L’italia deferita alla Corte di giustizia europea. La motivazione? Mancato rispetto della direttiva europea sulla potabilità dell’acqua.

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Sono dieci anni che il comitato Non ce la beviamo, denuncia insieme ai Medici per l’Ambiente,  la pericolosità della presenza di arsenico e di altre sostanze tossiche nelle acque del territorio della Tuscia.

E’  scandalosa l’inerzia  dei nostri amministratori  locali , Sindaci in primo luogo, che, in qualità di massime autorità per la salute pubblica sul territorio, hanno lasciato correre senza porre la dovuta attenzione ai danni alla salute dei cittadini e non hanno coinvolto   le Istituzioni superiori per raggiungere una soluzione.

La Regione, dopo tre anni di finanziamento per la manutenzione dei dearsenificatori ha abbandonato il territorio a se stesso e,  paradossalmente,  oggi vengono messi sotto accusa  proprio quei sei Comuni della Tuscia che non hanno ricevuto mai un euro di finanziamento,  perché non avevano ceduto il servizio a  Talete Spa.

Ma perchè vi risulta che a Viterbo , dove c’è  Talete Spa che fa pagare l’acqua come champagne , i cittadini bevono l’acqua del rubinetto?  Il problema è molto più complesso di quello che si vuol far apparire. I valori di arsenico nell’acqua sono molto alti in tutta la provincia.

Viterbo stessa si avvicina ai limiti, con zone che spesso  riportano 9/10 microgrammi /litro., quando l’Istituto Superiore di Sanità classifica l’arsenico come un cancerogeno certo che dovrebbe essere completamente assente nell’acqua.

Poi si dovrebbe affrontare anche l’argomento del sistema dei controlli dell’acqua,  inefficaci perché poco frequenti, e  pertanto incapaci di generare fiducia  da parte dei cittadini sulla salubrità dell’acqua.

Questa è una problematica che coinvolge molti aspetti , da quello ambientale a quello sanitario e in quanto tale va affrontata nella sua interezza. Quindi, anche sulla base dei risultati degli studi epidemiologici effettuati sulla popolazione della Tuscia , occorre un controllo sanitario serrato con monitoraggi sui cittadini.  Per questo riteniamo che tutte le Istituzioni , dal Comune alla Regione fino alle Istituzioni Nazionali si debbano prendere carico di questa vicenda.

I nostri Amministratori locali sono stati capaci solo di aumentare le tariffe facendo pagare tutto ai cittadini:  l’acqua delle bollette e quella che si compra al supermercato ma soprattutto e a caro prezzo la salute.

E’ paradossale che sia spettato  a questo Comitato il compito di avviare una interlocuzione con i Presidenti della Comm.ne Ambiente in Senato e con  l’Assessore della Comm.ne Ambiente in  Regione per affrontare  questo problema.   Abbiamo chiesto l’intervento di tutte le Istituzioni e pretendiamo  i doverosi finanziamenti pubblici perchè l’inquinamento ambientale,  va finanziato con la fiscalità generale, come normalmente avviene in tutte le analoghe  situazioni.

Doveva intervenire  l’Unione Europea per capire che si tratta di una emergenza sanitaria ?

Pretendiamo subito una soluzione, è già troppo tardi!

Valori medi nell’anno 2020 di arsenico nell’acqua dei 60 comuni della provincia.

Comitato ‘NON CE LA BEVIAMO’

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