LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA – QUESTA SCONOSCIUTA

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Pubblichiamo un articolo del Gen. Bruno Riscaldati, come al solito interessante e profondo nelle sue considerazioni

 

  1. La Dottrina sociale della Chiesa ( DSC) ha i suoi fondamenti nella fede cristiana. Il cristianesimo, infatti, non è una religione che porta l’uomo fuori della storia e dal mondo, ma lo pone nel mezzo della storia  con le altre persone umane. E’ quindi fortemente interessato agli aspetti sociali che, in questi ultimi tempi sono diventati sempre più incalzanti per la rapida e complessa evoluzione della vita e della società stessa tanto da indurre la Chiesa ad un insegnamento sempre più diretto, puntuale e sistematico.
  2. Ma che cosa si intende con l’espressione Dottrina Sociale della Chiesa? Alla sua formulazione si è arrivati gradualmente. Nel suo significato più ampio la DSC si presenta come “Complesso degli insegnamenti nel campo morale e socio- economico relativi alla società formulati dal Magistero della Chiesa ( Papi e Vescovi in particolare)”. Essa ha le sue radici nella Sacra Scrittura e nei Vangeli in particolare, abbraccia il patrimonio dottrinale elaborato lungo i secoli, ove si è sviluppata in varie forme e modalità e  quindi è costituita da una ricca ed estesa eredità. E’ perciò il prolungamento diretto dell’insegnamento tradizionale della Chiesa dai tempi degli Apostoli e dei Padri  dei primi secoli e procede attraverso un adeguamento progressivo ai bisogni ed alle condizioni della società in continuo cambiamento.

La DSC non è perciò una filosofia, né un testo di filosofia o di etica, redatto e compilato una volta per sempre, come un documento fisso. Non è quindi il risultato di deduzioni astratte, ma rappresenta piuttosto – come sopra accennato – una lunga esperienza di riflessioni e di azioni nell’ambito di contesti sociali in evoluzione, ponendo attenzione alle  strutture sociali mutevoli dei popoli nelle diverse epoche storiche e tenendo – sempre ed ovunque – come base il messaggio evangelico.

E’ da mettere in evidenza che la DSC è esclusiva della Chiesa cattolica. Non troviamo niente di analogo presso le Chiese protestanti e nemmeno in quelle ortodosse.

  1. Gli elementi particolari che la caratterizzano ( ci limitiamo a quelli essenziali) sono:

l’autonomia: consiste in  una identità propria, nell’ampio e complesso campo della teologia ed in particolare della teologia morale, in stretta relazione con la morale sociale;

la finalità: mira alla dignità dell’uomo con i suoi diritti inalienabili, dell’uomo nella società  nei suoi vari aspetti politici, economici, culturali , ambientali, tecnologici;

la triplice dimensione: teoretica ( riflessione costante organica e sistematica); storica

Interpretazione della realtà attuale alla luce dei principi consolidati e delle conoscenze

acquisite); pratica ( applicazione effettiva dei principi nella prassi )

la metodologia: scruta i segni dei tempi e li interpreta alla luce del Vangelo; il suo metodo si sviluppa in tre momenti: vedere, giudicare, agire;

i destinatari: tutti i membri della Chiesa in primis e tutti gli uomini di buona volontà,      specialmente  quelli, cristiani e non,  impegnati nella attività politica, sociale e culturale.

  1. La DSC è quindi un patrimonio storico che si è formato attraverso i secoli. In particolare essa è giunta a maturazione ed ha assunto una forma sistematica a partire dalla 2^ metà dell’800 ( spinta dalle problematiche create dalla rapida espansione industriale), si è fortemente sviluppata in tutto il 900 ( secolo pieno di avvenimenti tragici e anche contraddittori ) ed è proseguita con l’anno 2.000. In più di un secolo di Magistero sociale si è costituito così un ampio “Corpus di dottrina sociale” all’interno della più generale dottrina cattolica, cui daremo ora alcuni cenni.

Gli strumenti di divulgazione sistematica sono stati e sono principalmente le Encicliche sociali ( dichiarazioni alte e solenni del Magistero Ordinario dei Papi ). Ad esse si aggiun-

gono i vari Messaggi magisteriali, i Documenti del Concilii ecumenici  ed il Catechismo.

