Mix di vaccini e Open day: ecco cosa ne pensano gli esperti

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Gli ultimi pareri raccolti: dall’assessore alla Sanità laziale D’Amato al presidente di Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, passando per l’immunologo Forni e il farmacologo Rasi

 

Sono i principali temi di discussione di questi giorni: tutto nasce dai casi di trombosi in seguito ad AstraZeneca, e alla morte della 18enne Camilla Canepa.
Dopo questi avvenimenti, sono stati messi in discussione gli Open Day, a cui la ragazza aveva partecipato, e consigliata una seconda dose diversa per chi si era sottoposto alla prima dose di astraZeneca.
Gli esperti si sono esposti, comunicando quale sia il loro punto di vista.
“Ma quale disallineati! Innanzitutto la questione non è tanto chiara”.
È risoluto l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato, a proposito delle decisioni assunte dal ministero della Salute sulla vaccinazione eterologa, e in un’intervista precisa: “Il Lazio non vuole imboccare una strada alternativa. Anche perché “siamo stati i primi a rispondere ai piani vaccinali. Ogni giorno immunizziamo circa 64 mila cittadini”.

Quindi dice D’Amato, “non solo siamo stati coerenti con le strategie nazionali, ma il ritmo delle somministrazioni non è rallentato neppure quando altrove gli appuntamenti saltavano per il diffondersi della paura sugli episodi di trombosi”. Il punto, semmai, è che “vogliamo siano dissipati tutti i dubbi”, ad esempio sul fatto che “la circolare del ministero e la determina di Aifa sono discordanti”.

Secondo l’assessore “la prima è perentoria, la seconda è possibilista, basta leggere bene l’articolo 2: non esclude che il medico possa decidere in scienza e coscienza quale tipo di vaccino somministrare avvalendosi del meccanismo dell’off label”, prescrizione per altro non contenuta nel bugiardino.

Conclude D’Alessio: “L’obbligo è un errore. La via più efficace è quella della persuasione. Non siamo nell’esercito dove bisogna rispettare gli ordini” e “al primo posto va messo il raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo posti, immunizzare la popolazione nel più breve tempo possibile”.

“La vaccinazione eterologa è la protezione migliore”- Lo assicura Guido Forni, accademico dei Lincei, immunologo dell’Università di Torino, tra i maggiori esperti italiani di vaccini.
E il motivo è che “si usa da sempre negli esperimenti sugli animali e garantisce ottime risposte immunitarie”, tant’è che rispetto agli uomini “i sistemi immunitari non sono così distanti, comunque i vaccini antinfluenzali funzionano con dosi diverse”, sostiene Forni.

E all’obiezione che manchi uno studio ampio in materia, Forni ribatte: “Ma ce ne sono alcuni con centinaia di casi molto positivi. Poi c’è un equivoco: si pensa che i vaccini siano farmaci, per cui averne un secondo analogo non sia valido, ma si tratta di esercizi per il sistema immunitario, per cui è meglio che avvengano con tecnologie diverse”.

“Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia, ma non sa quel che trova”- È questa la posizione ufficiale di Nino Cartabellotta, medico e presidente della Fondazione Gimbe di Bologna, rispetto al tema che riguarda il mix o cocktail di vaccini anti-Covid. Che sulla vaccinazione eterologa aggiunge: “Non fare più AstraZeneca sotto i 60 anni è condivisibile, ma ci sono alcuni problemi”.

“La circolare del ministero impone un vaccino a mRna come seconda dose, però la determina Aifa in Gazzetta Ufficiale parla di possibilità. Occorre una nota congiunta di ministero e Aifa per chiarire” mentre “la legge 648 prevede il consenso informato, che lascia la libertà di decisione al paziente. Non può essere il medico a rimanere col cerino in mano”, conclude il presidente Gimbe.

“Il vaccino è un farmaco e la vaccinazione un atto medico, impone un’anamnesi” – È il pensiero di Guido Rasi, ex presidente dell’Ema, secondo cui ne deriva che “l’Open Day deve svolgersi secondo questo assunto”.
Perciò “chi lo ha fatto con la prenotazione, l’anamnesi e utilizzando le raccomandazione dell’Aifa, ha fatto una cosa ottima.”

“Chi l’ha trasformato in un happening con assembramento, senza anamnesi, dando un vaccino che Aifa non aveva raccomandato, ha sbagliato”.
E conclude: “Le autorità italiane possono aver difettato nella comunicazione, ma stanno seguendo ciò che Ema ha indicato. Un rischio infinitesimale va corso quando è logico e lo era fino a 20 giorni fa. Ora non lo è più. La questione è tutta qui”.

(Globalist)

 

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