Samsung, sugli eredi il macigno della tassa di successione: per la famiglia un conto da 12 miliardi

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Mentre l’unico figlio maschio del fondatore scomparso lo scorso ottobre è in galera, si discute come dilazionare le tasse e come rimborsare il governo di Seul. Intanto la collezione d’arte da 13 mila pezzi, tra cui opere di Picasso e Warhol, dovrebbe passare ai musei pubblici

 

MILANO- Anche i sudcoreani piangono. La famiglia Lee piange la scomparsa del fondatore di SamsungLee Kun-heescomparso lo scorso 25 ottobre – ma anche una maxi tassa di successione che arriva alla cifra record di 12 miliardi di dollari.  Stando alle ultime rilevazione dell’Ocse, la Corea del Sud è infatti il Paese con la tassazione maggiore al mondo in caso di successioni, pari a circa il 60% del patrimonio oggetto dell’eredità.

Una cifra di quelle monstre che è difficile da pagare e che oltre a costringere di impegnare ville, macchine, quadri e gioielli, potrebbe chiedere il sacrificio di alcuni pezzi pregiati del colosso specializzato in elettrodomestici, televisori, diagnostica, e prodotti del settore biomedicale.

Sotto la guida di Lee Kun-hee, Samsung è diventata  la più grande conglomerata a conduzione familiare (‘chaebol’) del Paese, ed è arrivata ad essere il primo produttore al mondo di smartphone e chip di memoria, con un fatturato complessivo cresciuto fino a essere un quinto del Pil della Corea del Sud, nonché il 20% del suo export.

Noto per lo stile di vita solitario tanto da meritarsi il soprannome di “re eremita”, Lee fu costretto a rimanere a letto per l’attacco di cuore nel 2014 e da allora gli è subentrato il figlio primogenito Lee Jae-Yong,  che lo scorso gennaio è stato arrestato per uno scandalo in cui è accusato di corruzione e appropriazione indebita. Circostanze che complicano la situazione e l’esposizione mediatica della famiglia, alla prese con una pesante eredità materiale e morale.

Lee Jae-Yong, 52 anni, è stato imprigionato e condannato a scontare 30 mesi di reclusione, per corruzione di alti funzionari dello stato, ed è stato costretto a scusarsi pubblicamente per quando accaduto.

Secondo il Financial Times la cifra monstre potrebbe essere dilazionata in tanti pagamenti su cinque anni, magari usando le azioni Samsung come garanzia. Per questo, Park Ju-geun, capo della società di ricerca CEO Score,  stima che nei prossimi anni Samsung pagherà dividendi più generosi del solito, in modo da dotare la dinasty di eredi (tre figli e la moglie) delle risorse necessarie per pagare le tasse di successione. La famiglia Lee possiede però anche una vasta collezione d’arte, stimata in 13.000 pezzi valutati 2,7 miliardi di dollari, che spaziano da Pablo Picasso a Andy Warhol da Basquiat ad alcuni rinomati artisti coreani come Park Soo-keun.

Joon-mo Chung, artista ed ex curatore del  National Museum of Modern and Contemporary Art, si sarebbe detto disponibile a dilazionare il pagamento delle tasse di successione se i capolavori della collezione Lee venissero donati ai musei pubblici. “Ci sono alcune discussioni in corso con in museo  – ha detto Chung all’FT – e hanno quasi raggiunto un accordo al riguardo”.

E come sempre capita nelle migliori famiglie, non solo non ci sarebbe unione di vedute tra gli eredi su come pagare la mega tassa di successione, ma neppure su come spartirsi l’eredità. In primo luogo, come detto, l’unico figlio maschio Lee Jae-Yong è in prigione, anche se alcuni e esponenti dell’industria di Seul, e perfino i monaci, si sarebbero mobilitati in ambienti politici arrivando anche a sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere che l’erede Samsung riceva la grazia dal presidente. La terza generazione della famiglia Lee spera infatti che le donazioni di opere d’arte ricordino alla popolazione il contributo offerto dai Lee e dalle loro industrie a tutto il Paese.

(La Repubblica)

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