Gli Usa via dall’Afghanistan a 10 anni dal blitz in cui fu ucciso Bin Laden

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La notte del 2 maggio 2011 i Navy Seal e un elicottero dell’esercito americano attaccarono il bunker in Pakistan nel quale si era nascosto il capo di al Qaeda e regista dell’attacco dell’11 settembre

Sono passati dieci anni dalla notte del 2 maggio 2011, quando i Navy Seal e un elicottero dell’esercito americano bucarono, nella notte, il bunker in Pakistan di Osama Bin Laden, per uccidere il capo dell’organizzazione terroristica al Qaeda e regista dell’attacco dell’11 settembre.

Alla vigilia del decimo anniversario di quell’evento, di cui resta una foto iconica e una cronaca da film d’azione, la guerra al terrore sta per entrare in una nuova fase. Con la decisione del presidente Joe Biden di completare il ritiro delle truppe in Afghanistan entro il ventesimo anniversario delle stragi, l’11 settembre 2021, oltre alle perplessità di parte dei vertici militari americani, che considerano “non maturi” i tempi, al Qaeda ha fatto arrivare un messaggio di sfida.

Due esponenti dell’organizzazione terroristica, in un’intervista alla Cnn, hanno parlato di “contatti continui con i talebani” e promesso che, una volta andati via gli americani, avranno via libera sul territorio, rendendo vani vent’anni di occupazione. “Gli americani hanno perso”, spiegano. “Ma l’Afghanistan – aggiungono – non verrà utilizzata come base per nuovi attacchi terroristici. Non ne abbiamo bisogno e non c’è l’intenzione”.

Un bilancio in chiaroscuro

L’attuale capo di Al Qaeda, il meno carismatico Ayman al-Zawahiri, è ridotto a una presenza virtuale, ascoltato di rado, ma la rete è ancora in funzione e distribuita tra Yemen, Siria, Somalia e Africa del nord. Il bilancio di questi dieci anni è in chiaroscuro. I due uomini al centro di quel blitz, l’ex presidente Barack Obama e l’ammiraglio in pensione William H. McRaven, si sono incontrati a Washington, per ricordare quelle ore tra l’1 e il 2 maggio 2011, di cui è rimasta la celebre foto scattata da Pete Souza, il fotografo ufficiale della Casa Bianca, nella famosa ‘Situation Room’. Obama, giacca a vento e polo bianca, appare con il volto teso, staccato dal tavolo, mentre segue le operazioni dalle body cam in dotazione ai Navy Seal.

Obama era arrivato nel pomeriggio dell’1 maggio, dopo essere andato a giocare a golf alla Joint Base Andrews, anticipando il ritorno alla Casa Bianca per evitare le domande dei giornalisti. Il presidente non si era neanche cambiato d’abito. Così aveva seguito per ore le immagini arrivate dalla notte di Abbottabad, Pakistan. Assieme a lui, il vice presidente, Joe Biden e alla sinistra il segretario di Stato Hillary Clinton. Alle spalle di Obama i vertici del Pentagono. Quello fu il momento finale di una caccia durata dieci anni, ma diventata ossessiva nel 2009 quando Obama aveva detto all’allora direttore della Cia, Leon Panetta, che la cattura di Bin Laden sarebbe stata la “top priority” dell’amministrazione.

Individuato il bunker di Bin Laden, la Cia aveva preso in affitto una casa a pochi chilometri di distanza. Per mesi, avevano sperato di intercettare la figura del numero uno del terrorismo mondiale. Gli 007 americani non riusciranno mai a fotografarlo, ma l’ordine di agire scattò quel giorno di inizio maggio, di cui resta la foto alla Casa Bianca. Quella scena è anche l’unica di Obama, perché non è più riaccaduto che il presidente seguisse in diretta live un’operazione militare.

‘Situation room’ a confronto

Sarebbe avvenuto qualcosa di simile otto anni dopo, nel 2019, con Donald Trump, riunito nella ‘Situation Room’ per seguire l’operazione delle Forze speciali in Siria per uccidere il leader dello Stato Islamico Abu Bakr al-Baghdadi. Nella foto di Shealah Craghead, fotografa ufficiale della Casa Bianca, Trump appare in completo blu e cravatta turchese. Alla sua destra, il vice, Mike Pence. Alla sinistra, il segretario alla Difesa Mark Esper e poi gli altri: il consigliere Robert O’Brien, i generali Mark Milley e Marcus Evans.

Rispetto alla foto di Obama, questa è considerata la più vicina all’iconografia dei film di Hollywood. Tutti in giacca o mostrine, così diversi dalla scena del 2011, dove erano quasi tutti in maniche di camicia. Attraverso il filo rosso che lega queste due foto e che arriva ai giorni nostri, si innesta la storia della guerra al terrore. Obama considera il momento del blitz in Pakistan “ancora emozionante”, e la ventennale campagna in Afghanistan una “guerra di necessita’”, ma quella fase e’ avviata alla sua conclusione.

Quattro presidenti si sono alternati alla Casa Bianca. L’ultimo è quello che ha deciso di chiudere il capitolo. “Non passerò questa responsabilità a un quinto”, ha detto Biden. Obama, di recente, ha approvato la decisione. “Dovremo continuare a mantenere un rapporto diplomatico con quella terra – ha commentato l’ex presidente – ma è tempo di riconoscere che il compito è stato portato a termine ed è tempo di riportare i nostri soldati a casa”

(Agi)

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