Eni-Nigeria, i giudici: “Pm nascosero video a favore degli imputati

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Pubblicate le motivazioni della sentenza di assoluzione: “Irrituale richiesta su Amara”

 

“Risulta incomprensibile la scelta del Pubblico Ministero di non depositare fra gli atti del procedimento un documento che, portando alla luce l’uso strumentale che Vincenzo Armanna intendeva fare delle proprie dichiarazioni e della auspicata conseguente attivazione dell’autorità inquirente, reca straordinari elementi a favore degli imputati”. Lo scrive il Tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui ha assolto tutti gli imputati per il caso Eni/Shell-Nigeria compreso Armanna, ex manager licenziato dalla compagnia petrolifera italiana, poi diventato grande accusatore e valorizzato per le sue dichiarazioni dai pm.

Nel video, che risale al luglio 2014 e di cui parlano i giudici, è registrato un incontro tra l’ex manager Eni Vincenzo Armanna, ‘grande accusatore’ valorizzato dai pm, e l’ex legale esterno di Eni Piero Amara. Il Tribunale, come si legge nelle motivazioni, “non condivide l’interpretazione banalizzante del documento” da parte della Procura, perché quel video, invece, “consente di apprezzare la volontà di Armanna di ricattare i vertici Eni lasciando chiaramente intendere a Piero Amara che le sue dichiarazioni accusatorie avrebbero potuto essere modulate da eventuali accordi, facendo un chiaro riferimento a Descalzi e, più in generale” ad altri dirigenti. Gli stessi giudici non condividono nemmeno l’impostazione dei pm milanesi che hanno visto nella successiva ritrattazione di Armanna un “elemento a carico di Descalzi, il quale”, secondo questa tesi dei pm, “avrebbe tentato di condizionare le dichiarazioni accusatorie di Armanna tramite Piero Amara e Claudio Granata”, capo del personale Eni.

Un passaggio poi su Piero Amara, l’ex consulente Eni arrestato ieri a Potenza in un’inchiesta che riguarda l’ex Ilva in amministrazione straordinaria. Usano solo poche parole parlando di “evidente irritualità della richiesta” che imporrebbe “valutazioni che non competono a questo Tribunale”, i giudici del processo sul caso Eni-Shell/Nigeria per ‘replicare’ alla Procura di Milano che tentò di valorizzare le dichiarazioni di Piero Amara, che aveva gettato un’ombra sugli stessi giudici parlando di “interferenze da parte della difesa Eni”. Lo si legge nelle motivazioni di 482 pagine. L’aggiunto De Pasquale e il pm Spadaro, infatti, il 5 febbraio 2020 chiesero ai giudici di sentire Amara, dopo che avevano inviato quelle dichiarazioni a Brescia, dove fu aperto e archiviato un fascicolo.

(Huffpost)

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