L’Enciclica sociale in cui la DSC ha avuto la sua prima forma organica e sistematica è la famosa “ Rerum Novarum promulgata da Leone XIII il 15 maggio 1891. Essa costituisce un evento eccezionale sia perché è il primo documento ufficiale della Chiesa in materia sociale ( tratta in particolare della questione operaia e del giusto salario) sia perché ebbe una enorme rilevanza in campo internazionale ed in ambiti sociali non cattolici. E’ definita per questo la “Magna Charta” della DSC. Seguono nel 900 le Encicliche sociali di: Pio XI  (Quadragesimo anno, sulla giustizia sociale); Pio XII ( che invia Radiomessaggi la cui voce per la prima volta raggiunge direttamente milioni di persone; tra questi i più famosi sono quello della Pentecoste del 1 giugno 1941, per commemorare 50° Anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII e quello  della “ Mit Brennender Sorge” del 1937 contro il regime nazista di Hitler); Giovanni XXIII ( pubblica 2 Encicliche: la Mater et Magistra e la “Pacem in terris”); aggiungiamo la Costituzione Pastorale “ Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II  ( sulla Chiesa nel mondo contemporaneo); e poi ancora: Paolo VI ( 2 Encicli-  cliche: la “ Populorum progressio” ( sulla vita economico-sociale)  e la “Octogesima adve-

niens” ( a 80 anni dalla Rerum Novarum); Giovanni Paolo II, che chiude il XX secolo con tre Encicliche sociali  (“ Laborem exercens”, che propone la revisione profonda del mondo                                                                                                  del lavoro; la “Sollicitudo rei socialis”, che aggiorna ed approfondisce la nozione di sviluppo;  la “Centesimus annus” ( emanata il 1.5.1991, a 100 anni dalla Rerum Novarum; da citare che in essa – a due anni dalla caduta del Muro di Berlino – si muovono critiche al collettivismo comunista ed al capitalismo introducendo il sistema dell’Economia sociale di mercato ). Seguono nell’anno 2.000 tre Encicliche di Benedetto XVI (“Deus caritas est, sull’amore nei suoi più tipici significati; “Spe salvi”, sulla speranza e “Caritas in veritate”, sulla Verità che illumina la fede; tra queste solo quest’ultima può  definirsi di carattere sociale) e tre di Papa Francesco ( “Lumen fidei”, sulla fede; “ Laudato si” sull’ambiente, casa dell’uomo; e “Fratelli tutti”, sulla fraternità  e l’amicizia sociale; solo le ultime due sono di carattere sociale. Entrambe di altissimo spessore, hanno avuto notevole impatto internazionale e diplomatico anche tra popolazioni e governanti di varia estrazione politica e di fede religiosa.).

5.Dall’insieme dei vari documenti che il Magistero della Chiesa  ha elaborato nell’affrontare i vari problemi sociali che sono emersi nel tempo, si possono  ora cogliere, estrarre e sintetizzare i “Principi permanenti di riflessione” della DSC, assunti come criteri costanti che regolano la vita sociale: la persona umana; il bene comune; la solidarietà e la sussidiarietà; la partecipazione; la concezione organica della vita sociale; la destinazione universale dei beni. Tali principi, ciascuno dei quali andrebbe adeguatamente esplicitato, riguardano l’uomo nella società e sono soggetti a variazioni storiche per quel che riguarda il contenuto e le modalità di attuazione.

Ma la DSC riconosce ed afferma soprattutto i “Valori fondamentali” inerenti alla dignità propria della persona umana, per se stessa, per il semplice fatto che esiste, quale realtà naturale.”Valori fondamentali” che vengono prima  dei  “principi di riflessione”, li illuminano, li completano come basi, fondamento appunto. Essi sono: verità; libertà ( coscienza); giustizia; solidarietà; pace; carità ( o amore cristiano).

  1. Abbiamo detto che la DSC ha una dimensione pratica e come scopo cui tende la dignità umana. Pertanto si tratta ora di vivere i valori fondamentali e di attuare nella società i principi permanenti di riflessione, applicando per questi il metodo indicato ( vedere, giudicare, agire) con gli strumenti dei criteri di giudizio ( sulle varie situazioni  sociali, le ideologie politiche, le iniziative morali) e le direttive per l’azione sociale. L’azione – in particolare – non si deduce a priori, una volta per tutte, da considerazioni filosofiche ed etiche, ma si precisa di volta in volta per mezzo del discernimento cristiano della realtà.
  2. Perché, dunque, la DSC così ricca di valori umani e sociali, che ha generato opere di altissimo livello culturale ed è capace di indicare le rette vie per il futuro del mondo, è questa sconosciuta? Perché, semplicemente, non si conosce o la conoscono molto pochi di quelli che dovrebbero; ed è questa mancata conoscenza e quindi diffusione che ( come più volte implorato da Giovanni Paolo II durante il suo pontificato) è causa di molti errori e disastri, morali, ambientali e sociali.

 Bruno Riscaldati

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