“Io sono Giorgia” regalato agli studenti: l’indottrinamento di Fdi fuori dai licei non possiamo accettarlo

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Nel 1933 esistevano le cosiddette Bücherverbrennungen, che tradotto in italiano significa “roghi di libri”, ed erano appunto dei simpatici falò organizzati dalle autorità della Germania nazista per bruciare i libri non corrispondenti alla loro ideologia.

Insomma, se qualche concetto a loro non piaceva, gli davano semplicemente fuoco carbonizzando parole e valori.

Fa sorridere come la situazione si sia praticamente rovesciata a proprio comodo. Oggi, infatti, un partito che si sta avvicinando proprio a coloro che si rifanno a una certa storia buia e triste (ricordiamo tutti la foto di esponenti di CasaPound distribuire volantini di FdI a Cesena qualche mese fa), sta difendendo un libro con grande ostinazione, al punto da farne quasi una crociata.

Allo stesso tempo, è assai grave che lo faccia davanti a una scuola superiore, regalando copie a quei ragazzi che fino a ieri hanno sempre voluto preservare dalla politica quando si trattava di tematiche lontane dalla loro concezione intollerante. Non si chiama forse, questo, indottrinamento? Ma poi, mi piacerebbe sapere: con quali soldi sono state acquistate tutte queste copie? Con quelle del partito, e quindi dei cittadini?

E allora voglio ricordare le parole della libraia che, poco distante da quel liceo romano “E. Amaldi”, ha semplicemente scelto di non vendere il libro di Giorgia Meloni: “Ho esercitato un diritto commerciale ma anche etico e morale di quello che rappresenta la vendita del libro. Un libro non è un oggetto commerciale qualunque, quindi si sceglie cosa vendere anche in virtù di quello che si vuole raccontare, soprattutto alle nuove generazioni. Ecco perché regalarlo ad una scuola è un gesto veramente che qualifica la destra e non solo.”

Perché se strumentalizzi un tema delicato come quello dell’aborto, raccontando tra le tue pagine che tua madre avrebbe voluto abortirti ma poi non l’ha fatto per scelta, quando invece nel 1976 l’aborto era permesso soltanto per fini terapeutici (diventando ufficialmente legale due anni dopo), non si chiama più libro ma propaganda ingannevole.

Ecco perché noi non possiamo che essere d’accordo con Alessandra Laterza, unica libraia di Tor Bella Monaca, che dalla sua libreria “Booklet” ha detto “mejo pane e cipolla che alimentare questo tipo di editoria”. E no, questa qui non si chiama censura, ma resistenza civile, educata e libera. Viva le librerie che fanno scelte coraggiose, e viva i libri che fanno cultura!

(TPI)

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