Primarie centrosinistra a Roma, vince Gualtieri con il 62 per cento: «Onorato della fiducia, ora al lavoro»

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Secondo Giovanni Caudo, presidente del III Municipio, al 15 % 
seguito da Imma Battaglia (7),
Paolo Ciani (6,3),
Stefano Fassina (5),
Tobia Zevi (2,8) e
Cristina Grancio (1,1).

Hanno votato in 45 mila, superando il risultato del 2016 (43 mila)

 

Il dem Roberto Gualtieri ha vinto le primarie di centrosinistra con il 62 per cento dei consensi: è il risultato parziale, arrivato in tarda serata, quando i seggi scrutinati sono 42 su 187, ovvero il 25 per cento. L’ex ministro dell’Economia, che correrà da sindaco alle prossime amministrative, ha staccato di netto gli altri competitor: Giovanni Caudo, presidente del III Municipio, si è piazzato secondo al 15,1 per cento, seguito da Imma Battaglia (Liberare Roma) al 7,2 per cento, Palo Ciani (Demos) al 6,3 per cento, Stefano Fassina (Si) al 5 per cento, Tobia Zevi al 2,8 per cento e Cristina Grancio all’1,1 per cento. «Una bellissima giornata di democrazia – le parole di Gualtieri subito dopo la vittoria – . Sono onorato della fiducia che mi è stata accordata».

Scongiurato il rischio della scarsa affluenza: alle consultazioni hanno partecipato in 45 mila, superando i 43 mila del 2016. La giornata afosa non ha dissuaso gli elettori, in coda ai gazebo fin dal mattino. I timori per un crollo della partecipazione si sono dissolti quando, alle 13, si sono raggiunti i 23 mila votanti (altri 3 mila sulla piattaforma online) e tra gli organizzatori ha iniziato a diffondersi un cauto ottimismo (alle 19 sono cresciuti a 37 mila). Gualtieri, tra i primi a votare al seggio in piazza di Donna Olimpia (in fila a Monteverde anche il regista Nanni Moretti), si è detto subito entusiasta dell’adesione «straordinaria», nonostante il caldo e l’attesa per la partita degli Europei di calcio tra Italia e Galles all’Olimpico. In piazza Mazzini ha barrato la scheda il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, che su Twitter ha augurato «buon voto a tutti», per ringraziare poi i romani ed esortare a fare tutti squadra con il vincitore. Alle 17 in piazza di Santa Maria Liberatrice, a Testaccio, è arrivato anche il segretario nazionale del Pd, Enrico Letta che, con la vittoria di Gualtieri ormai certa, ha esultato per il «successo». Si è invece astenuto dal commentare le frecciate di Carlo Calenda, che con la sua candidatura civica rischia di sottrarre voti al centrosinistra. Alle 9 il leader di Azione ha postato sui social il fac simile della scheda elettorale sulla quale era riportato soltanto il nome di Gualtieri segnato con una X: «Alla voce primarie aperte. Un vero esercizio di democrazia». Ma il leader del Nazareno ha preferito non raccogliere la provocazione: «Oggi (ieri, ndr) non ci sono polemiche da fare, bisogna solo essere contenti. Non sentirete da me una sola parola polemica».

Meno facile arginare i malumori interni alla coalizione per il modello di scheda pubblicato, tra gli altri, sulla pagina Facebook del Pd Roma. Nei commenti Imma Battaglia ha espresso tutta la sua rabbia: «Se oscurare gli altri nomi è il vostro modo, alzo le mani. Ma voi dovreste vergognarvi! Questo post è totalmente manipolatorio e non riporta la verità, oltre a manifestare l’arroganza politica di un partito che non vuole, ancora una volta, mettersi in discussione. Siamo in sette e la vostra censura è inqualificabile». Critico anche Caudo, che ha scritto: «Arrivano notizie di comportamenti sospetti in alcuni seggi, frutto forse anche di disorganizzazione. Il mio auspicio è che tutte le fasi del voto si svolgano secondo le regole e i principi di lealtà». Le segnalazioni, un paio arrivate dalla zona di Centocelle, hanno sollevato dubbi sul voto degli stranieri. Già nel 2013 – a lanciare l’alert era stata Cristiana Alicata, nella direzione regionale del Pd Lazio – si erano registrate analoghe proteste per alcuni rom «infiltrati» alle primarie. Ma Letta ha subito chiarito: «Nessuno sconquasso interno. Quando un risultato è meno scontato si dice che c’è uno sconquasso, quando è meno combattuto si dice “vergogna, è tutto già deciso”».

(Corriere della Sera)

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