LA CAMPAGNA DI BRUXELLES. La Ue e i vaccini, verso il 70 per cento e oltre

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La campagna vaccinale della Ue non era partita sotto i migliori auspici, per usare un eufemismo.

I primi ritardi dell’azienda che sarebbe diventata una spina del fianco per Bruxelles, AstraZeneca; le inefficienze dei singoli stati membri, inclusi quelli più insospettabili come la Germania; i dubbi sulla strategia di prenotazione dei farmaci attuata dalla Commissione, soprattutto se confrontata con quella di Usa, Regno Unito e Israele; gli inevitabili egoismi nazionali, sfociati per l’occasione nei tentativi di approvvigionarsi in maniera parallela alle dotazioni Ue o respingere qualsiasi meccanismo di solidarietà (in entrambi i casi, si può chiedere conferma al cancelliere austriaco Sebastian Kurz). L’obiettivo fissato in origine, quello del 70% di adulti vaccinati entro l’estate, poteva sembrare come minimo ottimistico fino a qualche settimana fa. Oggi non solo è alla portata, ma Bruxelles ha fissato un termine più preciso: luglio.

Cosa è successo? Con tutti i limiti del caso, le vaccinazioni hanno iniziato a ingranare un po’ ovunque. Nella Ue, secondo dati rivendicati dalla presidente della Commissione von der Leyen, si è arrivati a 200 milioni di dosi consegnate e oltre 160 milioni di dosi somministrate, correndo a un ritmo equivalente a 300 dosi iniettate ogni 10 secondi. La Commissione si è assicurata fino a 1,8 miliardi di dosi del vaccino Pfizer-Biontech fino al 2023 ed è entrata ufficialmente in conflitto con AstraZeneca, passando alle vie legali per ottenere (o cercare di ottenere) le dosi pattuite nei contratti. Anche il paragone scomodo con Usa e Regno Unito, indicati per mesi come i vincitori della campagna vaccinale, potrebbe ruotare a favore di Bruxelles. A differenza di Washington e Londra, l’Unione europea ha esportato quantitativi massicci di farmaci all’estero, con un totale di circa 200 milioni di dosi che pareggia quello delle dosi consegnate ai suoi stessi membri. Un’arma diplomatica notevole, viste le pressioni già esercitate sui “concorrenti” perché ne seguano l’esempio.
L’ottimismo si rispecchia nelle previsioni economiche, tornate a rischiararsi anche grazie al nuovo corso della campagna vaccinale e alla rimozione progressiva delle limitazioni agli spostamenti. Secondo le ultime stime della Commissione, riassunte qui da Beda Romano, la zona euro dovrebbe crescere del 4,3% nel 2021 e del 4,4% nel 2022, contro stime d’autunno ferme al 4,2 e del 3,0%,e soprattutto, in pieno rimbalzo rispetto al tonfo del 6,6% nel 2020. Nell’Unione, la crescita dovrebbe essere del 4,2% quest’anno e del 4,4% nel 2022. “Persino” l’Italia, perenne osservata speciale di Bruxelles, dovrebbe riassestarsi a ritmi migliori delle attese negli anni di ripresa dal tonfo pandemico.
Le incognite non sono inferiori alle speranze che iniziano finalmente ad aleggiare per Bruxelles e il resto dell’Europa. La campagna di vaccinazione marcia a buon ritmo, sì, ma il traguardo del 70% di popolazione adulta vaccinata deve essere raggiunto e sarà solo la prima di una lunga serie di prove. A partire dall’estate, con la ricerca di un equilibrio fra gli inviti a viaggiare e i timori di nuove proliferazione del virus e delle sue varianti.
Le frizioni esplose durante i mesi più cupi sono rimaste dov’erano e, probabilmente, torneranno a farsi sentire con l’erogazione dei fondi di Next Generation EU, riproponendo il vecchio schema fra i frugali del centro-nord e il resto della Ue. E poi resta il nodo della ratifica delle risorse proprie, un passaggio decisivo per dare il via all’intero processo: ad oggi hanno provveduto 21 paesi su 27. Per alcuni è questioni di giorni, ma ci sono casi in bilico come quello della Finlandia, dove l’opposizione sta facendo di tutto per ostruire l’ok definitivo. La Ue ha saputo stupire i detrattori con l’accelerazione della campagna vaccinale. Qualche scivolone di troppo ora potrebbe covincerli che era stato solo un abbaglio.

(IlSole24Ore)

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