Teresa Pasquali, Sindaca di Vejano, risponde a L’agone sulla questione “responsabilità dei Sindaci”

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Il caso del Primo cittadino di Crema, indagata dopo che in un asilo nido comunale un bimbo è rimasto con le dita schiacciate in una porta tagliafuoco, è solo l’ultimo degli episodi che riguardano amministratori locali, Sindaci in particolare, che finiscono, ormai per qualsiasi motivo, sotto accusa da magistratura penale, civile e, ancor più spesso, contabile. Ma se il caso del Sindaco Bonaldi probabilmente non avrà ripercussioni sulla fedina penale dell’amministratore lombardo, ben diversi i recenti esiti di procedimenti penali relativi ad altri amministratori (quello della Sindaca di Torino Appendino il più famoso) che hanno pagato per colpe difficilmente imputabili a chi dovrebbe essere giudicato per la linea politico-amministrativa dell’ente che rappresenta o per reati direttamente imputabili a propri comportamenti o azioni.

L’agone ha deciso di parlarne con i Sindaci del comprensorio, ponendo alcune domande.

Sindaco, qualche esempio concreto?

Effettivamente, i Sindaci sono ormai sottoposti a responsabilità oggettivamente esasperate, onnicomprensive! In aggiunta, la pandemia ha addirittura offerto nuovi profili di attenzione: basti pensare al controllo e all’obbligo di far rispettare delle norme emanate di volta in volta per arginare il rischio Covid. Inoltre, adesso che arriva l’estate, sarà ancora più difficile contenere spazi utilizzabili e quantità di persone, ad esempio per le feste di paese (seppur ridotte).

E il caso di Crema?

Poi, certamente, ogni caso deve essere valutato singolarmente. L’episodio di Crema è paradossale, è impensabile che la catena di responsabilità arrivi ad una  ‘causa prima’ così distante e disarticolata rispetto all’episodio finale.

È per questo che nessuno vuole più farlo?

Certo, fare il Sindaco comporta fatica fisica e mentale, spesso è un detrimento economico, e sempre con la spada di Damocle dell’avviso di garanzia. Ma la passione civile è e deve essere più forte dei nostri timori, occorre avere coraggio ed impegnarci a fare al meglio il nostro lavoro di sindaci.

Come se ne esce Sindaco?

Dal punto di vista normativo, invece, ritengo ormai improcrastinabile una riforma sulla carica di sindaco, che vada a riflettere e aggiornare il suo status, a partire dall’appannaggio mensile, ad un sistema di garanzia e di maggior chiarezza sui procedimenti e dell’accertamento di responsabilità ab exordium.

Si ricandiderebbe Sindaco?

Per quanto mi riguarda, non esiterei neanche un attimo a ricandidarmi, perché tanto è l’entusiasmo e non temo la fatica, né il rischio Non vorrei, però, che figurare come sprezzo del pericolo, ovviamente. Deriva da attenta analisi e dalle conseguenti valutazioni che ho fatto prima di proporre la mia candidatura alla carica di sindaco, per cui ho deciso che lo spirito e la volontà concorrano a superare i disagi, le difficoltà da affrontare e tutti i perigli che possano frammettersi nel corso dell’operato amministrativo.

Teresa Pasquali

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