Biden sceglie il progressismo: guerra contro Big Pharma e più tasse ai ricchi

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Dopo aver smontato le principali storture del trumpismo il presidente si è schierato per sospensione straordinaria delle protezioni alla proprietà intellettuale per i vaccini contro il Covid-19

Tassa i super ricchi. Investe su istruzione, sanità pubblica, infrastrutture delineando un “New Deal del Terzo Millennio”. Vuole rimettere mano alla legislazione sulle armi.  E ora dichiara guerra alla Big Pharma. No, non è un comunista. E’ un riformista conseguente. E risiede alla Casa Bianca. L’amministrazione Biden ha preso posizione a favore di una sospensione straordinaria delle protezioni alla proprietà intellettuale quando in gioco sono i vaccini contro il Covid-19. Uno “strappo” drammatico e a sorpresa con Big Pharma sui brevetti. Che, se avrà seguito concreto, cementerà una svolta: un cambio di passo politico, con gli Stati Uniti che dimostrano di poter abbandonare una tradizionale posizione pro-business. E ancor più un enorme rafforzamento della crociata per la salute globale, al cospetto della grave emergenza del coronavirus, perseguendo l’obiettivo di potenziare enormemente la produzione e diffusione mondiale dei vaccini aprendola ad un crescente numero di aziende e paesi.

L’annuncio è stato dato dal Rappresentante commerciale statunitense, Katherine Tai, che ha aperto così la strada a negoziati nell’ambito della World Trade Organization dove una prima proposta in questo senso è già stata presentata da India e Sudafrica. Anche se si preannunciano colloqui tesi in cerca di un’indispensabile unanimità per modificare le regole nell’ambito dell’organizzazione multilaterale, tra le ribellioni dei colossi dell’industria farmaceutica e le resistenze finora mostrate da altri grandi potenze, comprese l’Unione Europea e la Gran Bretagna. Quel che è certo è che Joe Biden ha effettuato una nuova virata verso posizioni progressiste e ha candidato Washington alla leadership su un’altra grande sfida mondiale, come già ha cercato di fare sul clima.

“L’amministrazione crede fortemente nelle protezioni della proprietà intellettuale, ma per porre fine a questa pandemia sostiene la revoca di queste protezioni per i vaccini contro il Covid-19″, ha dichiarato Tai, mentre sono in corso discussioni al Wto sull’allentamento delle regole commerciali globali per consentire a più Paesi di produrre più vaccini salva-vita. Tai ha avvertito però che ci vorrà tempo per raggiungere il consenso richiesto per revocare i brevetti in base alle regole del Wto. “Questa è una crisi sanitaria globale e le circostanze straordinarie della pandemia di Covid-19 richiedono misure straordinarie”, ha proseguito Tai, sottolineando che “lo scopo dell’amministrazione è quello di fornire il maggior numero di vaccini sicuri ed efficaci a quante più persone il più velocemente possibile”. L’annuncio è giunto alcune ore dopo che la direttrice generale del Wto, Ngozi Okonjo-Iweala, ha parlato a una riunione a porte chiuse degli ambasciatori dei Paesi in via di sviluppo e sviluppati che litigavano sulla questione ma erano d’accordo sulla necessità di un più ampio accesso ai trattamenti per il coronavirus, ha riferito un portavoce del Wto, Keith Rockwell. Il consiglio generale del Wto, composto da ambasciatori, si sta occupando della questione chiave di una revoca temporanea dei brevetti per i vaccini contro il Covid-19 e altri strumenti, che Sudafrica e India hanno proposto per la prima volta a ottobre. Secondo quanto ha riferito Rockwell, un panel del Wto per la proprietà intellettuale dovrà occuparsi di nuovo della proposta a una riunione preliminare questo mese, prima di una riunione formale in programma per 8 e 9 giugno.  Von der Leyen: “Europa pronta a discutere su sospensione dei brevetti”

Un cambio di passo che viene salutata con entusiasmo da chi combatte in prima linea la pandemia. Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha esultato su twitter e in una nota ha espresso l’elogio per l’impegno dell’amministrazione degli Stati Uniti del presidente Joe Biden.   “Questo è un momento monumentale nella lotta contro il Covid-19. L’impegno del presidente degli Stati Uniti Joe Biden e dell’ambasciatore Katherine Tai, rappresentante degli Stati Uniti per il commercio, a sostenere la rinuncia alla protezione della proprietà intellettuale sui vaccini è un potente esempio di leadership americana per affrontare le sfide della salute globale”, ha detto Tedros.    “Mi congratulo con gli Stati Uniti per la loro decisione storica per l’equità dei vaccini e la priorità del benessere di tutte le persone ovunque in un momento critico. Ora muoviamoci tutti insieme rapidamente, in solidarietà’, basandoci sull’ingegnosità e sull’impegno degli scienziati che hanno prodotto i vaccini salvavita Covid-19”.

