Malumori tra i 5 Stelle orfani di Grillo. Conte prova a rassicurare i suoi 

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Divorzio consensuale. Il leader annuncia «Si va verso accordo con Rousseau»

La notizia l’ha data Giuseppe Conte nella notte tra giovedì e venerdì scorso, incontrando i presidenti e i capigruppo in commissione del Movimento 5 Stelle: si va verso un «divorzio consensuale» con la piattaforma Rousseau.

La soluzione, a quanto si apprende, consisterebbe nel pagamento di una parte dei «debiti» che la struttura gestita da Davide Casaleggio reclama nei confronti del M5S in cambio della consegna da parte di quest’ultimo della lista degli iscritti a Conte. Il che consentirebbe di indire, su una piattaforma nuova o persino su Rousseau se accettasse di ospitare l’ultima consultazione, il voto per approvare le nuove regole e consentire al M5S di procedere con la «rigenerazione» contiana.

Per il leader designato è un problema in meno. Ma altre difficoltà si intravedono. Il collegio dei giudici della corte d’appello di Cagliari è da ieri riunito in camera di consiglio. Nel corso della settimana prossima dovrebbe comunicare la sua decisione sulla vacatio al vertice del M5S. La procura potrebbe decidere di intimare al garante Beppe Grillo di indire le elezioni per la nomina dell’organismo di leadership collegiale come richiesto dagli iscritti prima dell’arrivo di Conte.

A proposito di Grillo: sempre la settimana prossima il Gup di Tempio Pausania dovrebbe decidere se rinviare a giudizio suo figlio Ciro assieme agli altri tre sotto indagine per violenza sessuale di gruppo. Era il 19 aprile quando Grillo diffuse dal suo blog il video in difesa del figlio, gettando nel dibattito politico una vicenda che fino a quel momento era rimasta sottotraccia. Da allora si è eclissato dall’attivismo nel M5S. Il che non può non saltare agli occhi, visto che negli ultimi mesi il fondatore aveva marcato il suo ritorno in prima linea con apparizioni, collegamenti da remoto e telefonate quasi quotidiane. Il timore tra gli eletti è che Grillo possa tornare sulla questione, e danneggiare ulteriormente il M5S, dopo l’eventuale sentenza di rinvio a giudizio.

Per il momento, come gli chiedono gli alleati del Pd, Conte sta facendo senza di lui. La riunione dell’altra notte serviva anche a sondare gli umori dei parlamentari, alcuni dei quali con astuzia tattica degna delle beghe interne ai partiti di un tempo, hanno fatto trapelare la voce che si possa arrivare ad una scissione. L’oggetto del contendere, inconfessabile ma ingombrante, è sempre la questione del tetto due mandati. Ai parlamentari l’altra sera Conte ha detto soltanto che intende discuterne insieme a loro. Si è detto «preoccupato per il progetto dell’ex premier, che tarda a decollare» Sergio Battelli, presidente della commissione per le politiche dell’Ue alla camera. Altri malumori si riversano sulla scelta dell’alleanza strutturale con il centrosinistra. Niccolò Invidia, capogruppo in commissione lavoro alla Camera, sottolinea: «Non dobbiamo diventare una forza progressista ma per il progresso, e bisogna recuperare il tema innovazione oltre a quello ambientale». Su Twitter la deputata Federica Dieni critica le «ingerenze» di Goffredo Bettini. «Non credo che lui o altri possano dire cosa sia meglio per il M5S». Su questo punto, quello della collocazione politica, Conte ha garantito che il M5S conserverà la sua vocazione «trasversale e popolare».

A questo proposito, si muove il gruppetto di parlamentari composto da Barbara Lezzi a Nicola Morra, Cristian Romaniello e Alessio Villarosa, che furono espulsi all’epoca della fiducia al governo Draghi ma che non hanno aderito ad altri progetti. «Oggi molti teorizzano un fronte ‘ampio e competitivo’, di sapore progressista, di cui dovrebbero essere assi portanti il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle. Si è sempre sostenuto che alla copia si preferisca l’originale e che il rischio dell’omologazione sia sempre dietro la porta per chi rivendica la propria differenza e poi non è capace di difenderla con coerenza». Gli ex M5S prevedono «la fine di un sogno per molti e di un incubo per molti di più». E promettono: «Continueremo a lavorare per la capacità di promuovere cambiamento grazie ad una visione che sfugge agli specialisti del potere, moderati nei modi, ma impietosi nel prendere spesso scelte prive di umanità».

(Giuliano Santoro, Il Manifesto)

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