ha potuto però a Monteverde, dove l’ex deputato ed ex segretario cittadino Marco Miccoli provava a rilanciarsi. Ha però perso contro Elio Tomassetti, giovane candidato della corrente Mancini che proprio nel XII municipio ha la propria roccaforte.

Una sconfitta, quella di Miccoli, che si inserisce in un altro trend emerso chiaramente: i candidati dall’alto, pur conosciuti e capaci, piacciono meno di chi il territorio lo vive. Oltre a Miccoli, incassa la sconfitta, stavolta in misura ben più pesante, Ileana Argentin, spazzata via da Marco Della Porta vincente in tutti i circoli, soprattutto in quelli più periferici. Vince, ma non stravince al IX Titti Di Salvo, che pur sostenuta da praticamente l’intero PD non porta a casa tutti i circoli, finendo incalzata, quando non battuta, in quelli più periferici. Periferia dei municipi chiave del successo di Tomassetti al XII, dove decisivi sono stati i voti in più raccolti a Massimina, andati a compensare i successi di Miccoli nelle aree più centrali.

Tiene areadem che, sconfitta in V dove nel 2016 aveva espresso il candidato presidente, stravince in IV e XIV conquista il I, dove Lorenza Bonaccorsi, con la strada spianata dal ritiro dei rivali, ha battuto facilmente i candidati rimasti in gara. In XI, con Gianluca Lanzi, la corrente di Mario Ciarla, conferma i propri voti anche se l’assenza di contesa non fa capire la forza della corrente. Vince Sabrina Giuseppetti in XIII, sostenuta da Antonio Stampete e soprattutto dall’asse Ciarla-Mancini.

Proprio quest’asse tra ex DS rappresentava, nell’eterna guerra di correnti del PD, la vera novità di queste primarie. La corrente zingarettiana, solitamente unita, si è presentata in gran parte dei municipi divisa e questo ha cambiato alcuni poteri dati per scontati. Ricordiamo che nel PD romano si muovono, sei correnti: i dalemiani (guidati da Claudio Mancini), zingarettiani (divisi in queste primarie nell’area Ciarla e nell’area Valeriani), Giovani turchi (area Orfini), ex veltroniani e bettiniani, Franceschini (areadem) e base riformista.

La sconfitta nel VII e del III, la vittoria risicata in XII (roccaforte di solito terra di conquista ndr), ridimensionano la forza di questo nuovo asse e accendono più di qualche campanello d’allarme in vista delle elezioni e in particolare della composizione della lista per il Campidoglio. Qualcuno infatti ipotizzava anche la possibilità di fare le “doppie” coppie, fidandosi della forza dei propri gruppi. L’esito delle primarie nei municipi frena le ambizioni e preoccupa chi farà parte della lista: si dovrà sgomitare e non poco per ottenere le preferenze decisive per essere eletti, soprattutto se Roberto Gualtieri non dovesse diventare sindaco.

(RomaToday)

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