Landini: «Dobbiamo difendere il diritto dei palestinesi a uno Stato»

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«Non possiamo tacere quello che sta avvenendo: siamo davanti al rischio concreto che sia negato per sempre il diritto del popolo palestinese, da troppo tempo sotto occupazione militare, ad avere un suo Stato».

Maurizio Landini, segretario della Cgil, ospite ieri dell’assemblea di Articolo 1, ha usato parole chiare sulla crisi in Medio Oriente. «Serve una reazione più forte dell’Europa, bisogna dire la verità»

Concetti ribaditi anche da altri interventi, a partire da Roberto Speranza che ha parlato di «clamoroso ritardo dell’Ue e dell’Onu». «”Due popoli due stati” non è mai stato così tanto distante dalla realtà come oggi, bisogna riprendere il bandolo di una crisi che è stata dimenticata negli ultimi anni, anche da noi». Parole che riecheggiano quelle di uno dei padri nobili di Art.1, Massimo D’Alema, che venerdì alla stessa assemblea aveva parlato di «palestinesi traditi e abbandonati dall’Occidente. «Si parla di Stato Palestinese – ha detto D’Alema – ma da parte di Israele procede la colonizzazione dei territori dove questo Stato dovrebbe essere costruito.

L’annessione di Gerusalemme da parte del governo israeliano è stato un passo di un’enorme portata simbolica, accettata dagli Usa e dall’Europa e quindi di fatto ratificata, mentre le risoluzioni Onu sono trattate come carta straccia. O l’Occidente è in grado di restituire verità al tema dei due Stati – smontando gli insediamenti, revocando l’annessione di Gerusalemme – oppure parliamo d’altro, ovvero come si garantiscono i diritti dei palestinesi che vivono sotto l’occupazione di Israele e che, giustamente, descrivono la loro condizione come quella dell’apartheid». Arturo Scotto, coordinatore di Art.1, ha parlato di «un disegno preciso del governo israeliano per far saltare ogni ipotesi di compromesso», ha definito quella di Netanyahu una «politica di guerra» e ha invocato una «missione di pace a difesa dei civili e dei confini stabiliti dall’Onu, un allargamento di Unifil (la missione in Libano)».

Critiche alla scelta di Letta di andare nella piazza pro Israele: «C’è qualcosa che non funziona», la stoccata di D’Alema. «Non so se sia utile che quasi tutta la classe dirigente italiana si metta su un solo lato del campo», ha rincarato Scotto. «In passato in medio oriente abbiamo contato quando siamo stati artefici del confronto, non quando abbiamo rotto una politica di equivicinanza». «In troppi non colgono che non siamo davanti a uno scontro simmetrico, ma a rapporti di forza squilibrati e ad una politica di espulsioni etniche», gli ha fatto eco Elly Schlein. «Israele rischia di infiammare l’estremismo e l’odio, bisogna pretendere la fine delle occupazioni illegali».

Letta, ospite dell’assemblea (ancora sotto attacco sui social da parte di centinaia di simpatizzanti Pd delusi dalla sua posizione sulla Palestina), ha provato a correggere leggermente il tiro: «La reazione di Israele all’attacco di Hamas non può essere quella che stiamo vedendo. Questa reazione sproporzionata porta solo ad una ulteriore escalation». Il suo vice Giuseppe Provenzano è più esplicito: «Quella di Israele non è legittima difesa. Gli Stati Uniti, ha detto Sanders, non possono più permettersi la difesa d’ufficio di un governo reazionario. Questo vale anche per l’Europa. Perché qualcosa cambi deve finire l’era Netanyahu».

Anche Giuseppe Conte è intervenuto con un salomonico tweet: «L’Italia ha il dovere di far sentire la sua voce per costruire una posizione europea unitaria, votata al rispetto di tutte le vite umane». Molto più chiaro Nicola Fratoianni: «Perché la pace sia vera e giusta occorre riconoscere il diritto alla sicurezza di Israele, ma anche il diritto del popolo palestinese ad avere uno Stato, libero e indipendente».

(Il Manifesto)

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