La doppia mossa di Bergoglio su Curia e porporati

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Due provvedimenti in 24 ore e Papa Francesco ridisegna gli equilibri di potere tra le Sacre Mura.

Il primo giorno la stretta su interessi economici, ricchezze private, investimenti e persino la fedina penale. Il secondo l’attribuzione al tribunale ordinario della giurisdizione in materia delle cause penali ai porporati. Se la riforma della Curia – quella programmata e generale –  ancora non è stata pubblicata, Bergoglio comunque procede pezzo a pezzo a tracciare la nuova mappa dei poteri istituzionali all’interno della complessa macchina dell’amministrazione della Santa Sede. Una fatica che lo sta impegnando da anni e gli ha riservato anche qualche delusione.

Ma quello che conta, pare di poter dire, è cambiare la stessa cultura del potere e della sua distribuzione all’interno delle Sacre Mura, e su questo si procede a colpi di motu proprio. Come quello di ieri, come quello di oggi. Ieri è stato affrontato – in sostanza – il tema della corruzione e delle tentazioni del denaro. Oggi si è andati a incidere su tutta l’enorme gamma di reati a carattere penale. Vescovi e cardinali andranno a presentarsi non più alla Cassazione, ma alla normale istanza di primo grado. Non è una differenza da poco.

Attenti ai regali

Primo passaggio: ripulire le strutture da possibilità di equivoci e imbarazzi di carattere economico e amministrativo. Il documento emanato riguarda non solo i cardinali impegnati nell’amministrazione dei dicasteri, ma anche i vicedirettori e tutti coloro che hanno funzioni di controllo e vigilanza. Dovranno sottoscrivere al momento dell’assunzione e poi con cadenza biennale una dichiarazione molto dettagliata e impegnativa.

Non solo: dovranno mettere nero su bianco di non aver riportato condanne definitive, in Vaticano o in altri Stati, e di non aver beneficiato di indulto, amnistia o grazia, e di non essere stati assolti per prescrizione. Di non essere sottoposti a processi penali pendenti o a indagini per partecipazione a un’organizzazione criminale, corruzione, frode, terrorismo, riciclaggio di proventi di attività criminose, sfruttamento di minori, tratta o sfruttamento di esseri umani, evasione o elusione fiscale. Dovranno dichiarare di non detenere, anche per interposta persona, contanti o investimenti o partecipazioni in società e aziende in Paesi inclusi nella lista delle giurisdizioni ad alto rischio di riciclaggio. Non dovranno avere partecipazioni o “interessenze” in società o aziende che operino con finalità contrarie alla Dottrina sociale della Chiesa. Ad esempio: nelle ditte farmaceutiche che producono la pillola del giorno dopo.

E, nella prassi di tutti i giorni, attenzione a chi offre riconoscenza concreta. Timeo Danaos et dona ferentes: mai accettare “regali o altre utilità” di valore superiore a 40 euro.

Secondo passaggio, seconda mossa: Bergoglio annuncia la revisione dell’Ordinamento giudiziario vaticano. Un articolo (cancellato) ed un comma (aggiunto) fanno la differenza rispetto a prima. L’ultima stesura dell’ordinamento, si badi, risale al marzo 2020, vale a dire poco più di un anno fa. Insomma, un’accelerazione sull’accelerazione recente.

Il passaggio fondamentale, per capire il come mai di questa nuova spinta, forse risale a novembre, quando il Papa tiene il Concistoro per la creazione di 13 nuovi cardinali e dice, nell’omelia, che vi sono “tanti generi di corruzione nella vita sacerdotale” e che il rosso porpora dell’abito cardinalizio, che è il colore del sangue, “può diventare, per lo spirito mondano, quello di una eminente distinzione”. Conclude la riflessione così, Bergoglio: “Se accade una cosa del genere tu, non sarai più il pastore, vicino al popolo: sentirai solo di essere un’eminenza”.

Sotto processo come tutti gli altri

Fino ad oggi il vescovo o il cardinale accusato di un reato penale era chiamato a presentarsi di fronte alla Cassazione e a nessun altro. Recitava l’articolo 24: “La corte di cassazione è la sola competente a giudicare, previo assenso del Sommo Pontefice, gli Eminentissimi Cardinali e gli Eccellentissimi Vescovi nelle cause penali, fuori dei casi previsti dal canone 1405, § 1 del Codex Iuris Canonici”.

Bene, questo articolo (e questa giurisdizione esclusiva) non ci sono più. Al suo posto vale il capoverso inserito nell’articolo 6, dedicato al tribunale ordinario, che giudicherà “nelle cause che riguardino gli Eminentissimi Cardinali e gli Eccellentissimi Vescovi, fuori dei casi previsti dal can. 1405 § 1, il tribunale giudica previo assenso del Sommo Pontefice”. L’unica cosa che resta è il previo assenso del Sommo Pontefice.

Per il resto cambia parecchio, per chi sente di essere solo un’eminenza e non più un pastore. Come del resto è già cambiato, alla fine di marzo, persino il trattamento economico. Proporzionalmente e a tempo indeterminato gli stipendi dei cardinali sono ritoccati al ribasso del 10 per cento, quello dei capi dicastero e dei segretari dell’8 per cento e anche quello di tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose in servizio (del 3 per cento).

Inutile dire che lo strumento scelto per tagliare è stato un motu proprio, arma che si sta rivelando essere molto affilata.

(Agi)

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