Migranti. L’ammiraglio Pettorino: “Salvare vite in mare è un obbligo di legge e morale”

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Il comandante della Guardia costiera alla politica: “Tema divisivo, perché non tutti hanno la stessa visione del fenomeno. Ma tutte le leggi del mare, dettano norme precise”

“In mare c’è solo un obbligo, che è quello di prestare soccorso, di salvare vite. È un obbligo di legge, ma è anche un obbligo morale”. Lo ha detto il comandante generale della Guardia costiera, l’ammiraglio Giovanni Pettorino, intervistato dall’Eurispes.

Le parole dell’ammiraglio non sono una novità. Già in passato aveva dovuto ricordare alla politica quale sia il ruolo della Guardia costiera, e quali vincoli normativi e morali debbano essere seguiti. Celebre fu un’annotazione non prevista parlando davanti ai rappresentanti del governo “Conte I” nel luglio 2018. All’epoca c’era Matteo Salvini agli Interni e Danilo Toninelli alle Infrastrutture.

Pettorino, abbandonando il discorso scritto che era stato preventivamente, come da consuetudine, consegnato alle autorità politiche, si prese la libertà di rievocare il comandante siciliano Salvatore Todaro, che durante la Seconda guerra mondiale dal suo sommergibile affondò una nave militare belga per poi salvarne l’equipaggio. Todaro venne poi «violentemente apostrofato» dall’ammiraglio alleato tedesco Karl Donitz, che definì l’ufficiale italiano «don Chisciotte del mare», minacciando gravi conseguenze per avere tratto in salvo i nemici caduti in acqua, mettendo a rischio il suo stesso equipaggio. Il perché di quella disobbedienza lo spiegò Pettorino proprio ai governanti di allora e facendo propria la risposta di Todaro: «Noi siamo marinai, marinai italiani, abbiamo duemila anni di civiltà, e noi queste cose le facciamo».

A distanza di tre anni il Comandante della Guardia costiera è tornato a indicare nella politica la responsabilità davanti a questi obblighi legali e morali. “Il tema delle migrazioni via mare – ha osservato l’ammiraglio – è divisivo, perché non tutti hanno la stessa visione del fenomeno. È un tema che occupa il dibattito politico e le pagine dei giornali”. Tuttavia le convenzioni internazionali, “in particolare la Convenzione di Amburgo, ma tutte le leggi del mare, dettano norme precise. Su quelle norme si sviluppa l’attività giornaliera della Guardia Costiera, che riveste un carattere obbligatorio e, spesso e volentieri, ha anche risvolti umani, perché queste persone che tentano di raggiungere le nostre coste quasi sempre lo fanno con mezzi inadeguati, e quando questi non sono più sufficienti e le persone sono in mare c’è solo un obbligo, che è quello di prestare soccorso, di salvare vite”.

Ad oggi, però, proprio per decisione politica avallata non di rado da talune ramificazioni della stessa Guardia costiera, ai soccorritori è pressoché impedito di intervenire al di fuori delle acque di contiguità (24 miglia marine) e non di rado a causa dello scaricabarile tra Italia, Malta e Libia vi sono anche state delle stragi in acque internazionali, nonostante le ripetute richieste di soccorso. Allo stesso tempo sono diventate più frequenti le ispezioni alle navi delle Ong.

Perciò le parole di Pettorino, che dovrebbe lasciare l’incarico entro il prossimo anno, suonano come un appello al governo. Come quando parla non solo di norme, ma di “risvolti umani, perché queste persone che tentano di raggiungere le nostre coste quasi sempre lo fanno con mezzi inadeguati, e quando questi non sono più sufficienti e le persone sono in mare c’è solo un obbligo, che è quello di prestare soccorso, di salvare vite”.

Il rapporto Eurispes 2021 segnala che il 73,8% degli italiani ripone la propria fiducia nella Guardia Costiera. Di questo, è il commento del comandante generale, “vorrei innanzitutto ringraziare gli italiani che hanno riposto fiducia nella Guardia Costiera ma, soprattutto, vorrei ringraziare i 10.650 uomini e donne che con passione e dedizione hanno portato avanti il loro lavoro conquistando questa fiducia. Tale consenso – ha aggiunto – discende dal fatto che da 156 anni accompagniamo tutte le attività che si svolgono sul mare, tutti coloro che sul mare lavorano o trascorrono il loro tempo libero. Abbiamo 288 presidî sul territorio che lavorano a contatto di tutte queste persone. Credo che sia proprio il contatto con l’Italia sul mare la base di questa fiducia”.

(Avvenire)

 

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