Allo spazio sociale Scup, il 12 maggio alle ore 18, verrà presentato il Forum di controllo e vigilanza sull’attuazione del bando Reinventing Cities

 “Chiunque legga il bando di rigenerazione urbana Reinventing Cities non può che essere d’accordo con gli obiettivi. E il quartiere stesso riconosce l’importanza di trasformare un’area dismessa come quella della stazione Tuscolana. Non possiamo però non pesare le insidie che questo processo sta nascondendo: l’intero progetto verrà affidato a un operatore privato e, senza alcun percorso partecipativo, non verranno presi in considerazione i bisogni e le necessità del territorio e delle persone che lo abitano”. Gli attivisti di Scup, che sta per Sport e cultura popolare, a distanza di nove anni dall’avvio dell’esperienza dello spazio sociale, sono decisi a far sentire la voce del quartiere e delle realtà attive nel territorio.

Quando il 7 maggio 2015, in risposta allo sgombero della prima sede, in via Nola 5, all’interno dello stesso quadrante, centinaia di persone occuparono uno dei capannoni dismessi dell’area ferroviaria della stazione Tuscolana, entrarono in un luogo “distrutto, inospitale e malsano” per trasformarlo in uno spazio destinato allo sport, alla cultura popolare, alla partecipazione e al mutualismo. “È stata una risposta alla totale mancanza di servizi e di spazi di aggregazione di quest’area, tra le più densamente popolate di Roma”, racconta Carlo, uno degli attivisti di Scup. Ora che quel pezzo di città in disuso si appresta a cambiare volto “siamo pronti a mettere in campo tutte le nostre forze affinché i bisogni e le necessità del territorio vengano presi in considerazione”.

Lo strumento verrà lanciato il 12 maggio, alle ore 18, quando verrà ufficializzata la nascita del Forum di vigilanza e controllo sulla trasformazione urbana dell’area della stazione Tuscolana. “Ci assicureremo che il progetto vincitore rispetti la destinazione d’uso di spazio pubblico, verde e servizi prevista nel bando e chiederemo al Comune e al soggetto vincitore di aprirsi alla partecipazione del territorio”, spiega Chiara Franceschini, attivista di Scup. “A partire dalla tutela di quanto, negli anni, è già stato rigenerato, ovvero i capannoni che ospitano Scup, che rischia di scomparire come accaduto a tanti altri spazi sociali in città e che, fino a oggi, è una delle poche realtà ad aver fornito risposte concrete al quartiere”.

Una sfida. Le istanze di comitati, associazioni, spazi sociali, parrocchie, reti territoriali e realtà solidali proveranno a confrontarsi con un progetto di trasformazione urbana che muoverà diverse decine di milioni di euro e che ha attirato alcuni dei più grandi studi di architettura famosi a livello internazionale, come, per esempio, Abdr Architetti Associati, che tra i progetti realizzati nella capitale vanta la nuova stazione dell’alta velocità a Tiburtina, o Fresia Re spa, società che ha realizzato il centro commerciale GRAnRoma a LaMistica. Seppur non vincolante, anche per la partecipazione alle prime fasi del bando è stata caldeggiata la segnalazione di operatori economici interessati a investire nei rispettivi progetti.

Il percorso che porterà alla trasformazione dell’area della stazione, inoltre, incrocia diversi aspetti. Il progetto vincitore uscirà dal bando Reinventing Cities, lanciato da un network di 94 mega-città con l’obiettivo di avviare trasformazioni urbane a basso impatto ambientale e a zero emissioni di carbonio. In prima fila c’è l’imprenditore miliardario ed ex sindaco di New York, Michael Bloomberg. Roma ha ‘candidato’ cinque siti, tra cui l’area della stazione Tuscolana.

Sul destino di questo luogo incide anche la lunga sequenza di intese e di protocolli firmati a partire dagli anni ‘90 tra Roma Capitale e Ferrovie dello Stato (Fs), ripresi e rivisti anche dall’attuale amministrazione a Cinque Stelle, che, oltre a porre l’obiettivo di potenziare il sistema ferroviario urbano, aprono alla valorizzazione delle aree ferroviarie dismesse di proprietà di Fs. Lo fa anche il “programma di valorizzazione urbanistica” dell’Anello Verde, sulla base del quale i circa 10mila metri quadrati di superficie edificabile vantati da Fs alla stazione Trastevere verranno fatti ricadere sull’area della stazione Tuscolana alzando a 34mila metri quadrati la superficie edificabile, su un totale di poco meno di 50mila metri quadrati. Con questa previsione, e dietro l’impegno di realizzare il progetto elaborato secondo i criteri di sostenibilità imposti dal bando, la striscia di città che costeggia il fascio di binari della stazione Tuscolana, oggi di proprietà di Fs e, in piccola parte, di Roma Capitale (poco più di 2mila metri quadrati), verrà interamente venduta ai privati.

