Il Recovery plan è un “intervento epocale”. Draghi alla prova del Parlamento

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Dopo la lunga trattativa con la commissione Ue il Cdm vara il Pnrr. Il premier lo illustrerà lunedì alla Camera, poi martedì il voto (anche del Senato) sulle risoluzioni. Ma tra le forze politiche c’è malumore per i tempi stretti dell’esame del corposo documento

Un “intervento epocale”, approvato dal governo dopo una lunga trattativa e sul quale il Parlamento sarà chiamato ad esprimersi martedì. Un Piano che, rivendica l’esecutivo, “intende riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica, contribuire a risolvere le debolezze strutturali dell’economia italiana, e accompagnare il Paese su un percorso di transizione ecologica e ambientale”.

In particolare, il Pnrr ha come “principali beneficiari le donne, i giovani e il Mezzogiorno e contribuisce in modo sostanziale a favorire l’inclusione sociale e a ridurre i divari territoriali”.

Superato il primo banco di prova ora Draghi deve ‘affrontare’ il voto del Parlamento

Dunque, il Recovery plan supera il primo banco di prova del Cdm e, soprattutto, della Commissione europea. E ora si appresta ad affrontare il secondo ‘scoglio’: il voto di Camera e Senato che già si preannuncia ‘delicato’. Non certo perchè i numeri potrebbero essere a rischio, ma per i malumori che serpeggiano dentro la stessa maggioranza, dove non si nega che i tempi per esaminare il corposo pacchetto di interventi e riforme siano strettissimi.

Sarà lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, ad illustrare lunedì pomeriggio in Aula di Montecitorio il Pnrr. Seguirà il dibattito e martedì mattina è atteso il voto sulle risoluzioni. Nel pomeriggio, poi, Draghi sarà al Senato. Passaggio che precederà la trasmissione del Pnrr all’Ue entro il 30 aprile.

Già la vigilia del via libera al Recovery ha fatto registrare momenti di tensione: M5s in primis, ma anche Forza Italia, sul piede di guerra per la proroga al 2023 del Superbonus, alla fine incassata dietro garanzie. Per non parlare della ‘trattativa’ con l’Ue, poi sbloccata – secondo le ricostruzioni – da un fermo “garantisco io” pronunciato dal premier alla presidente Ursula Von der Leyen. Tra i nodi alcune riforme e i capitoli relativi a fisco e concorrenza.

“Un ambizioso piano di riforme”

“Il Piano prevede un ambizioso programma di riforme“, spiega l’esecutivo. In particolare, il Recovery “avrà un impatto significativo sulla crescita economica e della produttività”. Il governo prevede infatti che nel 2026 il Pil sarà di 3,6 punti percentuali più alto rispetto allo scenario di base. Nell’ultimo triennio dell’orizzonte temporale (2024-2026), l’occupazione sarà più alta di 3,2 punti percentuali.

La governance del Piano prevede una responsabilità diretta dei ministeri e delle amministrazioni locali per la realizzazione degli investimenti e delle riforme entro i tempi concordati, e per la gestione regolare, corretta ed efficace delle risorse.  È previsto un ruolo significativo degli enti territoriali, a cui competono investimenti pari a oltre 87 miliardi di euro.  Il Ministero dell’economia e delle finanze monitora e controlla il progresso nell’attuazione di riforme e investimenti e funge da unico punto di contatto con la Commissione europea.

“Ora l’Italia dovrà dimostrare di essere all’altezza”

“Capisco le polemiche e le critiche, ma dopo tutte le sofferenze che abbiamo vissuto la politica deve trovare orgoglio per un piano mai visto nella storia dell’Unione. E noi dobbiamo dimostrare di essere all’altezza“, osserva il sottosegretario agli Affari europei, Enzo Amendola. Parla di “occasione storica” il titolare della Pa, Renato Brunetta.

“Daremo dimostrazione di grande credibilità”, assicura il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, che derubrica la trattativa con l’Ue a “normali interlocuzioni, che avvengono quando si chiude una pianificazione così importante, che riguarda il futuro del Paese”. Il presidente del Consiglio, aggiunge il ministro pentastellato, “ha svolto con grande capacità questa sua figura di unità tra il nostro Paese e l’Europa e ci ha permesso di chiudere, attraverso un Cdm tra i più importanti degli ultimi anni, questo passaggio così importante, che ci vedrà nelle giornate di lunedì e martedì affrontare il Parlamento”.

Per il dem Francesco Boccia “il passaggio finale del presidente Draghi in Europa sul Pnrr è stato decisivo”. Lodi al premier anche dal segretario Pd Enrico Letta: “Draghi fa bene a essere puntuto nel negoziato con Bruxelles, ma è meglio che il negoziato avvenga prima. Avendolo fatto adesso dopo sarà tutto più semplice”. “Ci giochiamo il futuro dei prossimi anni dell’Italia. E l’abbiamo affidato alle mani più esperte che c’erano a disposizione, quelle di Mario Draghi”, commenta il presidente di Italia viva, Ettore Rosato.

Richiama alla calma Leu che con Stefano Fassina non manca di sottolineare: “A 24 ore dalle comunicazioni del Presidente Draghi a Montecitorio, è stato pubblicato sul sito della Camera il Pnrr approvato ieri sera in Consiglio dei ministri. Ovviamente, il Parlamento non è in condizioni di ‘conoscere per deliberare’ sulle singole misure di riforma contenute nel documento più importante dei prossimi anni, dato il voto previsto per martedì mattina e considerata la complessità del testo”.

(Agi)

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