Letta frena sulla federazione: “Partecipazione, non assemblaggio di gruppi dirigenti”

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Il segretario del Pd sulle Agorà democratiche: “Voglio costruire un campo largo ma non su presupposti politicisti”

 

La proposta di Calenda di costruire un campo larghissimo per contrastare la destra xenofoba ha scatenato reazioni nel centrosinistra.

Questa aggregazione di forze fa il paio con quella proposta da Salvini e Tajani.

Su queste parole è intervenuto, il segretario del Pd Letta, che non esclude un allargamento a forze diverse, ma frena sui partecipanti.

“Quello che faremo è su nostra iniziativa, non perché lo sta facendo il centrodestra, per costruire un centrosinistra nuovo, più largo, a partire da un grande spazio di partecipazione, le Agorà democratiche”.

Enrico Letta frena il dibattito che si è aperto in parte del Pd -con sfumature diverse- sull’ipotesi di una federazione di centrosinistra da Calenda e Renzi a Bersani e i Verdi.

Il segretario vede la costruzione di un campo “più largo” che passa dalla “partecipazione, non un processo politicista con un assemblaggio di gruppi dirigenti”.

Il grosso dei dem tace. C’è Enrico Borghi della segreteria Pd che avverte: “Il centrosinistra non deve commettere l’errore di cadere nel gioco degli specchi. Ciò che noi dobbiamo costruire non è una fumosa e non precisa federazione, quanto invece una coalizione con una chiara vocazione di governo, con un programma sinceramente europeista”.

Eppure il tema viene rilanciato anche oggi dal coordinatore dei sindaci Pd, Matteo Ricci, che a Repubblica spiega come la proposta della federazione sia “largamente condivisa” tra gli amministratori dem.

“E’ una scommessa obbligata se vogliamo essere competitivi alle prossime politiche. Competitivi anche rispetto al M5S di Conte”, aggiunge Ricci.

“Io credo nella alleanza con i 5 Stelle di Conte, vorrei però che il Pd fosse il partito-guida di un’alleanza giallo-rossa. Quindi alleati, ma con una federazione dei riformisti che sia maggioritaria”.

Con il segretario Enrico Letta “ne parleremo sicuramente nel prossimo coordinamento politico del Partito Democratico”

Ma le sfumature nel Pd sono diverse. Se l’area Orlando vede con favore una ricomposizione a sinistra con Articolo Uno di Bersani e Speranza, il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, guarda al centro.

“Le scissioni in particolare Matteo Renzi e Carlo Calenda, secondo me sono state delle sconfitte per il Pd, e hanno indebolito la componente riformista del partito”.

Una posizione rilanciata da Andrea Marcucci: “Il Pd inizi a ragionarne con l’area piu’ liberal, penso ad Azione, ad Italia Viva, a Più Europa, a Base Italia di Marco Bentivogli, poi certamente anche agli ambientalisti”.

Se ne è discusso ieri in una iniziativa a Milano e oggi Beppe Sala ci torna sopra: “Dobbiamo reagire a trovare formule nuove per competere. Essendo il Pd il cardine del centrosinistra deve essere affiancato da altre anime riformiste”.

Un orizzonte diverso dall’alleanza Pd-Cinque stelle? “Lì c’è un domandone sui Cinque Stelle. Sono in mezzo al fiume, da che parte attraccheranno? Vediamo se Conte li traghetta in uno spazio di centrosinistra riformista”.

Quanto ai potenziali partner, per il momento le reazioni sono poche.

Dalle parti di Articolo Uno si commenta: “Sembra più un dibattito giornalistico che altro…”. Mentre da Italia Viva, Ettore Rosato puntualizza: “Non c’è nessuna federazione che noi possiamo fare con i 5 stelle e comunque adesso occupiamoci dei problemi della ripresa economica che sono la vera agenda degli italiani

(Globalist)

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