Draghi: il Recovery Plan è la sfida per un Paese più moderno

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Il premier: prevista una spinta al Pil del 3,6%nel 2026. Il 40% delle risorse al Sud, il 38% al green e il 25% al digitale. “L’Italia non è necessariamente destinata al declino”, si legge nella bozza del piano. La supervisione affidata a un comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio

Il governo stima che nel 2026, anno di conclusione del Recovery plan, “il prodotto interno lordo sarà del 3,6 per cento più alto rispetto all’andamento tendenziale e l’occupazione di quasi 3 punti percentuali”. È quanto si legge nella premessa alla bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza a firma di Mario Draghi, pubblicata da Il Foglio.

Gli investimenti previsti nel Piano, sottolinea Draghi nella premessa del testo ancora non definitivo, “porteranno inoltre a miglioramenti marcati negli indicatori che misurano la povertà, le disuguaglianze di reddito e l’inclusione di genere, e un marcato calo del tasso di disoccupazione giovanile. Il programma di riforme potrà ulteriormente accrescere questi impatti”.

Il 40 per cento circa delle risorse del Piano sono destinate al Mezzogiorno, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale”, afferma ancora Draghi. Il Piano, si legge ancora, “è in piena coerenza con i sei pilastri del Next Generation Eu e soddisfa i parametri fissati dai regolamenti europei, con una quota di progetti ‘verdi’ pari al 38 per cento del totale e di progetti digitali del 25 per cento”.

“La supervisione politica del Piano è affidata a un comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio a cui partecipano i ministri competenti”, specifica ancora la bozza. “Il governo ha predisposto uno schema di governance del Piano – si legge nel testo – che prevede una struttura di coordinamento centrale presso il ministero dell’Economia. Questa struttura supervisiona l’attuazione del piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione europea, invio che è subordinato al raggiungimento degli obiettivi previsti”.

Questa struttura di coordinamento è affiancata da “una struttura di valutazione e una struttura di controllo. Le amministrazioni sono invece responsabili dei singoli investimenti e delle singole riforme e inviano i loro rendiconti alla struttura di coordinamento centrale. Il governo costituirà anche delle task force locali che possano aiutare le amministrazioni territoriali a migliorare la loro capacità di investimento e a semplificare le procedure”.

“L’Italia deve combinare immaginazione e creatività a capacità progettuale e concretezza. Il governo vuole vincere questa sfida e consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solidale”, dice ancora il presidente del Consiglio.

Il minor incremento del Pil rispetto agli altri Paesi europei registrato negli ultimi vent’anni e il “deludente” andamento della produttività sono “problemi che rischiano di condannare l’Italia a un futuro di bassa crescita da cui sarà sempre più difficile uscire. La storia economica recente dimostra, tuttavia, che l’Italia non è necessariamente destinata al declino“, si legge ancora nella bozza, che ricorda: “Nel secondo Dopoguerra, durante il miracolo economico il nostro paese ha registrato tassi di crescita del pil e della produttività tra i più alti d’Europa.

“Il Pnrr – sottolinea ancora il premier – è parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese. Il governo intende aggiornare e perfezionare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile; ambiente e clima; idrogeno; automotive; filiera della salute”.

Presso la Presidenza del Consiglio, si afferma nella bozza, “viene costituito un apposito Ufficio per la razionalizzazione e semplificazione delle leggi e dei regolamenti, per permettere una continuità di proposte e di interventi nel processo di semplificazione normativa”. Più in generale, sottolinea Draghi, “la riforma finalizzata alla realizzazione e semplificazione della legislazione abroga o modifica leggi e regolamenti che ostacolano eccessivamente la vita quotidiana dei cittadini, le imprese e la Pubblica amministrazione”. Questa riforma “interviene sulle leggi in materia di pubbliche amministrazioni e di contratti pubblici, sulle norme che sono di ostacolo alla concorrenza, sulle regole che hanno facilitato frodi o episodi corruttivi. E’ potenziato il Dipartimento affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio”.

(Agi)

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