3 Dicembre, 2022
spot_imgspot_img

Terra dei fuochi. Ercolano, l’isola ecologica tra i rifiuti tossici

A San Vito, nel Parco nazionale del Vesuvio, il Comune ha deciso di realizzarla fra cinque o sei discariche legali e illegali mai bonificate, la gente protesta

 

E’ diventato il mantra del sindaco e della giunta da un mese: “Servirà a riqualificare la zona”. Cioè San Vito, periferia di Ercolano, dove la camorra fa i suoi comodi da una vita, dove si sversano centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti urbani, speciali, pericolosi e tossici almeno da quarant’anni e che non è stata mai bonificata. Zona anche “di protezione speciale”, nel Parco nazionale del Vesuvio, alle sue pendici. E come verrà riqualificata, secondo i governanti locali? Con un’isola ecologica.

Tanto che, appunto, il primo cittadino, Ciro Buonajuto, lo ripete spesso: l’isola “riqualificherà” la zona. Lo stesso sindaco che quattro anni fa disse come “il sequestro di una enorme discarica illegale (sempre a San Vito, ndr) e i risultati emersi dalle analisi rappresentino una realtà inquietante per il nostro territorio”. Sempre a proposito: sindaco e giunta nel dicembre 2019 s’erano impegnati a far diventare la zona un’area verde attrezzata e chissà cosa ha fatto tanto radicalmente cambiare idea, nel giro d’appena un anno e mezzo.

Per capire meglio, questa zona nemmeno ha una rete fognaria. In compenso l’isola ecologica nascerà a 350 metri in linea d’aria dalla discarica illegale di Cava Fiengo e a 400 dal suo ampliamento altrettanto illegale. A 500 metri da Cava Montone, altra discarica illegale, e a 400 da Cava Formicola, ennesima discarica illegale in un fazzoletto di terreno. A 300 metri dalla discarica D’Agostino, a 300 metri dalla megadiscarica Ammendola-Formisano e 400 dal suo ampliamento e a 400 metri da via Castelluccio, strada che da anni è una specie d’immondezzaio a cielo aperto. E già nel 1988 furono ritrovati “rifiuti tossici sul Vesuvio”: sarebbe a dire in questa zona, come scrissero i giornali dell’epoca. Discariche oltre tutto oggetto d’inchieste giudiziarie, sopralluoghi delle Commissioni sulle ecomafie locali e parlamentari e fino a qualche anno fa di ripetuti scavi delle forze dell’ordine.

Ma se di suo risulta incomprensibile solo pensare di realizzare un’isola ecologica sopra i rifiuti tossici e nel loro bel mezzo, a metterci tutto il resto appena descritto diventa per questa gente impossibile da mandar giù. Ad esempio, ancora, il sito è un ex cementificio, confiscato alla camorra, in un posto mozzafiato, affacciato sul golfo di Napoli e su una sorta di splendida terrazza panoramica naturale: location decisamente più da villaggio turistico che da rifiuti.

Fra l’altro la delibera della giunta (approvata il 24 aprile scorso) rischia seriamente d’essere impugnata dall’Ente Parco nazionale del Vesuvio. Delibera di cui l’Ente è “venuto a conoscenza a mezzo stampa” e che “non è agli atti di questa amministrazione”, come ieri ha messo nero su bianco in risposta a un’associazione. Insomma, lo scivolone dell’amministrazione comunale non sembra di poco conto, visto che sempre l’Ente Parco ricorda nella sua risposta che “qualsiasi intervento, progetto e/o attività necessita del rilascio preventivo obbligatorio del nulla osta” da parte dello stesso Ente. Che evidentemente il Comune nemmeno ha… pensato di chiedere.

Così i problemi e i timori della gente, qui, crescono, sono molti e anche per altro. Per questo si sta mobilitando e protesta contro la decisone del Comune. E per questo, proprio sul luogo dove nascerà l’isola ecologica, è venuto tre settimane fa a pregare l’arcivescovo di Napoli, monsignor Mimmo Battaglia.

(Avvenire)

Ultimi articoli