Il direttore generale dell’Oms ha aggiunto: “Il sostegno della Casa Bianca alla rinuncia temporanea alla proprietà  intellettuale sui vaccini Covid-19 riflette la saggezza e la leadership morale degli Stati Uniti nel lavorare per porre fine a questa pandemia. Ma non sono sorpreso da questo annuncio. Questo è quello che mi aspettavo dall’amministrazione del presidente Biden”.

Per tutta la durata della pandemia di Covid-19, l’OMS ha lavorato con i partner per aumentare lo sviluppo e la distribuzione di vaccini, diagnostica e trattamenti attraverso l’acceleratore di accesso agli strumenti Covid-19, un pilastro del quale e’ la Covax Facility per la condivisione equa dei vaccini alle persone a rischio in tutto il mondo.

Le decisioni della Organizzazione mondiale del commercio si basano sul consenso, quindi tutti i 164 membri devono essere d’accordo. Per questo, nonostante la svolta americana, ci si aspetta che i negoziati prenderanno ancora tempo. Forse giorni, non settimane. Perché bisogna fare presto. Finora anche l’Unione Europea aveva resistito, definendo la richiesta indiana e sudafricana troppo ampia. Secondo la People’s Vaccine Alliance, la stragrande maggioranza dei cittadini nei Paesi del G7, in media 7 su 10, vuole che il proprio governo agisca affinché i colossi farmaceutici rinuncino ai diritti di proprietà intellettuale sui vaccini Covid.

Il consiglio generale del Wto, composto da ambasciatori, si sta occupando della questione chiave di una revoca temporanea dei brevetti per i vaccini contro il Covid-19 e altri strumenti, che Sudafrica e India hanno proposto per la prima volta a ottobre. Secondo quanto ha riferito Rockwell, un panel del Wto per la proprietà intellettuale dovrà occuparsi di nuovo della proposta a una riunione preliminare questo mese, prima di una riunione formale in programma per 8 e 9 giugno.

 La decisione degli Stati Uniti di sospendere i brevetti dei vaccini anti-Covid è “deludente”. È la posizione sostenuta dall’Ifpma, la Federazione internazionale delle aziende farmaceutiche con sede a Ginevra. “Siamo totalmente in linea con l’obiettivo che i vaccini siano rapidamente e equamente distribuiti nel mondo. Ma come abbiamo ripetuto più volte, una sospensione è la risposta semplice ma sbagliata a un problema complesso”, si legge in un comunicato.

Von der Leyen: “Europa pronta a discutere su sospensione dei brevetti” 

“L’Europa è  l’unica regione a esportare vaccini su larga scala. L’Ue è anche pronta a discutere ogni proposta per affrontare la crisi in modo pragmatico. Ed è il motivo per cui siamo pronti a discutere le modalità della proposta americana per la revoca della proprieta’ intellettuale sui vaccini”. Lo afferma la presidente della commissione europea, Ursula Von Der Leyen, intervenendo alla decima edizione di State of the Union, l’evento organizzato dall’istituto europeo universitario.    La presidente conferma che “nel breve termine” intanto l’Unione continua a consentire ai Paesi membri di esportare vaccini “evitando misure che possano danneggiare” la catena di distribuzione. “L’Ue- aggiunge- esporta vaccini in più  di 90 Paesi, con consegne in Canada, Uk, Giappone, Singapore, Messico, Colombia e altri”.

“La svolta di Biden sul libero accesso per tutti ai brevetti sui vaccini è un importante passo in avanti. Anche l’Europa deve fare la sua parte. Questa pandemia ci ha insegnato che si vince solo insieme”. Lo scrive il ministro della Salute Roberto Speranza in un post.

