Omofobia: aggredito al grido di “fr***o perché aveva lo smalto alle unghie

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Il racconto di 18enne: “Mi hanno bloccato, uno ha preso un accendino e ha cercato di dar fuoco alle dita per ‘toglierlo’, un altro ha visto le mie collane, prima me le ha chieste e poi strappate”. 

Un 18enne di Pesaro, ha raccontato al Resto del Carlino di essere stato aggredito insieme a un amico sabato sera nel giardino della Rocca Malatestiana di Fano.
“Una quindicina di ragazzi che non conoscevamo ci hanno chiamato da lontano. Mi hanno prima preso in giro per il ciuffo bianco, poi, quando si sono avvicinati e hanno visto le mie unghie con lo smalto nero, cinque o sei di loro mi hanno bloccato, uno ha preso un accendino e ha cercato di dar fuoco alle dita per ‘toglierlo’, un altro ha visto le mie collane, prima me le ha chieste e poi strappate”.
“Il mio amico è intervenuto per cercare di fermarli. Gli hanno sferrato un pugno in faccia, poi calci in bocca, alla schiena, al braccio, ovunque”, ha aggiunto il giovane.
“Sono rimasto come paralizzato dalla paura – ha spiegato il 18enne – senza riuscire nemmeno a chiamare aiuto e a telefonare alla polizia. Il mio amico a terra perdeva sangue, ma delle cinquanta persone intorno che vedevano tutto, nessuno è venuto ad aiutarci. Solo uno, che non conosciamo, ha chiamato i soccorsi. Il branco dei picchiatori, cinque quelli più violenti, è fuggito subito ma prima ci ha rubato il marsupio con le chiavi di casa e i cellulari. Io, a parte il livido al collo provocato quando mi hanno strappato la collana, non ho ricevuto pugni. Invece al mio amico hanno fratturato il naso e un braccio”.

“Ho le unghie con lo smalto nero – ha detto il giovane -. Mi piace averle, vederle, portarle. Ce le ho da quattro anni e ho subìto ogni tipo di offesa per questo, tipo ‘froc…’ o altro, ma non mi ha mai importato nulla visto che sono eterosessuale. Ho anche un ciuffo di capelli tinto di bianco perché mi piaccio così”. Però, aggiunge “non avrei mai immaginato quello che è successo. Mi dispiace tantissimo per il mio amico, ha avuto la colpa di essere con me e di aver cercato di difendermi”. “Comunque – ha concluso – non smetterò di mettere lo smalto, è il mio marchio di fabbrica, perché vuol dire essere liberi”.

Per quanto riguarda i ragazzi, dice che “mentre il mio amico veniva portato in ospedale, sono salito nella macchina della polizia per andare in cerca di chi ci aveva aggredito. Abbiamo girato tutta Fano ma senza fortuna, anche se gli agenti ci hanno detto di aver identificato il gruppo”.

(Globalist)

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