Bruno Bruni, Sindaco di Manziana, risponde a L’agone sulla questione “responsabilità dei Sindaci”

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Il caso del Primo cittadino di Crema, indagata dopo che in un asilo nido comunale un bimbo è rimasto con le dita schiacciate in una porta tagliafuoco, è solo l’ultimo degli episodi che riguardano amministratori locali, Sindaci in particolare, che finiscono, ormai per qualsiasi motivo, sotto accusa da magistratura penale, civile e, ancor più spesso, contabile. Ma se il caso del Sindaco Bonaldi probabilmente non avrà ripercussioni sulla fedina penale dell’amministratore lombardo, ben diversi i recenti esiti di procedimenti penali relativi ad altri amministratori (quello della Sindaca di Torino Appendino il più famoso) che hanno pagato per colpe difficilmente imputabili a chi dovrebbe essere giudicato per la linea politico-amministrativa dell’ente che rappresenta o per reati direttamente imputabili a propri comportamenti o azioni.

L’agone ha deciso di parlarne con i Sindaci del comprensorio, ponendo alcune domande.

Sindaco, qualche esempio concreto?

Gli esempi sarebbero infiniti. La figura del Sindaco è la più vicina ai Cittadini e come tale viene vista e percepita dalla collettività come la responsabile di buona parte di ciò che non funziona. Basti pensare a quanto accaduto con la pandemia: un Sindaco è formalmente l’autorità sanitaria locale ed in quanto tale dall’oggi al domani si è trovato a fare fronte ad una situazione nuova per tutti ma per la quale lui poteva essere chiamato in causa direttamente e personalmente con eventuali ripercussioni penali. Se a questo aspetto poi si affianca il problema dell’assenza di disponibilità di Segretari Comunali, il cui numero è decisamente sottodimensionato rispetto alle reali esigenze, è evidente che il Sindaco, nel mare delle norme che cambiano in continuazione, si muove ogni giorno in una camera di cristalli e se riesce a farlo senza “fare danni” è solo grazie al suo impegno e alla cosiddetta gestione “del buon padre di famiglia”

E il caso di Crema?

Il caso di Crema è uno dei tanti esempi concreti di qualcosa che evidentemente non funziona. Un Sindaco non è onnipotente e neanche onnisciente. Non può ricevere un avviso di garanzia perché un bimbo purtroppo si è schiacciato le manine (fortunatamente senza gravi ripercussioni!) in una porta tagliafuoco in una scuola comunale! Non serve un gran giro di parole per spiegare che questo stato di fatti è assurdo oltre che inefficace ed inefficiente.

Adesso, come d’abitudine in Italia, parleranno avvocati e giudici, con un conseguente carico di stress per la mia collega e per la sua famiglia e, aspetto da non sottovalutare, con un esborso di soldi ed uno spreco di tempo che investono indirettamente l’Amministrazione comunale e con essa l’intera comunità e quindi tutti noi Cittadini.
In Italia purtroppo si sono create una serie A ed una serie B degli “Amministratori”: nella prima giocano i Parlamentari che godono di immunità e di tutele altissime nell’espletamento delle proprie funzioni. Nella seconda invece ci sono i Sindaci, lasciati soli a cercare di porre rimedio e trovare soluzioni a problemi concreti, dovendo fare i conti con l’assenza di risorse economiche finanziare ed i tempi biblici della burocrazia.

Un mio collega tempo fa mi disse: se non hai almeno un avviso di garanzia non sei nessuno. Ecco. Finché sarà questa la realtà, significa che non siamo stati ancora capaci di fare quel salto culturale necessario per garantire davvero a tutti la possibilità di avvicinarsi alla gestione della “cosa pubblica”.

È per questo che nessuno vuole più farlo?

Assumere la carica di Sindaco non è un gioco ma una enorme responsabilità, oltre che un grande onore. Prima ancora di sapere il risultato delle prime elezioni con cui i Manzianesi mi scelsero come Sindaco, presi da parte la mia famiglia e gli dissi che, in caso di vittoria, molto sarebbe cambiato nelle nostre vite. Guardandoli negli occhi usai queste parole “dobbiamo prepararci a tutto ma sappiate che qualsiasi cosa accadrà, non dovrete mai dubitare della mia onestà”.
Se una persona mi chiedesse perché ho fatto il Sindaco e perché ho scelto di ricandidarmi una seconda volta la risposta sarebbe per me semplice: fin da ragazzo ho amato la politica (fui nominato per la prima volta consigliere comunale a 21 anni!) e con essa l’idea di potere agire concretamente per cambiare la realtà. A questo si è da sempre affiancato il mio amore smodato per il paese nel quale sono nato e cresciuto.

Ecco, per ricoprire un ruolo come questo serve tanta passione, l’unico elemento capace di fare scalare l’enorme montagna delle responsabilità e fare vedere i tanti stimoli, le occasioni di crescita e le soddisfazioni che ci sono. Ricordo qualche tempo fa quando partecipai alle celebrazioni del 2 giugno prendendo parte insieme ad altri colleghi Sindaci e su iniziativa dell’Anci alla sfilata in Via dei Fori Imperiali a Roma: quella responsabilità di rappresentare il mio paese la sento ancora addosso a distanza di anni e non nego che, oggi come allora, mi emoziona, così come l’esecuzione dell’inno nazionale durante le celebrazioni del 4 novembre! Ecco, il ruolo del Sindaco probabilmente è tutto racchiuso in quel brivido!

Come se ne esce Sindaco?

E’ necessaria una riforma: se, come è giusto che sia, qualunque Cittadino, nel rispetto della normativa vigente, può diventare Sindaco deve esserci un sistema che sia capace di tutelarlo. Altrimenti il rischio è che, soprattutto nelle grandi Città, ad impegnarsi pubblicamente possano essere solamente persone che abbiano interessi a farlo. La politica deve riscoprire il suo ruolo sociale: la politica non si rifugge, la politica si fa. E per farla servono competenze, passione e una serenità che permetta di non vedere il marcio ovunque, ovviamente sempre nel rispetto della legge e del ruolo di servitore delle Stato che ogni carica pubblica porta con sé.

Si ricandiderebbe Sindaco?

Sono al mio secondo mandato e, pure volendo, come previsto dalla Legge, non potrei ricandidarmi. Quindi dall’alto di queste mie esperienze posso solo dare consigli: fare il Sindaco ti toglie il sonno ma ti regala l’occasione di dare un contributo sincero e concreto alla Cittadinanza che si ha l’onore e l’onere di rappresentare. Il lavoro fatto potrà essere apprezzato o meno ma certamente, se portato a termine con il massimo impegno, con slancio ed onestà, rimarrà a servizio della Comunità ed andrà ben oltre il mandato portato a termine. Volendo semplificare: un Sindaco disegna la Storia del suo paese… cosa chiedere di più?

Bruno Bruni

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