Contro i femminicidi l’inno in sardo di una generazione in un videoclip

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‘Cancion sin miedo’ della cantautrice messicana Vivir Quintana diventa la commovente ‘Chena Timire’ nella versione tradotta cantata dalle 14enni di una scuola del Sassarese per ricordare le donne uccise in Sardegna

‘Deo so (io sono, in sardo) Romina, Speranza, Rossella, Zdenka, Susanna, Michela’: lo gridano nel video ‘Chena Timire’ le ragazze delle terza F dell’istituto comprensivo ‘Grazia Deledda’ di Ozieri, nel Sassarese, citando i nomi delle donne vittime di femminicidio in Sardegna. Il videoclip, straordinariamente maturo e di forte impatto emotivo, è stato realizzato da alunne e alunni 14enni che hanno adattato in lingua sarda il brano ‘Cancion sin miedo’ della cantautrice messicana Vivir Quintana, diventato un inno internazionale di lotta culturale al femminicidio.

“Abbiamo creato una troupe vera e propria con un nome ’18 caddhos rujos’ (18 cavalli rossi) con un suo logo, anche questo realizzato dai ragazzi”, racconta all’AGI Alessandro Carta, regista e musicista, docente che ha curato il progetto. “Abbiamo lavorato sulla verità, dopo aver abbandonato l’idea di rappresentare nel videoclip delle scenette sul tema. L’obiettivo era trasferire un’emozione“. Un’emozione che avesse al centro il dolore e la delicatezza che i ragazzi di Ozieri conoscono.

Il ricordo di Romina, uccisa dall’ex

Nel video la telecamera indugia sui volti, sui loro sguardi e in alcuni casi sulle lacrime spontanee riprese nel corso dei lavori in classe, il tema è forte ed è sentito dai giovanissimi protagonisti del videoclip. Una loro compaesana Romina Meloni a 49 anni è stata uccisa dal suo ex nel 2019 a colpi di pistola: “I ragazzi conoscono il figlio di Romina e hanno affrontato il tema con sensibilità e delicatezza”, sottolinea il docente.

“Il videoclip è il risultato finale di un percorso inserito nella materia curricolare ‘Arte e immagine'”, spiega Carta. “Siamo partiti dal fatto che questa generazione è molto attratta dai videoclip senza, però, conoscere il lavoro che c’è dietro quel prodotto fatto da professionisti. Poi abbiamo scelto il tema del femminicidio”. Un percorso di ricerca interdisciplinare, con la collaborazione dei docenti Maria Paola Maieli e Mario Cola, ha guidato i ragazzi alla conoscenza storica del fenomeno e della condizione femminile nella società, con lo studio dei movimenti che a livello mondiale si sono battuti e ancora si battono per la lotta contro la violenza di genere. I ragazzi si sono confrontati anche in dibattiti.

“Più ci mettono paura, più ci crescono le ali” (Nos ponent tramentu, nos creschent sas alas) “Se ne toccano una, rispondiamo tutte” (Si toccant a una, respondimus totu) sono i passaggi centrali del brano che i ragazzi cantano con una potenza scenica inaspettata a soli 14 anni: “Abbiamo lavorato sulla verità artistica e sulla costruzione dell’intenzione dentro di sé”, aggiunge Carta. “Gli sguardi delle ragazze mentre cantano parole così importanti sono potenti e veri”. Nessuna velleità di popolarità nei loro atteggiamenti.

“È un lavoro scolastico”, precisa il regista, “e non abbiamo mai pensato di farlo percheé diventasse qualcosa di diverso da questo”. Intanto il video ha già ricevuto apprezzamento da alcune associazioni nazionali che si occupano di temi come la violenza di genere e la condizione femminile e in pochi giorni ha raggiunto circa 16 mila visualizzazioni su YouTube. Commuove e sa di manifesto di una generazione ascoltare “Che si senta forte: vogliamo rimanere vive” (Chi s’intendat forte: nos cherimus vivas), cantato con convinzione e forza, in piedi e con il braccio verso il cielo, da giovanissimi ragazzi e ragazze dietro il proprio banco di scuola.

(Agi)

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