Il Labour in recupero e Johnson alle corde a pochi giorni dal ‘Super Thursday’

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Giovedì si vota per le comunali in tutto il Regno Unito, per i sindaci di città come Londra e per il rinnovo del Parlamento in Scozia e Galles. I sondaggi danno il primo ministro in difficoltà, a causa dello scandalo sulla ristrutturazione dell’appartamento di Downing Street 

Tempi duri per Boris Johnson, da giorni al centro del ‘wallpapergate’, lo scandalo causata dai lavori di restyling nell’appartamento privato del premier a Downing Street. Alla vigilia del Super Thursday, l’appuntamento elettorale più importante per il Regno Unito dal 2019, i sondaggi non gli arridono più: rischia di perdere il ‘red wall’ delle citta’ del nord dell’Inghilterra, Midlands e Galles conquistate due anni fa ai rivali laburisti.

Il Labour in vantaggio

Secondo un sondaggio del Sunday Times, il Labour è in vantaggio, seppur lieve, nei 43 seggi del ‘muro rosso’, che alle elezioni generali di dicembre 2019 spinsero Johnson verso Downing Street (45% al Labour e 44% ai Tory nelle intenzioni di voto). E anche su scala nazionale, il Labour è appena di un punto dietro ai Tory, 40 contro 39% (il resto dei votanti si schiera al 6% con i LibDem e al 4% con Verdi).

Non è un bel segnale per il premier che, fino a poche settimane fa, con il vento in poppa per la vittoriosa campagna di vaccinazione contro il Covid-19, era saldamente in testa. Giovedì, nel Super Thursday vanno al voto qualcosa come 48 milioni di persone: si vota per elezioni comunali in tutto il Regno Unito, c’è un’elezione suppletiva per la camera ad Hartlepool, si vota per i sindaci (tra l’altro a Londra) e in elezioni per il Parlamento del Galles (il Senedd) e quello scozzese (elezioni queste ultime delicate perché potrebbero riaprire il tema dell’indipendenza).

Un sondaggio YouGov per The Times solo due giorni fa mostrava un divario di 11 punti. Ma che Bojo sia in difficoltà lo conferma anche un’altra rilevazione, quella di Opinium per l’Observer: dà ai conservatori il 42% e ai laburisti al 37%; ma il vantaggio dei conservatori è sceso da 11 a cinque punti in una settimana.

Il ‘red wall’ scricchiola

Gli ultimi sette giorni però sono stati un calvario per il premier al centro delle accuse per la ristrutturazione del suo appartamento di Downing Street e criticato per aver detto che avrebbe preferito vedere “i cadaveri ammassati” piuttosto che ordinare un altro lockdown per il Covid-19. Il sondaggio del Sunday Times rivela che il 32% degli elettori del ‘red wall’ è oggi meno propenso a votare per i conservatori rispetto a un mese fa, evidentemente perché avverte un certo squallore intorno alla vicenda.

La ristrutturazione dell’appartamento occupato dal primo ministro e dalla sua fidanzata, Carrie Symonds, ha suscitato una bufera su più fronti ma soprattutto perché parrebbe che sono stati i donatori Tory a pagare buona parte del lavoro. Johnson e Symonds sono stati anche accusati di snobismo, perché secondo le velenose rivelazioni fatte filtrare probabilmente da Dominic Cummings, avrebbero detto che volevano liberare l’appartamento dall'”incubo di John Lewis” ereditato da Theresa May. Non è chiaro quanto il premier fosse al corrente di quello che la compagna, Carrie Symonds, stesse facendo a casa, lavori curati dalla designer super-chic Lulu Lytle; ma tutta la vicenda ha messo in luce le difficoltà finanziarie del premier.

Il Sunday Times, tradizionalmente schierato con i Tory, gli ha fatto i conti in tasca in un articolo dal titolo eloquente: “Can Boris Johnson afford to be prime minister? Può Boris Johnson permettersi di fare il premier?”. Tradotto, è in grado di mantenere il costoso stile di vita che la fidanzata, ormai battezzata ‘Carrie Antoinette’, gli impone?

I conti in tasca a BoJo

Bojo guadagna 157 mila sterline all’anno, sicuramente non poco e comunque quanto meno dell’1% delle persone nel Regno Unito. È vero che buona parte, 63mila sterline circa, se ne vanno in tasse. Ma poi gli entra ancora qualcosa da royalties di libri e donazioni private. È poca cosa pero’ se si pensa che la ristrutturazione voluta da Carrie sarebbe costata 200 mila sterline. Ovviamente non paga l’affitto del suo appartamento privato a Downings Street, né quello della residenza di campagna dei premier, Chequers. Ma deve pagarsi la vita di tutti i giorni: acqua, luce, riscaldamento e manutenzione e il mantenimento (anche se BoJo è frugale: unica passione, le Church’s, che arrivano anche a 750 sterline al paio, ma che lui usa fino allo sfinimento).

Ha poi un’altra famiglia oltre all’attuale (quella della prima moglie, che vive ancora in una casa di sua proprietà, e gli ha dato 4 figli che comunque adesso sono tutti in età adulta) e deve mantenere la figlia con la gallerista Helen McIntyre. Insomma spese da far tremare i polsi: pare che egli stesso abbia detto agli amici che dovrebbe guadagnare almeno 300 mila sterline, il doppio di quanto incassa. Ecco dunque che il premier pare abbia chiesto aiuto ai danarosi amici Tory, ma questo è vietato dalla legge elettorale britannica.

Ben Elliot, copresidente del partito Tory – che è anche il nipote di Camilla, la duchessa di Cornovaglia, moglie dell’erede al trono, Carlo – oltre ad essere a conoscenza delle donazioni, pare gli abbia pagato il personal trainer, Harry Jameson, che fattura 165 sterline l’ora. Johnson avrebbe cercato anche un donatore per pagare la tata del figlio, Wilfred, che ha appena compiuto un anno (non meno di 2 mila sterline al mese al momento a Londra). Tagliente la reazione del donatore contattato: “Non mi spiace pagare per i volantini, ma certo sì se mi si chiede di pagare i pannolini del figlio del primo ministro”. Insomma, un vero pasticcio, innescato dalle spese di Carrie che – come ha detto qualcuno  -“ama lo champagne ma può permettersi solo l’aranciata”

(Agi)

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