Alessandro Bettarelli, Sindaco di Canale Monterano, risponde a L’agone sulla questione “responsabilità dei Sindaci”

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Il caso del Primo cittadino di Crema, indagata dopo che in un asilo nido comunale un bimbo è rimasto con le dita schiacciate in una porta tagliafuoco, è solo l’ultimo degli episodi che riguardano amministratori locali,

Sindaci in particolare, che finiscono, ormai per qualsiasi motivo, sotto accusa da magistratura penale, civile e, ancor più spesso, contabile. Ma se il caso del Sindaco Bonaldi probabilmente non avrà ripercussioni sulla fedina penale dell’amministratore lombardo, ben diversi i recenti esiti di procedimenti penali relativi ad altri amministratori (quello della Sindaca di Torino Appendino il più famoso) che hanno pagato per colpe difficilmente imputabili a chi dovrebbe essere giudicato per la linea politico-amministrativa dell’ente che rappresenta o per reati direttamente imputabili a propri comportamenti o azioni.

L’agone ha deciso di parlarne con i Sindaci del comprensorio, partendo dal Primo Cittadino di Canale Monterano, il dott. Alessandro Bettarelli.

“Un grazie a L’agone che apre finalmente la discussione su un tema spesso sottaciuto. Finalmente anche l’opinione pubblica si sta accorgendo di cosa è diventato il ‘mestiere più bello del mondo’. I Sindaci lo vanno dicendo in tutte le sedi preposte da qualche anno, ma fino ad oggi nessuna risposta è arrivata da chi doveva. E non mi riferisco alla Magistratura, che applica le leggi che ha a disposizione, ma al Legislatore, ossia alla politica con la ‘p’ maiuscola, che ha girato sugli amministratori locali responsabilità che, evidentemente, centri di interesse e potere più forti e organizzati non volevano avere.”

Sindaco, qualche esempio concreto?

“Circa 1.500 Comuni in Italia sono sprovvisti di Segretario Comunale. Canale Monterano lo ha avuto a disposizione per due anni e mezzo su cinque e per soli due giorni e mezzo a settimana.   Poi solo ‘scavalchi’, ossia un Segretario (che ringrazio) che viene a fare solo Giunte e Consigli. E questo perché l’Albo dei Segretari è sottodimensionato e sempre più spesso i Segretari rientrano al Ministero o sono impiegati in altre amministrazioni statali. Risultato: non è più il Sindaco a scegliere il Segretario Comunale, ma il Segretario a scegliersi il Comune più comodo e quando si stufa, prende e se ne va, consapevole che un altro Comune comunque lo trova.”

E il caso di Crema?

“Tipico esempio di quanto ormai il Sindaco sia considerato il capro espiatorio per tutto quanto succede in Comune. Dagli eventi catastrofici imprevedibili al cane randagio è il Sindaco a rispondere di eventuali danni provocati a cose o persone. Al Sindaco vengono conferite le tutele per un bambino o un anziano, al Sindaco si manda il conto se c’è un danno erariale in Comune, sempre al Sindaco è chiesto di emettere e far pagare le tasse (Imu, Add. Irpef, Tari, Cosap, Icp, etc.) dopo che lo Stato negli ultimi anni ha progressivamente tagliato i trasferimenti. È il Sindaco ad assicurare le norme di safety e security in una manifestazione pubblica o a garantire sull’idoneità di un immobile pubblico, è sempre lui a fare un TSO o un’ordinanza sanitaria in caso di pericolo di salute pubblica. Specialmente nella prima fase del Covid-19 i Sindaci hanno rappresentato la prima linea difensiva, insieme con medici di base, operatori sanitari e volontari di Protezione Civile e Croce Rossa. Eppure qualcuno si è trovato a dover giustificare di fronte ad un magistrato le proprie scelte, mentre neanche gli esperti in Tv ci capivano qualcosa.”

È per questo che nessuno vuole più farlo?

“Al Sindaco viene spesso detto ‘hai voluto la bicicletta…’, ma negli ultimi anni alla bicicletta sono stati tolti progressivamente i freni, sgonfiate le ruote e tolta anche la sella. In un sistema caotico, ultra burocratizzato e sindacalizzato come quello dei Comuni, il Sindaco ormai è visto come un grande parafulmine con cui prendersela, come se i vari livello di controllo e amministrazione esistenti abbiano poche o nulle responsabilità. Oggi il Sindaco deve ricontrollare tutto ciò che esce dal Comune o viceversa prendersene la responsabilità. Un caso che dovrebbe far riflettere è quello recente sulla targa dedicata a Carlo Azeglio Ciampi a Roma. In una società privata sarebbe stato licenziato l’impiegato che ha ordinato e ritirato la targa senza controllare il testo, in un Comune la colpa si dà al Sindaco. Che tra l’altro quell’impiegato non può nemmeno licenziarlo…”

Come se ne esce Sindaco?

“Gli amministratori comunali sono i rappresentanti dei cittadini, servitori e autorità dello Stato e volontari civici che spesso lavorano 15 ore al giorno per un’indennità che nei piccoli comuni è di poche centinaia di euro al mese, soldi sufficienti a pagarsi l’assicurazione ed evitare di vendersi casa se qualcosa va storto durante il mandato. Quale padre, sapendo come stanno le cose, consiglierebbe al figlio di impegnarsi come amministratore pubblico? Per poi ritrovarsi a 40 anni senza lavoro e senza contributi pensionistici? Se le cose non cambieranno a impegnarsi nei Comuni rimarranno i furbi, i ladri e i disperati. E senza i Comuni verrà giù tutta l’impalcatura dello Stato, dai servizi sociali alla riscossione delle tasse. Il Legislatore deve quindi ridare urgentemente al ruolo tutele e strumenti, semplificando in primis la burocrazia comunale.  Per ora si è parlato solo di aumento d’indennità e terzo mandato, ma i problemi sono altri. Si possono anche mandare in pensione gli impiegati con ‘Quota cento’, ma se poi per assumere devi fare i tripli salti mortali succede, com’è successo in tutta Italia, che gli uffici si svuotano e gli atti devono scriverli gli amministratori. I Sindaci non vogliono né più soldi, né il terzo mandato: vogliono poter fare quello per cui sono stati eletti senza dover rimanere svegli la notte per i pensieri e le preoccupazioni.”

Si ricandiderebbe Sindaco?

“Con tutti i problemi che comporta, fare l’amministratore locale rimane il mestiere più bello del mondo. Fare il Sindaco ti sequestra 7 giorni su 7, 24 ore al giorno, ma per i cittadini rappresenti quello che deve risolvere i problemi o rendere reali le loro speranze. Il tutto in un mondo in cui ognuno si sente in diritto di farti la lezione su qualsiasi cosa, sapendone spesso zero. Ho la fortuna di vivere in una Comunità, quella canalese, in cui mettersi a disposizione per gli altri è ancora un’attività diffusa e apprezzata e le soddisfazioni che ritornano sono enormi, soprattutto se capisci che fare il Sindaco non vuol dire fare il padrone del Comune, ma far sì che la Comunità conviva nel migliore dei modi in un percorso di crescita e solidarietà.”

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