Il piccolo di cicogna nato nel “santuario” degli uccelli tra le regge sabaude

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Fa parte di una covata di 5: le altre uova si schiuderanno nei prossimi giorni

In una tiepida mattinata d’aprile, il becco scuro e sgraziato di un pullo di cicogna bianca ha usato tutta la sua forza per rompere il guscio che l’ha protetto per trentacinque giorni ed affacciarsi alla vita.

Accanto a lui altre quattro uova che si schiuderanno a distanza di trentasei ore l’una dall’altra. L’uccellino pesa di poco più di 50 grammi, è avvolto da un piumaggio cinerino ed emette lo stesso verso dei coccodrilli neonati. Non è stato portato da una cicogna in un fagotto, ma è il primo nato dell’anno all’interno del Centro Cicogne e Anatidi di Racconigi. Costruito nel tempo da Bruno Vaschetti, il santuario naturale si estende per circa 21 ettari lungo le campagne che circondano il Castello di Racconigi e costituisce un rifugio per una settantina di specie di uccelli, sia migratori che stanziali.

I genitori  non possono più volare

La nascita del pullo di cicogna rappresenta un evento speciale per il Centro, perché i genitori, due eleganti e slanciati esemplari dal classico piumaggio bianco e le penne remiganti nere, non possono più volare e stazionano da circa quindici anni nel grande nido largo circa un metro e mezzo, situato davanti al prato delle oche. La femmina, proveniente da Vercelli , era stata vittima di un violento temporale che le aveva spaccato un’ala, mentre il padre, anche lui affidato al Centro Recupero Fauna Selvatica di Racconigi, si era procurato gravi fratture finendo contro i fili della luce.

I genitori  

Instancabili viaggiatori, questi esemplari non potranno mai più migrare lungo la rotta a sud-ovest che da Racconigi le spinge tutti gli anni dalla Valle Stura al Colle della Lombarda, per poi sorvolare Isola 2000, la Francia, la Spagna e svernare in Marocco e in Senegal. Eppure Bruno Vaschetti le considera preziose per l’equilibrio della natura, come tutti gli animali di cui è appassionato, e se ne prende cura insieme alla moglie Francesca ed alle figlie Enrica, Lorenza e Gabriella.

Indissolubilmente legati all’uomo sin dall’antichità, anche questi esemplari sfortunati si riproducono ogni anno, sono monogami e si alternano nella cova, allevando e proteggendo vicendevolmente i pulcini dai predatori come il Nibbio Bruno, rapace che nidifica nel parco del Castello di Racconigi, vicino alla colonia degli aironi. Quando le temperature si abbassano spalancano le grandi ali per trattenere il calore nel nido, mentre fanno ombra con il proprio corpo per proteggere i piccoli dai raggi del sole. Tolto il cibo, al quale provvede Bruno, che fornisce alla coppia 800 grammi al giorno di pesce tritato e carne, la loro disabilità non rappresenta un problema per i pulcini che non avranno bisogno di lezioni di volo, ma solo di caccia. Trascorsi circa ottanta giorni dalla schiusa potranno seguire il proprio istinto naturale, dispiegare le ali che raggiungeranno un’apertura di 220 centimetri, allungare il collo e stendere le zampe di colore arancione brillante all’indietro per planare, sfruttando le correnti che si formano sull’acqua.

L’autogrill dei migranti

Gli uccelli non conoscono confini e nel loro peregrinare tra le nuvole hanno imparato a identificare il Centro cicogne come un autogrill per l’autostrada del cielo. Così lo chiama Bruno Vaschetti, il capace e coraggioso agricoltore innamorato della natura che negli anni Ottanta decise di abbandonare le colture tradizionali della propria azienda agricola per destinarne i campi coltivati agli uccelli selvatici. Dopo vari studi e l’incontro con il centro svizzero di Altreu, allora gestito dall’ ambientalista Max Bloesch, nel 1985 realizzò un sogno, quello di riportare, a distanza di oltre trecento anni, la cicogna bianca a nidificare in Italia e più precisamente nelle campagne della Provincia di Cuneo, nel terreno che circonda la sua cascina Stramiano.

Il Centro Recupero Fauna Selvatica di Racconigi,

Da sempre le cicogne sono preda di bracconaggio, come attestato da un’ordinanza del 1540 della città di Alba, e con il passare dei secoli e lo sviluppo sfrenato della coltura intensiva del mais negli anni Ottanta, il territorio della provincia di Cuneo passa dall’essere habitat naturale per questi grandi trampolieri a ponte migratore per l’Africa. I gelsi vengono rasi al suolo, così come i pioppi bianchi e tutti gli arbusti in cui nidificavano miriadi di volatili, per far spazio ad una  monocoltura che distrugge la natura ed il paesaggio. Con intelligenza e sacrifici Bruno Vaschetti riesce a far nidificare i primi dieci esemplari provenienti dal centro svizzero, quindi, coadiuvato dalla Lipu, nel 1989 dà vita ad una vera e propria oasi capace di ospitare e tutelare anche gli anatidi; realizza quindi una piccola ed una grande palude, la zona umida in cui gli uccelli migratori possono riprodursi e sostare prima di migrare, luogo di ricerca per appassionati e studiosi provenienti da tutto il mondo. Grazie al suo impegno oltre trentaquattro coppie di cicogne abbelliscono oggi, con i loro nidi, i camini ed i campanili di Racconigi, Caramagna, Carmagnola e Cavallermaggiore e all’oasi di via Stramiano possiamo ritrovare uccelli autoctoni che erano scomparsi da tempo, come la pavoncella, il piviere dorato o il beccaccino, accanto a numerose specie di anatre, agli Aironi cinerini e guardabuoi, la Garzetta, la Nitticora, il Cormorano, ma anche la Colombella, il Picchio rosso minore, il Picchio nero, l’assiolo ed il Piro Piro Boschereccio .

(La Repubblica)

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