L’ex direttore dell’Ema è scettico sui brevetti: “il vaccino non è la torta della nonna”

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L’ex direttore dell’Ema sottolinea che  il “liberi tutti” proposto dal presidente Biden potrebbe non essere la soluzione del problema perché al momento somministrare il vaccino costa il doppio rispetto a produrlo 

Un vaccino non è la torta della nonna”. Guido Rasi, ex direttore dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), in un’intervista a la Repubblica si dice preoccupato del “liberi tutti” che potrebbe instaurarsi con la sospensione dei brevetti.

“È evidente – sottolinea – che il problema dell’approvvigionamento è grave e il rischio delle varianti capaci di circolare in tutto il mondo non è trascurabile. L’abolizione dei brevetti sarebbe un gesto nobile e utile. Non vorrei però che innamorandoci di questa formula, dimenticassimo problemi altrettanto importanti”, come ad esempio “far arrivare le materie prime, trovare i soldi per gli impianti, trasferire il know how, distribuire le fialesuperando il problema del freddo e trovare abbastanza vaccinatori per le campagne di massa”.

“Al momento – puntualizza Rasi – somministrare il vaccino costa il doppio rispetto a produrlo” per cui si devono “pagare le royalties alle aziende che lo hanno messo a punto e che detengono il brevetto” e “in cambio riceverà il trasferimento tecnologico. Cioè la ricetta per fare la torta”.

Rasi spiega anche che “per realizzare un impianto servono varie decine di milioni, intorno a 50” perciò “uno stato o un imprenditore devono essere disposti a investire una cifra ingente per ottenere le prime dosi solo parecchi mesi più tardi mentre “in Italia abbiamo visto che, fino a ora, queste condizioni non si sono verificate, e non a causa dei brevetti”.

Per questo Rasi si chiede “se la loro sospensione sia la vera soluzione dei problemi”.

Sergio Dompé, presidente dell’omonimo gruppo farmaceutico, coordinatore della task force Scienze della Vita e Salute del B20, critica invece apertamente la proposta del presidente Biden di una sospensione dei diritti industriali per ampliare la produzione di vaccini.

“In un momento come questo in cui abbiamo compiuto uno sforzo incredibile per trovare in meno di 12 mesi un vaccino utilizzando una tecnologia che un anno e mezzo fa non esisteva – obietta – vengono proposte ricette semplicistiche”.

Poi taglia corto: “Le avrei viste bene in bocca ad altri, non a Biden”, perché “ha dimostrato di non avere sufficiente consapevolezza della complessità che sorregge un risultato così straordinario, frutto di un sistema che andrebbe incentivato anziché espropriato. Governi, industrie, gruppi di ricerca, tutti insieme per raggiungere l’obiettivo”.

Tanto che Dompé aggiunge: “L’idea dell’esproprio brevettuale significa non lavorare con chi quel brevetto lo possiede. Insomma è un intervento divisivo. La quantità immensa dei vaccini prodotti oggi è frutto dell’enorme sforzo di un’unica squadra. E adesso dire alle aziende, che certo hanno avuto la loro parte, grazie, potete accomodarvi, mi sembra davvero mancanza di realismo”.

Secondo l’industriale farmaceutico, invece, “questi successi dovrebbero servire a tenerci uniti e non a dividerci” anche perché “rischiamo ogni volta di ricadere nelle vecchie ideologie e in vecchi schemi” in cui BigPharma fa la parte cattiva, mentre “Il mondo è cambiato, non si possono lanciare certe proposte al di fuori del contesto”.

Esther Duflo docente al Massachussets Institute of Tecnology e premio Nobel per l’economia nella storia per i suoi studi sperimentali sulla povertà accusa i leader dell’Occidente  di mancanza di solidarietà verso i Paesi poveri di fronte alla pandemia. Duflo sottolinea come “ogni Paese si è richiuso in se stesso, fatta salva la collaborazione all’interno dell’Unione europea”. 

“Ciascuno ha prima chiuso le frontiere e poi ha evitato di aiutare i Paesi più poveri. Il risultato è che i Paesi ricchi hanno stanziato circa il 20% del loro Pil per aiutare le economie nazionali, quelli poveri solo il 2%.

Si può pensare – osserva Duflo – che all’inizio della pandemia ciascun Paese fosse atterrito e si può forse capire il loro restare immobili. Ma poi, con l’arrivo dei vaccini, è successa la catastrofe” perché “è stata creata subito Covax, grazie a organizzazioni internazionali e a individui come Bill Gates, per dare i vaccini ai Paesi poveri. Ma poi a Covax sono state consegnate meno di 50 milioni di dosi invece dei due miliardi necessarii”.

Secondo la Nobel per l’economia, dunque, è stata mostrata “scarsissima lungimiranza. Quel che sta accadendo in India è una catastrofe umanitaria, non un problema dell’India o dell’Asia, ma del mondo. Quei 300 mila casi al giorno significano varianti diverse e più difficili da combattere, che sono già presenti in Europa. E chi ci assicura che ora non accadrà lo stesso in Africa?”, si chiede.

Ma la posizione di Biden sui brevetti, secondo Duflo, “di sicuro aumenta la pressione sulle società farmaceutiche e le spinge a trattare e a condividere i loro brevetti”.

(Agi)

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