Next Generation Eu. Un progetto per Roma che nasca dai cittadini. L’appello della “Rete dei Numeri Pari”

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Lettera del Coordinatore nazionale della Associazione “Rete Numeri Pari” al Direttore di Avvenire

Caro direttore, le proposte per utilizzare i fondi messi a disposizione dal Next Generation Eu( NgEu) per la capitale d’Italia sono gravemente insufficienti. Le responsabilità non sono solo imputabili alla giunta Raggi, ma a tutti i gruppi dirigenti che hanno governato Roma negli ultimi quindici anni. Dipendono soprattutto dall’assenza di una visione politica e culturale per Roma e dalla incapacità di garantire la partecipazione di cittadini e soggetti sociali.

I fondi non vanno solo spesi bene, ma devono servire innanzitutto per la transizione ecologica e per l’inclusione sociale, utilizzando il metodo della co-programmazione come previsto dall’art. 3 del Codice di Partenariato europeo. Significa mobilitare sia le forze produttive sia quelle sociali per ripensare i nostri stili di vita e i nostri consumi, investendo su un nuovo modello culturale capace di dare forza e gambe a una nuova economia sostenibile ed equa. La transizione ecologica auspicata dal NgEu non può avvenire senza una transizione culturale e senza la partecipazione dei soggetti sociali, indispensabili per ottenere risultati soprattutto per gli interventi nei territori marginali.

Abbiamo bisogno di definire un’Agenda Urbana per una città sostenibile che integri le risorse provenienti dalle diverse ‘missioni’ del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), così da garantire la ri-territorializzazione dei fondi. Il nodo romano della Rete dei Numeri Pari ha promosso incontri e gruppi di lavoro su come utilizzare i fondi del NgEu in modo da garantire l’obiettivo dell’inclusione delle fasce più deboli e interventi prioritari nelle aree periferiche.

Le proposte sono state presentate durante un’assemblea straordinaria del Consiglio Comunale di Roma Capitale lo scorso 24 febbraio. Eccole. 1) Osservatorio delle Disuguaglianze che faccia un monitoraggio e una mappatura delle condizioni di povertà e marginalità secondo una serie di indicatori sociali, economici, ambientali, educativi, ecc.

Fondamentale, è che l’osservatorio possa avvalersi di open data non solo provenienti da enti pubblici, ma anche da enti privati al fine di avere un monitoraggio in tempo reale.

2) Stanziamento di fondi sui territori fragili della città al fine di sviluppare progetti locali di economia sociale che rispondano alle esigenze del territorio, anche negli ambiti dell’innovazione digitale e della sostenibilità ambientale, tramite il rafforzamento dell’imprenditoria sociale. Oltre a stanziare risorse specifiche e mirate, è necessario che le risorse pubbliche regolarmente stanziate dal Pnrr siano investite tramite gare di appalto pubbliche che abbiano una premialità verso l’impatto sociale e territoriale. 3) Creazione delle infrastrutture sociali per incentivare il mutualismo: affinché le pratiche di economia sociale prendano piede, è necessario garantire l’accessibilità agli spazi disponibili e sottoutilizzati, e ai terreni inutilizzati nelle città. Questi spazi potrebbero essere asili, centri antiviolenza, palestre popolari, biblioteche.

4) Diritto all’abitare e il diritto al reddito come diritti all’esistenza, strumenti di emancipazione dal ricatto della rendita privatistica e dalle mafie, da garantire in forma indiretta anche attraverso la casa.

5) Governance partecipata tra amministrazione, parti sociali, Terzo settore, società civile. Un esempio è il Community-Led Local Development- Clld (uno strumento per promuovere lo sviluppo locale gestito dalla popolazione locale) che è stato adottato in varie città, fra cui Lisbona.

6) Rafforzamento delle capacità amministrative tramite il potenziamento dell’Ufficio Europa in modo da poter garantire una efficace gestione delle risorse, su scala urbana e metropolitana. Vi deve essere un luogo o soggetto unico che abbia la responsabilità della progettazione ed esecuzione per garantire la velocità che ci è chiesta dall’Europa. A tal fine è inoltre fondamentale investire anche sulle competenze del personale. Roma può e deve essere il primo laboratorio d’Italia a sperimentare un’Agenda urbana per una città sostenibile promossa con cittadini e reti sociali.

Coordinatore nazionale Rete Numeri Pari

(Avvenire)

LA RETE DEI NUMERI PARI

La Rete dei Numeri Pari ha come obiettivo il contrasto alla disuguaglianza sociale per una società più equa fondata sulla giustizia sociale e ambientale.

La Rete – che prende idealmente il testimone dalla campagna Miseria Ladra ed è stata inizialmente promossa dal Gruppo Abele e da Libera – unisce centinaia di realtà sociali diffuse in tutta Italia che condividono l’obiettivo di garantire diritti sociali e dignità a quei milioni di persone a cui sono stati negati (associazioni, cooperative sociali, movimenti per il diritto all’abitare, reti studentesche, centri antiviolenza, parrocchie, comitati di quartiere, campagne, circoli culturali, scuole pubbliche, biblioteche popolari, centri di ricerca, presidi antimafia, progetti di mutualismo sociale, spazi liberati, fabbriche recuperate, reti, fattorie sociali e cittadine e cittadini). La Rete fa parte dei Movimenti Popolari protagonisti degli incontri mondiali organizzati su iniziativa di Papa Francesco.

La Rete si impegna a rafforzare l’azione tra “eguali” e si articola in Nodi territoriali composti dai soggetti iscritti che in maniera autonoma promuovono attività, vertenze e progetti sui territori, condividendo a livello nazionale l’impegno e gli obiettivi definiti dal documento generale promosso da tutti i soggetti della Rete.

Numeri Pari portano avanti forme di democrazia partecipativa e comunitaria che garantiscono orizzontalità, massima partecipazione e trasparenza nella presa di decisione, rispondendo così alla grave crisi della rappresentanza politica che continua a ridurre gli spazi della partecipazione e della deliberazione, aumentando ulteriormente le disuguaglianze.

La Rete dei Numeri Pari costruisce un’alleanza orizzontale che in ogni realtà locale autonomamente decide il da farsi, converge o confligge con l’Amministrazione in base alle diverse assunzioni di responsabilità da parte della stessa.

La Rete dei Numeri Pari non pretende di generare una nuova struttura, ma promuove il coordinamento delle realtà già esistenti che ne fanno parte su obiettivi condivisi; sviluppa strumenti e opportunità di cooperazione nel territorio, in luoghi dove non esistono; mette a disposizione meccanismi di partecipazione in modo che siano sostenibili non solo per gli attivisti, ma per la cittadinanza in generale; promuove attività e progetti che rafforzano la partecipazione, prendendo decisioni che siano vincolanti.

La Rete ritiene che l’unico modo per essere credibili agli occhi delle persone che vivono in condizioni difficili sia sporcarsi le mani praticando attività di mutualismo (mense, attività extracurricolari gratuite, fabbriche recuperate, popolare dentista, sportelli di ascolto psicologici, mercati del riuso e del riciclo, corsi di pane, pasta e sartoria, corsi di italiano, accoglienza diffusa ecc). In questo modo, mentre si realizzano campagne e proposte politiche, si creano soluzioni concrete per rispondere alla condizione materiale delle persone.

Numeri Pari si rivedono nella visione dell’ecologia integrale che mette al centro la necessità urgente di un cambio strutturale definitivo del modello produttivo e di sviluppo affinché la vita sia degna. 

Per questo riteniamo prioritario:

  1. mettere l’economia al servizio dei popoli;
  2. costruire la pace e la giustizia;
  3. difendere la Madre Terra.

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