I primi passi dell’Europarlamento verso la normalità

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A Strasburgo, all’interno di uno dei luoghi simbolo dell’Europa, sono cambiati gli argomenti delle rapide conversazioni internazionali fra gli habitués delle plenarie: salute, vaccini, test, e “come sei arrivato fin qui, come riparti”. 

Il 9 giugno è stato il giorno in cui la Francia ha ricominciato a uscire la sera: lo slittamento dell’inizio del coprifuoco dalle 21 alle 23 ha consentito a milioni di persone di concedersi una serata fuori, ai tavolini di un bar o di un ristorante senza mascherina; da quel giorno, poi, chi arriva dall’estero e dimostra di essere vaccinato (anche con il richiamo) da due settimane non deve neanche portare il risultato negativo di un test, cosa necessaria per tutti fino al giorno prima.

Quella sera a Strasburgo un forte temporale non ha impedito a migliaia di persone di godersi la serata sotto gli ombrelloni che proteggono i tavolini sui marciapiedi della città alsaziana che appena due giorni prima aveva ritrovato l’appuntamento mensile con il Parlamento europeo, dopo 15 mesi di lavori “online”.

È vero che le rigide misure anti-covid stabilite ancora sulla mobilità in molti Paesi e anche all’interno della sede istituzionale hanno permesso la partecipazione in presenza di poco più della metà degli eletti, 356 su 705, pochissimi assistenti e giornalisti, e insomma il labirintico palazzo che ospita l’assemblea una settimana al mese appariva vuoto e un po’ spettrale. I presenti erano però piuttosto soddisfatti: un po’ come negli scenari fantascientifici da “day after”, è stato comunque importante rivedersi, sorridersi con gli occhi, salutarsi a colpi di gomiti e nocche delle dita.

Sono cambiati gli argomenti delle rapide conversazioni internazionali fra gli habitués delle plenarie: salute, vaccini, test, e “come sei arrivato fin qui, come riparti”. Perché dopo mesi e mesi di mobilità bloccata, il fatto di tornare a muoversi è quello che più interessa in un ambiente di viaggiatori abituali.

Aeroporti, stazioni, controlli: tutte cose scontate fino all’inizio della pandemia, ora invece oggetto di curiosità e scambi di informazioni. “Per lo scalo ad Amsterdam serve il Pcr? L’autodichiarazione l’hai compilata? Hai visto che controllano i passaporti anche fra Paesi Schengen?”.

Gli aeroporti continuano ad essere luoghi poco frequentati, e l’irritazione per le lunghe code ai controlli dei tempi dei week end “low cost” pre-Covid è un lontano ricordo. Ora la speranza dei “frequent flyers” è che il “certificato digitale” approvato proprio in questi giorni a Strasburgo, sarà un nuovo passo verso la normalità.

In un’intervista all’AGI durante la plenaria, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha lanciato l’idea che anche i Paesi vicini, per esempio tutti quelli extra Ue che si affacciano sul Mediterraneo, possano presto adottarlo: probabilmente pensava anche agli Stati Uniti, che solo recentemente hanno accettato di concedere la reciprocità di aprire le frontiere ai viaggiatori provenienti dall’Europa.

(Agi)

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