1° Maggio la festa del Lavoro che Non C’è

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Quest’anno la ricorrenza del 1° Maggio ha un sapore più amaro del solito.

Ogni anno le forze politiche e i sindacati esprimono ciascuno con parole spesso di circostanza la necessità di una politica che riduca la disoccupazione soprattutto giovanile e delle donne.

Come per effetto di un fato avverso il 1° Maggio del 2021 si caratterizza per l’insieme nefasto di più fattori,l’emergenza sanitaria ,la grave crisi economica e l’inadeguatezza della linea politiche  nazionale,regionale e locale.

E’ piovuta addosso ai cittadini italiani e anche nel resto del mondo quella che in una parola viene definita una “sindemia” cioè l’insieme delle piaghe che ci affliggono.

Ho seguito a tratti in televisione il cosiddetto “concertone “e ho apprezzato l’assenza delle starnazzate politiche,forse a causa della composizione caleidoscopica dell’attuale governo.

Per contro ritengo molto pertinenti gli interventi dei sindacati che hanno rivendicato il diritto al lavoro formulando  proposte concrete.

Nel mentre stavo ascoltando con piacere molte delle esibizioni degli artisti intervenuti  ecco apparire il nuovo messia:  Fedez che mi dicono sia un cantante.Chiedo scusa per la mia ignoranza ascrivibile alla mia età.

Fedez ha ritenuto di intervenire per stigmatizzare le orribili,inaccettabili e demenziali frasi profferite da esponenti della lega nei confronti degli omosessuali.Di Pietro direbbe:che z’azzecca con la festa dei lavoratori e Verdone: in che senso?

Non solo ma si è compiaciuto con se stesso per il coraggio di avere lottato contro la direzione di RAI 3 dimostrando di essere un uomo libero. Qualcuno avverta Fedez che la censura  sulle posizioni in materia di diritti non può essere esercitata.

Egli ritiene che salire sul palco con il berrettino con tanto di brand sia servito alla causa dei lavoratori?

Ai chi è in cassa integrazione,ai giovani e alle donne che non riescono a trovarlo,ai lavoratori di qualsiasi categoria che rischiano il licenziamento, compresi quelli dello spettacolo e della cultura,

serve una politica attiva del lavoro .

Politica che risulta assente o insufficiente nei provvedimenti del governo e della regione e totalmente inesistente nelle azioni dell’amministrazione di Bracciano.

In 5 anni le insensate decisioni da parte di Tondinelli di chiudere gli impianti sportivi hanno prodotto la perdita di posti di lavoro nello sport.

Gli insignificanti sostegni al commercio , artigianato e alle famiglie bisognose hanno determinato al crisi e la chiusura di  esercizi e la sofferenza di intere famiglie per fortuna aiutate dalla Caritas e da benefattori.

Una mia mozione ,sostenuta dai consiglieri di minoranza ,volta a impegnare fondi alle categorie produttive e alle componenti più fragili nel momento più duro della crisi è stata respinta.

Segnalo che i fondi impegnati molti mesi fa per sostegni a tutte le famiglie in difficoltà ammontavano a 40mila euro,cioè briciole,

mentre nel tempo erano stati spesi decine di migliaia di euro in consulenze e affidamenti ,a mio avviso,inutili e dannosi.

E’ giunta l’ora di impegnarci tutti insieme per assicurare al nostro paese un futuro che non destini i giovani a restare disoccupati o a costringerli ad accettare lavori non adeguati alla preparazione acquisita con anni di studio e sacrificio.

Per riuscire a progettare lo sviluppo sostenibile di Bracciano si rende necessario un radicale cambio di passo con una nuova amministrazione, in netta discontinuità con il passato ,in possesso della competenza manageriale indispensabile per  non sprecare le opportunità che verranno offerte dal recovery plan e che abbia come fine il bene comune.

Donato Mauro

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