Redistribuzione dei migranti, l’Ue nemmeno ne parla

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Consiglio dei ministri degli Interni a Lussemburgo: è stallo in vista del summit di Draghi e gli altri leader a fine giugno

I ministri degli Interni dell’Ue riuniti oggi a Lussemburgo non hanno nemmeno toccato l’argomento ‘relocations’ quando hanno aperto il dossier immigrazione.

Nulla o pochissimo si muove in Europa in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 giugno che dovrebbe affrontare l’argomento come punto ufficiale all’ordine del giorno, come chiesto da Mario Draghi all’ultimo summit dei leader a Bruxelles. “Non si è discusso di redistribuzione” dei migranti, dice al termine della riunione lussemburghese la Commissaria Ue Ylva Johansson. Resta dunque senza risposte la richiesta reiterata oggi dal club dei cinque paesi mediterranei – Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta – di una maggiore “solidarietà” sull’immigrazione dall’Africa. I cinque hanno anche compiuto una mossa di ‘riconciliazione’ ritirando la loro riserva in merito al nuovo regolamento sull’Easo, l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, “abbandonando la logica dell’accordo su tutto o accordo su nulla”. Niente da fare, nonostante Johansson definisca la mossa come “importante” per raggiungere un accordo sul nuovo Patto sull’immigrazione.

Ma l’accordo a 27 su questo testo presentato dalla Commissione a settembre e rimasto lettera morta, un testo che propone agli Stati che non vogliono accogliere di occuparsi di rimpatri, non è dietro l’angolo, in vista del Consiglio di fine giugno. Oggi la Germania ha rilanciato sulla questione dei movimenti secondari dei migranti nell’Ue, lamentandosi del fatto che “dalla Grecia ogni giorno ne arrivano 400: basta”. Con Berlino, altri cinque Stati dell’area Schengen: Francia, Lussemburgo, Belgio, Paesi Bassi e Svizzera.

La dimensione esterna del problema, la sua dimensione mediterranea, come chiede l’Italia, non viene riconosciuta come degna di un trattamento a parte. L’ultimo Consiglio europeo Affari interni della presidenza portoghese, tenutosi oggi a Lussemburgo appunto, non fa progressi su questo punto. Johansson si limita a parlare della necessità di rafforzare gli accordi con Libia e Tunisia, paesi che la Commissaria ha visitato di recente. Per il resto, la commissaria difende il fatto che non si stia procedendo con celerità, problema complesso e metafora discutibile: “Non si può mangiare l’elefante in un solo morso”.

Ma Johansson ha modo anche di sottolineare che “sono aumentati gli arrivi irregolari anche in Lituania, dalla Bielorussia, l’immigrazione non è solo un problema del sud, solidarietà a Vilnius…”. Un modo per non fare del Mediterraneo un caso a parte, un modo per non assegnare una specificità di trattamento ai paesi affacciati sul mare che separa l’Europa dall’Africa, che vivono da vicino naufragi e arrivi sulle coste sud.

I Paesi Ue del Mediterrano, i cosiddetti Med5 – Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta – scrivono una lettera alla presidenza di turno portoghese per sbloccare lo stallo sulle trattative sul regolamento dell’Agenzia europea per l’asilo (Easo). La novità è che per la prima volta provano a superare l’approccio ‘a pacchetto’ sul nuovo Patto sulla migrazione, presentato dalla Commissione Ue a settembre. Insomma, non si va più avanti secondo la logica ‘del niente è concordato fino a quando tutto è concordato’. Una mossa che il ministro dell’Interno portoghese, Eduardo Cabrita, saluta come “un grande successo”, spiegando che a questo punto c’è un “accordo politico di principio” sull’Easo.

Ma il risultato è magro. Non è questa la priorità italiana. La priorità è dare più forza alla rotta centrale del Mediterraneo, anche in considerazione di quanto l’Ue ha fatto finora per la rotta orientale, firmando il patto con Erdogan (6 miliardi), voluto da Angela Merkel, per fermare gli arrivi dai Balcani. Già, ma questa priorità fatica a imporsi in Europa, anche con Draghi premier.

“Per ridurre la pressione migratoria ai confini esterni europei, e conseguentemente anche i movimenti secondari all’interno dell’Unione, dobbiamo intensificare tutti i nostri sforzi a livello politico affinché le istituzioni della Ue pongano subito mano a robusti accordi di partenariato strategico con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, a partire dalla Libia e dalla Tunisia, per consolidare i processi di stabilizzazione in atto e per contribuire al loro sviluppo economico”, insiste il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese a margine del Consiglio Affari Interni a Lussemburgo. “Per i Paesi mediterranei riuniti nel gruppo Med5 – ha aggiunto – è fondamentale che la trattativa sul nuovo Patto immigrazione e asilo segua contemporaneamente, su un doppio binario, i temi legati alla responsabilità e quelli concernenti la solidarietà tra Stati membri con la previsione di un equo meccanismo di redistribuzione dei migranti in Europa”.

(Huffpost)

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