Potranno essere realizzate abitazioni (per il 20 per cento massimo), attività commerciali (altro 20 per cento), strutture turistico-ricettive, servizi di interesse pubblico e servizi privati, servizi di stazione e artigianato produttivo, mentre sono escluse le grandi strutture di vendita, il commercio all’ingrosso, depositi e magazzini. La variante urbanistica è stata approvata dall’Assemblea capitolina nel febbraio del 2020. La chiusura della seconda fase è fissata per il 24 maggio 2021 mentre il progetto vincitore dovrebbe essere annunciato entro giugno.

Anche le realtà territoriali, nei mesi scorsi, hanno attivato un percorso di progettazione urbana partecipata. Decine di ore di incontri e gruppi di lavoro che hanno coinvolto non solo attivisti, cittadini, comitati e associazioni ma anche professori universitari, architetti, urbanisti, storici e archeologi dai quali sono sorti “alcuni principi chiave per una rigenerazione reale e non fittizia”.

Il Forum è il passo successivo a questo percorso. Hanno già aderito molti comitati e associazioni del VII municipio, dagli ‘Amici di piazza Ragusa e dintorni’ alla rete Cinecittà Bene Comune, passando per Libera Roma, Pop VII municipio, Fairwatch, il centro sociale Spartaco, l’Arci. Sono stati invitati anche l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, i rappresentanti istituzionali del VII municipio e la consigliera della Regione Lazio, Marta Bonafoni.

Premettiamo un aspetto: il bando prevede una serie di elementi positivi per il quartiere, altrimenti non avremmo nemmeno presentato la nostra proposta”, spiega l’architetto Maurizio Crocco. “Non a caso con il Forum vogliamo controllare che si rispettino i criteri alla base di quel bando. Ciò che più contestiamo, però, è l’assenza di un processo di partecipazione e il fatto che tutto l’intervento sia demandato ai privati, mentre nella nostra idea progettuale rivendicavamo il carattere pubblico dell’operazione. Ciò che manca, inoltre, è la presa in carico della storia, delle caratteristiche e delle necessità dell’intero quadrante, in grave deficit di standard urbanistici previsti per legge, mentre il progetto si interessa solo del perimetro sul quale si andrà a operare”.

In base a quanto emerso dai laboratori partecipati lanciati da Scup nei mesi scorsi il territorio si aspetta un cambiamento da questa trasformazione. “La percezione dei residenti è che in questo quartiere non ci sia nulla e che siano necessari servizi di prossimità”, racconta Carlo. “Pochi spazi verdi, una sola biblioteca, nessuna piscina comunale, un solo presidio sanitario pubblico. In compenso, possiamo contare molti edifici del patrimonio comunale che sono vuoti: l’ex deposito Atac di piazza Ragusa (in vendita nell’ambito della dismissione del patrimonio della partecipata dei trasporti, ndr), l’ex Circolo degli Artisti, l’ex Init, l’ex palestra Castello, il circolo anziani di Villa Fiorelli, il cinema Airone”.

All’elenco dei vuoti del quartiere, nei prossimi mesi, potrebbe aggiungersi anche Scup. “Tutta l’area dovrà essere liberata prima della vendita e le istituzioni locali, fino a oggi, non hanno mostrato alcuna intenzione di salvare questa esperienza o di dialogare con gli abitanti sul futuro dell’area”, denuncia Chiara Franceschini. “Roma rischia di perdere l’ennesimo spazio di aggregazione sportiva e culturale. All’assenza delle istituzioni abbiamo risposto attivando dal basso le risorse e le energie del territorio. L’obiettivo del Forum è duplice: da una parte rimettere al centro la partecipazione, riducendo la distanza che divide chi governa Roma dai quartieri; dall’altra tutelare l’esperienza di Scup. Un’esperienza virtuosa, che ha già rigenerato, almeno in parte, i capannoni abbandonati della stazione Tuscolana”.

(RomaToday)

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