La rotta dimenticata. Dalla Turchia alla Puglia. Ogni giorno un arrivo

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Ormai gli sbarchi di immigrati in Puglia sono quasi giornalieri. Ben cinque nell’ultima settimana

Ormai gli sbarchi di immigrati in Puglia sono quasi giornalieri. Ben cinque nell’ultima settimana, con l’arrivo sulla coste salentine e anche del Gargano di 256 persone, tante donne e bambini, intere famiglie, quasi tutti mediorientali: iracheni, siriani, iraniani, afghani, ma anche egiziani. Sono quasi 600 dall’inizio dell’anno, ovvero in appena 4 mesi, contro i 1.200 di tutto il 2020, anno che aveva già visto un incremento degli arrivi. La conferma dell’importanza della rotta che arriva da Grecia e Turchia. Rotta trascurata, di cui quasi non si parla. Ma sicuramente in mano a gruppi organizzati di trafficanti, capaci anche di mutare percorsi e punti di partenza. E probabilmente con appoggi in Puglia, forse anche di mafie locali.

Lo fa fortemente sospettare lo sbarco a Vieste (Foggia), nella notte tra domenica e lunedì, di 35 afghani tra i quali 9 donne e 12 minori, tra cui un neonato. Bloccati due ucraini di 35 e 41 anni, sospettati di essere gli scafisti. La barca a vela batteva bandiera bulgara ed era stata già intercettata nelle acque di Vieste a settembre del 2020. Ed è la prima stranezza che tra gli investigatori fa sospettare l’arrivo non dalla Turchia ma dall’Albania, anche se gli immigrati dicono di provenire dalla Grecia e di aver viaggiato per quattro giorni sempre chiusi nella stiva. Lo confermerebbe, invece, la scelta della zona di approdo, il Gargano, terra di altri sbarchi, quel- li di droga proveniente proprio dall’Albania. Un traffico gestito dai gruppi criminali albanesi, con l’appoggio dei clan garganici che hanno il totale controllo del territorio.

È, dunque, difficile escludere un loro coinvolgimento nel traffico di esseri umani. Come minimo ci deve essere stato il loro assenso. E infatti non è il primo a Vieste. Ma torniamo ai dati. Si comincia il 9 febbraio, quando una barca a vela con 32 iracheni e iraniani finisce sugli scogli a Marina di Patù nel basso Salento. È l’area preferita dai trafficanti. L’8 marzo i mezzi della Guardia di finanza intercettano al largo di Capo di Leuca un veliero stipato da 112 persone: troppi per aver viaggiato così dalla Turchia, come dicono. Il sospetto è che parte del percorso sia stato fatto su una ‘nave madre’ e solo le ultime miglia sulla barca.

La conferma di un’organizzazione ben strutturata. Sempre a Capo di Leuca il 30 marzo viene intercettata un’altra barca con 43 immigrati, e il 6 aprile, sempre nel Salento, due famiglie siriane di 11 persone, compreso un neonato, vengono trovate già a terra mentre percorrono la strada tra San Foca e Meledugno. Poco più tardi viene trovato abbandonato un cabinato di 11 metri; sicuramente a bordo erano molti di più. Dal 19 aprile è un continuo ripetersi di sbarchi, sempre nella zona di Santa Maria di Leuca: il 19 aprile 42 iracheni e iraniani, con 12 donne e 5 minori; il 26 aprile doppio sbarco, prima 34 e poi 78 persone, tra i quali ben 35 minori che vengono da Iraq e Egitto; il 26 aprile altri 49 tra i quali 15 minori non accompagnati, provenienti da Sri Lanka, Siria, Bangladesh e Afghanistan. Tre arrivi in tre giorni non sono certo una coincidenza.

Così i due tra domenica e ieri: i 35 di Vieste e altri 60 sempre a Santa Maria di Leuca, di nazionalità irachena, iraniana e siriana, a bordo anche 7 donne e 13 minori, alcuni dei quali molto piccoli. Arrivi in serie che aumentano i sospetti sulla presenza di ‘navi madre’. Anche perché in questi giorni le condizioni meteomarine sono molto negative. Ricordiamo che sabato 25 aprile i mezzi della Guardia costiera hanno salvato da un sicuro naufragio un peschereccio che, sempre sulla rotta dalla Turchia, trasportava 119 immigrati e che per il mare forza 6/7 e il vento con raffiche fino a 40 nodi era in grande difficoltà. Il terzo salvataggio dall’inizio dell’anno su questa rotta di cui tanto poco si parla.

(Avvenire)

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