INCONTRO INTERATTIVO SUL TEMA CYBER BULLISMO, Istituto Tecnologico Salvo D’Acquisto, Castel Giuliano- Bracciano:

176

Delle dott.sse  Rosaria Giagu e Alice Mele

Riportiamo la nostra testimonianza sull’incontro che si è appena svolto e che ha visto la partecipazione delle ragazze e dei ragazzi del primo anno dell’Istituto di Castel Giuliano; l’intento era quello di stimolare una riflessione sui temi inerenti il cyber bullismo attraverso delle tecniche del TdO (Teatro dell’Oppressa/o) con il supporto della competenza psicologica.

Interessanti le osservazioni emerse, tra le quali la necessità da parte dei ragazzi di “sentirsi” in maniera più “urgente”, legata molto probabilmente anche alla frustrazione che i nostri giovani adolescenti stanno sperimentando in questo particolare periodo storico; crediamo sia nostro dovere dare spazio a questo tipo di considerazioni e soprattutto a questo tipo di interventi.

A circa tredici mesi dall’evento pandemico che ci ha travolto ci è venuto quasi naturale soffermarmi sulla valenza di questo numero: tredici mesi è l’età in cui il bambino inizia a parlare e a sperimentarsi nel camminare da solo, nello scoprire il mondo, allo stesso modo i tredici anni rappresentano un passaggio importante che segna la fine di una fase di vita, l’infanzia e l’inizio di quella particolare fase transitoria in cui non si è né bambini, né adulti, dove spesso i diritti e i doveri vengono confusi, gli ormoni richiedono un adattamento allo sviluppo del proprio corpo, le percezioni e le sensazione sono amplificate da queste quasi magiche componenti che accompagnano nell’ età adulta. È una fase che comunemente viene etichettata come “difficile” perché spesso caratterizzata da sentimenti contrastanti che alternano una felicità immensa a sentimenti di rabbia e risentimenti che ne descrivono bene la discontinuità emotiva. Qual è dunque la novità?

La novità è legata ad un’analisi contestuale che ha coinvolto e influenzato le dinamiche relazionali dei nostri ragazzi, in questo breve confronto di oggi a Castel Giuliano è emerso e ci è arrivato forte e chiaro un senso di grande stanchezza unita ad un profondo bisogno di equilibrio, che la vita riprenda il suo corso regolare. I ragazzi hanno ora bisogno di riferimenti chiari e di essere guidati attraverso strade sicure ma non troppo strette, che permettano loro di recuperare una libertà d’animo con cui ora fanno fatica a mettersi in contatto; la loro modalità di relazione esprime un disperato bisogno di contatto, dove la percezione delle sensazioni si è un poco chiusa e dunque ha naturalmente richiesto modalità più forti per “sentirsi”.

È dunque necessario accompagnarli a recuperare la loro identità con la sensibilità e la possibilità di ri-conoscersi negli altri e in se stessi senza con-fondersi.

Per fare questo non servono parole ma fatti ed esperienze che possano fare esprimere attraverso il corpo questioni che a volte il nostro mentale non riesce a sdoganare perché socialmente e/o personalmente poco accettabile.

…Qualcuno dice che il corpo non mente per attestare che attraverso le nostre espressioni corporee e le nostre posture spesso inconsapevoli trasmettiamo tutta una serie di informazioni nostro malgrado che sono fuori dal nostro controllo.

Per noi che lavoriamo con un modello circolare integrato che sposa le competenze psicologiche con quelle teatrali,  non esiste mente senza corpo e viceversa e conosciamo bene la valenza e le diverse possibilità che si possono sperimentare passando proprio dal corporeo.

Quella parte dentro di noi che ci permette di entrare in contatto con una dimensione diversa dal pensare che si chiama sentire è nella maggior parte degli adolescenti anestetizzata, e questo è il motivo principale per cui abbiamo deciso ora di investire sulla scuola parte delle nostre risorse e competenze, perché siamo convinte che si possa fare formazione e in- formazione su vari livelli e che la psicoeducazione non riguarda solo un aspetto cognitivo e razionale ma anche quella parte di intelligenza emotiva che ci permette di andare oltre e di dare testimonianza al mondo di quella caratteristica che ci contraddistingue e che può essere chiamata umanità. Si può trasmettere ai nostri giovani con i laboratori ma anche con il nostro stesso esempio di atteggiamento nel mondo, dove ogni giorno con piccoli gesti e piccole azioni ci permettiamo di ri-acquisire l’amabilità e la morbidezza necessaria per riprendere fiducia e credere veramente che la potenza più grande che possiamo mettere al nostro servizio è quella dell’amore .

dott.ssa  Rosaria Giagu e dott.ssa Alice Mele, 24 Maggio 2021

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui