Riaperture, ira delle Regioni che scrivono a Draghi: “Sposti il coprifuoco”. Gelmini: “Ci saranno deroghe anche sulla scuola”

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Zaia: “Così si danneggia la stagione turistica”. Emiliano: “Mi aspetto un cambiamento”.

Toti: “Ancora una volta penalizzati organizzatori eventi, matrimoni e cerimonie”. Salvini: “Contrario a questa misura, ma la Lega resta nel governo”

“Ci saranno deroghe alle lezioni in presenza e il coprifuoco alle 22 non durerà fino al 31 luglio”. Ad annunciarlo, nel pomeriggio, è stata la ministra agli Affari regionali, Maria Stella Gelmini, dopo una mattinata di proteste da parte dei governatori delle Regioni. All’indomani del consiglio dei ministri in cui il premier Draghi ha stabilito che il coprifuoco resterà alle 22 e non sarà spostato quindi alle 23 (come richiesto da Lega e Regioni), oggi i presidenti sono tornati a pressare l’esecutivo. Da Fedriga a Zaia, da Toti a Emiliano, i governatori hanno chiesto  a gran voce un cambiamento e nel corso del vertice straordinario di oggi pomeriggio, convocato d’urgenza, hanno scritto al premier: “La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome – si legge in una nota – ha deciso di inviare una lettera al presidente del Consiglio per sottoporre alla sua attenzione le proposte prioritarie rispetto alle misure in via di adozione con il prossimo decreto legge, dando la disponibilità per un incontro urgente prima della pubblicazione del provvedimento”. Posticipare il coprifuoco dalle 22 alle 23 è  una delle richieste contenute nella lettera che le Regioni hanno inviato al premier Mario Draghi. “In ragione dell’approssimarsi della stagione estiva caratterizzata dall’ora legale e, in considerazione della riapertura delle attività sociali e culturali”.

Intanto, dal centrodestra arrivano nuovi attacchi al governo. “Il nostro obiettivo è la libertà: senza supporto scientifico, è folle pensare che dopo le 22 uno debba giustificare di essere per strada, nel Paese dove lavora e paga le tasse”, ha ribadito oggi Matteo Salvini. Il leader del Carroccio ha poi chiarito che, nostante la sua contrarietà ad alcune misure del nuovo decreto anti-Covid, la Lega non intende lasciare la maggioranza di governo. “Dobbiamo tenere duro – ha chiarito Salvini – Siamo entrati in un governo strano, ma abbiamo le spalle larghe. Pd e 5 Stelle sperano che la Lega esca dal governo? Se lo scordino”. Salvini ha poi lanciato un allarme: “Con il coprifuoco alle 22 è a rischio la stagione dell’Arena di Verona, una cosa folle”. Ma il ministro alla Cultura, Dario Franceschini, ha replicato seccato: “Una norma del decreto prevede, come lo scorso anno, la possibilità di derogare al limite massimo di 1000 spettatori all’aperto, con decisione della conferenza delle regioni. Quindi, come lo scorso anno, l’Arena potrà avere la deroga su iniziativa della Regione Veneto”.

Non smorza le polemiche sul coprifuoco neanche Giorgia Meloni. ” Non penso che si possa definire un ‘decreto riaperture’ quello che è stato approvato ieri dal governo – dice la leader di Fratelli d’Italia – Prevedere il coprifuoco alle 22 fino al 31 luglio è una misura folle, devastante, assolutamente irragionevole e punitiva”.

La scuola

“Sulla scuola c’è un problema politico e istituzionale importante – aveva attaccato in mattinata il presidente della Conferenza Stato Regioni, Massimiliano Fedriga  – in Consiglio dei ministri è stato cambiato un accordo siglato tra istituzioni e questo è un precedente molto grave, non credo sia mai successo”.

“Se si cambia idea – sottolinea Fedriga – si convocano le parti con le quali si erano trovati gli accordi e si rimodulano. Io oggi ho convocato una Conferenza delle Regioni straordinaria e sono in contatto con Anci e Upi”. “In questo caso – ha concluso il governatore del Friuli Venezia Giulia – si prescinde dalle sensibilità politiche, si è incrinata la leale collaborazione tra Stato e Regioni”. Ma proprio sul tema della scuola interviene la ministra agli Affari regionali, Maria Stella Gelmini. “Sulla didattica in presenza – dice – le Regioniavevano chiesto di partire dal 60% ed in questo senso avevamo raggiunto un accordo. Draghi ha chiesto di fare uno sforzo ulteriore, ha posto un obiettivo minimo più alto, per cercare di far tutti meglio, ogni giorno. Nel decreto ci sarà scritto il 70%: ma non metteremo a rischio nessuno. Se non sarà possibile assicurare queste quote – conclude – Regioni ed enti locali potranno derogare. Stiamo lavorando per trovare la quadra”.

Quanto al coprifuoco Fedriga aggiunge: “Noi, come Conferenza delle Regioni, abbiamo proposto lo spostamento del coprifuoco alle 23. Sembra incomprensibile chiedere di lasciare il ristorante alle 21.30 per rientrare a casa entro l’orario stabilito. Un’ora in più non penso che rappresenti un problema per il rischio pandemico. La proposta è assolutamente responsabile ed è arrivata all’unanimità all’interno della Conferenza”.

La protesta degli altri governatori

A protestare contro la decisione dell’esecutivo di non spostare il coprifuoco sono anche gli altri governatori. “Così mettiamo a rischio la prossima stagione turistica”, attacca il presidente del Veneto, Luca Zaia.  “Voi – ha chiesto ai giornalisti in conferenza stampa – andreste in vacanza in un posto dove alle 22 dovete chiudervi in albergo o in tenda se andate in campeggio? No cerchereste un posto dove il coprifuoco non c’è”. Dello stesso avviso è il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che a Timeline su SkyTg24 dice: “Prevedere il coprifuoco alle 22 fino al 31 luglio è una misura folle, devastante, assolutamente irragionevole e punitiva”.

Polemico anche il presidente della Liguria, Giovanni Toti. “La conferma del coprifuoco alle 22, l’apertura di cinema e teatri e, allo stesso tempo, il divieto di mangiare all’interno di un ristorante, come invece prima era consentito fare in zona gialla, sono decisioni che oltre a essere incoerenti colpiscono sempre gli stessi”, scrive Toti su Facebook. E aggiunge: “Ancora una volta vengono penalizzati gli organizzatori di eventi, matrimoni e cerimonie che saranno impossibilitati a lavorare la sera nel pieno della stagione più gettonata. Così non va, è il buonsenso che lo dice”.

Le misure in sintesi

Da lunedì 26 aprile riaprono bar e ristoranti all’aperto in zona gialla, ma il caffè al banco all’interno del bar non si potrà prendere. Gli stabilimenti balneari, le piscine all’aperto ripartono e i centri commerciali riaprono dal 15 maggio in zona gialla. Sempre da lunedì 26 invece riaprono mostre, musei, cinema, teatri e sale da concerto ma con ingressi contingentati. Le palestre ripartono dal primo giugno, fiere e congressi dal 15 giugno in zona gialla. Quanto alla scuola, nelle zone rosse la percentuale degli studenti delle superiori in classe sarà dal 50 al 75%, nelle zone arancioni e gialle la soglia minima sarà dal 70% in poi.

 

(La Repubblica)

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