Azzurri da applausi anche nella seconda gara dell’Europeo: la doppietta di Locatelli e il gol di Immobile valgono la qualificazione con un turno d’anticipo

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La regola del tre ci porta agli ottavi con una partita di anticipo. Dopo il tris calato sul tavolo turco, arriva anche quello alla Svizzera e l’Italia può vantarsi di essere la prima qualificata per la fase a eliminazione diretta di questo Europeo.

Erano bastati i primi novanta minuti per chiarire, e chiarirci, che non era possibile nascondersi. Che questo torneo andava azzannato con il morso vigoroso di chi è a digiuno da (troppi) anni, e condotto a carte scoperte, con un’ambizione dichiarata ma sempre dentro il recinto della consapevolezza senza invadere quello della presunzione. Ora che ne sono passati centottanta, l’Italia ha superato anche il secondo livello dimostrandosi capace di ripetersi, spesso la cosa più difficile nel pallone. In questo gruppo dove non ci sono santoni ma un grande collettivo, stavolta la passerella se la prende Locatelli, autore di una doppietta – la prima in azzurro, ma anche in carriera – che, molto banalmente, ha il sapore inebriante della favola. Sì, certo, Manuel vola e ci fa volare, ma i numeri collettivi sono sempre più impressionanti: 29° risultato utile consecutivo (a un gradino dal primato di Pozzo), decima vittoria di fila e decima partita senza subire gol (l’ultima volta era accaduto tra novembre ’89 e giugno ’90). No, non possiamo più nasconderci e la forza di questo gruppo sarà l’antidoto più forte quando incontreremo avversari imbottiti di fenomeni.

LE SCELTE

Mancini aveva soltanto un dubbio in vista di questa sfida, e per quello che si è capito ne è stato tormentato a lungo. L’ha sciolto soltanto nelle ultime ore prima del match: corsia destra a Di Lorenzo e non a Toloi, un ballottaggio animato da mille riflessioni nella testa del c.t., soprattutto di fronte allo spettacolo d’arte varia di cui è capace Embolo, come ha già avuto modo di constatare il Galles. L’ha spuntata Di Lorenzo, più percussore di fascia perché alla fine – ancora una volta – ha prevalso la filosofia con cui Mancini ha costruito questo gruppo: le partite vanno aggredite, questa è un’Italia che deve continuare a correre in avanti. Coerenza. Il resto è stato un copia incolla del primo atto, con Spinazzola dall’altro lato, Barella e Locatelli ai fianchi di Jorginho (Verratti ancora in tribuna) e il tridente Berardi-Immobile-Insigne. Anche Petkovic, nonostante i travagli logistici, ha messo da parte qualsiasi tentazione di turnover e ha confermato in blocco il 3-4-1-2 della sua Svizzera con Freuler e Xhaka interni, e Shaqiri dietro il tandem Seferovic-Embolo.

L’ARTE DELLA PAZIENZA

Tandem che però nei primi 45 non è pervenuto, smarrito tra le linee azzurre che hanno chiuso linee di passaggio e potenziali corridoi di inserimento. In realtà la Svizzera ha provato a imprimere al match un copione diverso dalle attese, con un avvio coraggioso e di personalità nella nostra metà campo. La prova di ardimento è durata lo spazio di cinque minuti, peraltro senza inquietare Donnarumma, e poi l’inerzia della sfida si è spostata secondo previsioni. L’Italia ha guadagnato metro su metro minuto dopo minuto, togliendo ossigeno alle idee di Xhaka in mediana e Shaqiri sulla trequarti, e ha iniziato a macinare gioco a ridosso dell’area svizzera. Ancora una volta la testa d’ariete capace di aprire brecce importanti è stato Spinazzola, che ha complicato parecchio la serata di Mbabu in fascia. Ma, come con la Turchia, c’è stato bisogno di ricorrere nuovamente alla virtù della pazienza per scardinare un altro muro. La Svizzera, schiacciata negli ultimi venti metri, si è compattata in blocco. Immobile ha spedito alto di testa da buona posizione, poi al minuto 19 l’urlo di gioia è rientrato nella gola di Chiellini dopo l’intervento del Var, che ha segnalato all’arbitro Karasev una mano del capitano prima del tocco vincente. Prove generali comunque, anche se la partita è stata guastata dall’uscita per infortunio proprio di Chiellini (dentro Acerbi). Al 26’ la partita si è sbloccata, nel segno del… Sassuolo. Protagonista assoluto Locatelli, che ha avviato l’azione con una pregiata apertura di prima per Berardi: sgommata prepotente a destra con tanti saluti a Rodriguez e cross basso per l’inserimento perfetto di Manuel.

SOGNI

Il vantaggio, come ormai d’abitudine, non ha minimamente variato l’atteggiamento degli azzurri, che hanno proseguito nel pressing alto, continuo, asfissiante, impedendo alla Svizzera la possibilità di qualsiasi ragionamento. E, soprattutto, ottenendo il prezioso risultato di evitare pericoli a Donnarumma. La ripresa è iniziata con Gavranovic al posto di Seferovic, mossa uccisa nella culla dal raddoppio di Locatelli. Stavolta l’esibizione si è concretizzata in un sinistro dalla distanza (difesa svizzera colpevole di avergli lasciato tutto il tempo di prendere la mira) terminato nell’angolino. La notte dei sogni. A quel punto, con la partita ben indirizzata, c’è stato un legittimo calo di tensione che ha portato al primo intervento di Donnarumma. Una doppia parata su Zuber (complicata la prima), giusto per ricordare a tutti che quando in fase difensiva non funziona qualcosa, c’è ancora lui a difendere efficacemente il fortino. Al 25’ da segnalare la mossa tattica di Mancini: fuori Insigne e Berardi, dentro Chiesa e Toloi e passaggio alla difesa a tre pura, con Chiesa a supporto di Immobile. Soluzione interessante e produttiva, che ha mandato alla conclusione – fuori misura – il 17 azzurro un paio di volte. A pochi giri di orologio dal fischio finale Ciro è riuscito a prendere la mira, infilando la porta svizzera dalla distanza con la complicità di Sommer, goffo nel tentativo di smanacciare via il pallone. Tre a zero, ottavi in tasca e domenica l’ultimo atto del girone contro il Galles. Attenzione ai passi falsi: il primo posto nel girone è ancora da assegnare.

(Gazzetta dello Sport)

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