I gattopardi toscani vogliono quotare anche l’oro blu

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Privatizzazioni. Avviato un progetto che nei piani dell’egemone Pd locale e dei renziani di Italia Viva porterà a creare una multiutility regionale dei servizi pubblici.

Si oppongono i Movimenti per l’acqua, Sinistra italiana, Rifondazione e le liste di cittadinanza: “Tutto cambia perché nulla cambi, l’operazione è propedeutica alla quotazione in borsa”.

Massimo Torelli di Firenze città aperta: “Niente di nuovo sotto il sole, qui la ripartenza del sindaco Nardella è nel segno di un sfrenato neoliberismo”.

Scottato dal (prevedibile) esito della spa mista pubblico-privata del gas Toscana Energia, finita regolarmente nelle mani dei privati di Italgas dopo che alcuni comuni destroleghisti hanno fatto cassa vendendo le loro quote, l’egemone Pd toscano sta cercando di correre ai ripari. Con una manovra gattopardesca, la Regione guidata da Eugenio Giani, in linea con le indicazioni del governo, ha avviato un’operazione che nei piani del Pd e dei renziani di Italia Viva dovrebbe portare alla creazione di una multiutility toscana dei servizi pubblici, che accorpi le aziende di gestione di acqua e rifiuti, e cerchi di recuperare il gas oggi perduto. “Considero questo passaggio – ha dettato Giani in accordo con i principali sindaci dem toscani, Dario Nardella in testa – un momento decisivo per una nuova fase della gestione dei servizi pubblici”.
Come primo passo, in questi giorni i comuni di Firenze, Prato e dell’Empolese Valdelsa, tutti saldamente a guida Pd-Iv, hanno votato il conferimento ad una nuova società, pubblica, delle loro quote in Publiacqua spa, che fino alla scadenza della concessione nel 2024 manterrà comunque saldamente il bastone del comando. Così anche le spa pubblico-private in altri quattro “Ambiti territoriali ottimali”, gli Ato, che hanno concessioni per Acea o Suez di durata ancor maggiore, dal 2027 fino al 2030. Tutte e cinque con il balzello del 7% annuo per “remunerare” il capitale privato, fattore che fa della Toscana la regione dove già oggi l’acqua costa (molto) più che nel resto della penisola.
Subito comunque i Movimenti toscani per l’acqua pubblica, i consiglieri comunali di Sinistra italiana, Rifondazione comunista e delle liste di cittadinanza come Firenze città aperta di opposizione al tandem Pd-Iv, oltre ad alcuni sindaci di piccoli comuni, hanno denunciato quello che sta accadendo: “Sono state fatte delibere a detta degli stessi amministratori immodificabili – spiega il consigliere fiorentino Dmitrji Palagi – quindi come fosse un obbligo di semplice presa d’atto dei consigli comunali, presentate di corsa, con tempi contingentati e senza alcuna effettiva consultazione pubblica”.
Nel merito il giudizio dei Movimenti per l’acqua pubblica, analogo a quello di Si e Prc, è senza appello: “Come scritto e dichiarato l’operazione è propedeutica alla quotazione in borsa della futura multiutility, all’elevazione all’ennesima potenza delle logiche di mercato e del profitto, e società di gestione che restano di diritto privato: si scrive esplicitamente in delibera che nelle tariffe non si turberà ‘il prezzo di mercato’, ragionando sugli accantonamenti dei dividendi e degli utili. Insomma, tutto cambia perché nulla cambi. Calpestando la volontà popolare espressa con il referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua del 2011”.
Di fronte alla supposta “governance pubblica” sbandierata da Giani, anche in Cgil si è critici: “Si deve puntare alla ripubblicizzazione per quanto riguarda il servizio idrico integrato – osserva il segretario regionale Maurizio Brotini – in coerenza con il referendum, e mettendo in sicurezza la risorsa, con i 2,5 miliardi di euro di risorse Ue chiesti dalla Regione”.
“Nulla di nuovo sotto il sole – tira le somme Massimo Torelli di Firenze città aperta – basta guardare a questa città. Il sindaco Nardella diceva di voler bloccare l’espansione alberghiera e invece ha autorizzato un numero impressionante di alberghi, student hotel e strutture ricettive. Diceva che c’era il problema della rendita, ma la nostra proposta di limitazione dei costi degli affitti in centro, per evitare che decine di attività chiudessero, è stata bocciata in commissione da Pd e Lega, ‘perché il mercato si autoregola’. Per non parlare del recupero dell’ex caserma di Costa San Giorgio, con il 91% di funzione turistico-ricettiva in un complesso storico-architettonico monumentale a ridosso di Palazzo Pitti e del giardino di Boboli”.

(Il Manifesto)

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