Biden, un democratico radicale

I primi cento giorni di Joe Biden alla Casa Bianca. Cento giorni all’insegna di un cambiamento radicale. Analizzato da Massimo Teodori, professore di Storia e Istituzioni degli Stati Uniti. Tra i suoi libri sull’America, ricordiamo: Ossessioni americane. Storia del lato oscuro degli Stati Uniti (Marsilio, 2017); Obama il grande (Marsilio, 2016); Storia degli Stati Uniti e il sistema politico americano (Mondadori, 2004) e, dal 20 maggio in libreria, Il genio americano. Sconfiggere Trump e la pandemia globale (Rubettino, 2020)

Biden, un “rivoluzionario” alla Casa Bianca?, chiediamo al professor Teodori.

 Rivoluzionario – risponde – è una parola che si può prestare a letture sbagliate e fuorvianti. Direi piuttosto che Biden ha un comportamento, un profilo, da democratico radicale, cioè di un riformatore che cerca nei primi 100 giorni di dare un orientamento molto netto a quella che sarà la sua presidenza, affrontando i nodi più difficili e più dimenticati della società americana. Io credo che si possa parlare di “New Deal” sul modello di quello che Franklin Delano Roosevelt fece nei primi 100 giorni della sua presidenza nel 1933. Ma quello che mi piace sottolineare è il fatto che Biden si dedica a delle questioni, a dei temi, a dei problemi che sono i grandi dimenticati della recente storia americana. Con questo voglio dire che i presidenti degli Stati Uniti, sia nelle presidenze Democratiche che in quelle Repubblicane, hanno avuto sempre una attenzione marginale per quello che si può chiamare il Welfare State. Al contrario, mi pare che Biden stia affrontando, in occasione della grande crisi della pandemia, proprio i grandi temi del welfare , vale a dire istruzione, sanità, redistribuzione dei redditi dai più ricchi ai poveri, infrastrutture con la mano pubblica. Tutte cose molto marginali nella vicenda americana”.

Tasse ai super ricchi e alle grandi Corporation del potere digitale, intervento dello Stato nell’economia. E ora la guerra a Big Pharma. Se qualcuno di importante, magari un presidente del Consiglio, dicesse queste cose in Italia, verrebbe tacciato di essere un “comunista”. “Mi pare di poter dire – replica Teodori alla nostra provocazione, ma mica tanto – che mentre da noi si fanno molte chiacchiere, una democrazia riformatrice come quella di Biden sta facendo dei fatti. E questo sì che per l’Italia sembra qualcosa di “rivoluzionario. Ho sempre considerato un atteggiamento provinciale quello di coloro che in Italia vanno sempre alla ricerca di un modello straniero da imitare, sia sul fronte progressista che in quello conservatore. Certo è che se guardiamo ai primi cento giorni da presidente di Joeb , scappa da dire ce ne fosse  uno come lui qui da noi”.

Sulla stessa lunghezza d’onda è Carole Beebe Tarantelli, profonda conoscitrice degli Stati Uniti, psicanalista, già docente associata all’Università e parlamentare per tre legislature. “Biden sta proponendo un nuovo patto sociale – dice Tarantelli a Globalist – e questo, di questi tempi, ha del rivoluzionario”.

Un nuovo patto sociale, rilanciamo, ma anche una nuova, e progressista, leadership degli Usa nel mondo: “Biden – rimarca Tarantelli – ha avuto un indubbio successo con la pandemia, adesso, però, per arrivare all’immunità di gregge c’è il grosso problema di quelli che non vogliono farlo. Per fortuna in Italia non è stato troppo politicizzato, come invece avviene negli Stati Uniti. C’è una maggioranza di maschi repubblicani decisamente contraria”. Tornando alla figura di Biden. C’è chi, anche tra i cosiddetti esperti di America nostrani, tratteggiava l’allora sfidante di Trump come una figura “sbiadita”, vecchia, e non solo per l’anagrafe. E invece…” Biden è stato sottostimato – ribatte Tarantelli – su questo non c’è dubbio. C’è stata molta superficialità nel raccontarlo. Si è parlato dei suoi toni, non gridati, piuttosto che del suo programma, che recuperava, specie sul sociale, molte tematiche proprie di Sanders e dell’ala più radical dei Democratici. Ma la sua – conclude Tarantelli – non è una strada in discesa. Tutt’altro. Soprattutto al Senato, dove Biden non dispone di una maggioranza netta, rassicurante. E poi deve fare i conti con un Partito repubblicano nel caos più totale, senza una linea chiara e una leadership riconosciuta. Un partito che ancora si affida a Trump e alla sua linea di destra radicale. Biden fa bene ad accelerare sulle riforme, guai però a considerare la sua come una marcia trionfale”.

(Globalist)

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