Il fatto. «Un diritto»: Strasburgo esalta l’aborto

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Al voto dell’Europarlamento la risoluzione Matic che condanna l’obiezione e la «disinformazione» di chi critica

L’aborto come diritto umano nel quadro dei «diritti alla salute sessuale e riproduttiva», con un frontale attacco all’obiezione di coscienza e alla «disinformazione». È decisamente forte la bozza di risoluzione che con ogni probabilità verrà approvata il 23 giugno dalla plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo. Una risoluzione preparata dal socialdemocratico croato Pedrag Fred Matic, e già votata l’11 maggio con vasta maggioranza in sede di Commissione per i diritti delle donne e la parità di genere: 27 sì, 6 no e un astenuto.

Per la cronaca, a favore (salvo un solo voto contrario) sono stati i Popolari (tra cui l’italiana Isabella Adinolfi, ex M5S), i liberali di Renew (tra cui l’italiano Marco Zullo, anche lui ex M5S), i Socialisti e democratici (tra cui l’italiana Pina Picierno), i Verdi e la Sinistra. Contrari il gruppo Identità e democrazia (tra cui le leghiste Simona Baldassarre e Isabella Tovaglieri) e i Conservatori (salvo un astenuto). Secondo varie fonti parlamentari, è altamente improbabile che in plenaria possano esserci sorprese, come invece accadde con la Risoluzione Estrela, dai contenuti analoghi, bocciata in aula nel 2013. Ormai anche il grosso del Ppe è schierato in questa direzione (inclusi 6-7 dei 10 membri italiani del gruppo), e così tutto il centrosinistra. Anche nella delegazione del Pd (parte del gruppo dei Socialisti e democratici), falcidiata alle europee del 2019, si è ridotto all’osso il drappello di eurodeputati di ispirazione cattolica.

Va comunque sottolineato che si tratta di una risoluzione che non è giuridicamente vincolante. Oltretutto le cure sanitarie sono di stretta competenza nazionale. Sul tavolo, comunque, questioni importanti come il diritto e l’accesso a servizi sanitari sicuri e giusti per le donne, ad esempio nell’ambito della maternità. Il documento, però, va ben oltre: «I diritti alla salute sessuale e riproduttiva – sostiene la risoluzione – sono diritti umani e devono esser rispettati dagli Stati membri», e questo per il testo include a pieno titolo l’aborto (cosa che invece non è contemplata in alcun testo internazionale).

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Come ogni anno, arriva all’esame dell’aula il rapporto sui diritti sessuali e riproduttivi Con alcune novità

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La bozza di risoluzione prevede che l’interruzione di gravidanza non possa conoscere alcun limite come «diritto»

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L’«identità di genere» deve essere liberamente scelta e insegnata a scuola. I testi «riflettano la diversità»

«Quel che preoccupa e richiede una forte risposta dell’Ue – si legge nella dichiarazione esplicativa allegata alla risoluzione – è l’evidente passo indietro nei diritti delle donne, in cui il diritto a un aborto sicuro e legale è un elemento chiave sotto attacco». Il rapporto lamenta le barriere all’interruzione di gravidanza come «violazione dei diritti alla salute sessuale e riproduttiva», puntando il dito contro la «cosiddetta» obiezione di coscienza. La quale, si legge nel documento, piuttosto «deve essere affrontata come negazione di assistenza medica». Il Parlamento – si legge nella bozza di risoluzione – «invita gli Stati membri a rivedere le loro legislazioni nazionali sull’aborto e adeguarle agli standard internazionali dei diritti umani», e questo «assicurando che l’aborto sia legale».

E ancora: il Parlamento «ricorda che un totale divieto di assistenza all’aborto o il rifiuto di fornirla è una forma di violenza basata sul genere». Nella dichiarazione esplicativa si denuncia inoltre «il crescente numero di deliberate campagne di disinformazione» con l’obiettivo di «impedire l’accesso delle donne all’aborto », un passaggio che può far pensare al desiderio di mettere a tacere chi si oppone. Oltre all’aborto, si chiede che la definizione dell’infertilità, con il relativo accesso ai sistemi per affrontarla, includa «la realtà delle donne lesbiche e bisessuali, nonché di persone transgender e coppie omosessuali ». E si dà per assodata come un fatto – mentre anche per la scienza è controverso – l’idea dell’«identità di genere» liberamente scelta a prescindere dal sesso biologico, che secondo la risoluzione deve essere insegnata nelle scuole: i testi di studio «devono riflettere la diversità degli orientamenti sessuali, le identità di genere, le espressioni e le caratteristiche sessuali per controbattere la disinformazione basata sugli stereotipi».

«Colpisce l’aggressività culturale di questa risoluzione – commenta Massimiliano Salini (Forza Italia), tra i pochi nel gruppo dei Popolari decisamente contrari al testo –, che si rivela estremistica e ideologica ». Salini esprime «profonda delusione» per la posizione del Ppe che sta «indebolendo» la sua tradizionale linea a favore della difesa della vita. Due membri della Commissione parlamentare appartenenti al gruppo dei Conservatori – la spagnola Margarita de la Pisa Carrión ( Vox) e la polacca Jadwiga Wisniewska (PiS) – hanno fatto mettere a verbale una posizione di minoranza in cui parlano di «manipolazione ideologica dei diritti umani ». E Vincenzo Bassi, presidente della Fafce (la Federazione europea delle associazioni cattoliche della famiglia) parla di «rivendicazioni fondate più su luoghi comuni e ideologia che su realtà e buon senso ». Per Bassi il problema per le donne in Europa, ben più dell’accesso «ai cosiddetti diritti riproduttivi », è il sostegno alla maternità.

(Avvenire)

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