Il Recovery Plan da 221,5 miliardi: aule cablate, treni veloci e navi green

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Il Tesoro monitora, ministeri e enti locali attuano il Piano

Le aule cablate nelle scuole, ma anche procedure semplificate per le rinnovabili. E poi la rigenerazione urbana per i Comuni sopra i 15mila abitanti e ancora un pacchetto salute calibrato sulla “casa come primo luogo di cura”.

Ma anche un nuovo impulso alla digitalizzazione della Pubblica amministrazione e alla banda ultralarga “in tutto il Paese”. Sono in tutto 39 le azioni principali che il Governo punta a mettere in campo con il Recovery. Tutto messo nero su bianco in un documento del ministero dell’Economia, di cui Huffpost è in possesso, e che sarà presentato al Consiglio dei ministri in programma venerdì a palazzo Chigi. Tra le priorità anche le ferrovie: l’Alta velocità Salerno-Reggio Calabria, ma anche la Brescia-Verona-Vicenza e altre tratte, da Nord a Sud.

Gli obiettivi del piano Draghi: riparare i danni della pandemia e affrontare le debolezze strutturali

Piano nazionale di ripresa e resilienza-Pnrr Italy è il titolo del documento che si apre con uno sguardo di insieme al piano. Due gli obiettivi chiave: riparare i danni economici e sociali della pandemia e contribuire ad affrontare le debolezze strutturali dell’economia italiana. Questo secondo obiettivo guarda a quattro debolezze da aggredire: ampi e perduranti divari territoriali, un basso tasso di partecipazione femminile, una crescita debole della produttività e i ritardi nell’adeguamento delle competenze tecniche, nell’istruzione e nella ricerca.

I soldi: 221,5 miliardi in tutto, tra Recovery plan e il Fondo finanziato con il deficit

Gli investimenti complessivi sono pari a 221,5 miliardi: 191,5 miliardi entrano nel Recovery plan mentre 30 miliardi si aggiungono con il Fondo complementare istituito dal Governo e finanziato con il deficit. Confermate le sei missioni del piano Conte, quello approvato il 12 gennaio. Sono digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione sociale; salute.

La suddivisione delle risorse: 57 miliardi al green, 42,5 miliardi al digitale. Alla salute 15,6 miliardi

Alla prima missione, quella della digitalizzazione e dell’innovazione, vanno 42,5 miliardi, il 22% del totale. Sono 57 i miliardi i soldi che andranno al green (il 30% del totale) mentre sono 25,3 i miliardi destinati alle infrastrutture per una mobilità sostenibile (13%). La missione istruzione e ricerca assorbirà 31,9 miliardi (il 17% delle risorse totali), mentre all’inclusione e alla coesione andranno 19,1 miliardi. Alla salute 15,6 miliardi (l′8% del totale).

Prima e dopo. Il confronto tra il piano Draghi e quello Conte: più soldi per istruzione e ricerca

Alcune missioni subiscono un’asciugatura rispetto al piano di Conte da 210,91 miliardi . Alla salute, ad esempio, il vecchio Recovery assegnava 18,1 miliardi (in totale 19,72 aggiungendo i soldi del React Eu, un altro fondo del Next Generation Eu). Ora i miliardi sono 15,6 miliardi. Ma gli altri fondi del pacchetto Next Generation Eu e soprattutto il Fondo complementare da 30 miliardi riallineano il tutto. Se ai 15,6 miliardi del Recovery plan si aggiungono 1,71 miliardi del React Eu e 2,89 miliardi del Fondo si arriva a 19,7 miliardi, cioè alla stessa cifra del vecchio piano.

Una missione – Istruzione e Ricerca – avrà invece più soldi a disposizione. Nel piano Conte, infatti, le risorse per l’istruzione ammontavano a 26,66 miliardi. Nella nuova bozza all’istruzione vanno invece 31,9 miliardi. La missione digitale e innovazione passa da 45,50 a 42,5 miliardi, mentre il green da 67,49 miliardi a 57 miliardi. La missione mobilità sostenibile scende da 31,98 miliardi a 25,3 miliardi. Quella per l’inclusione e la coesione passa da 21,28 miliardi a 19,1 miliardi.

Il cashback esce dal Recovery, ma resta in vigore. Allo studio correttivi sui micropagamenti

Il Recovery di Conte includeva anche il programma per incentivare i pagamenti con il bancomat e la carta di credito. Il piano Draghi cancella invece l’opzione di utilizzare i fondi europei, in sostituzione di quelli nazionali, per sostenere così il cashback che è operativo. Il programma resta quindi attivo anche se il Governo sta valutando di introdurre alcuni correttivi sui micropagamenti che vengono utilizzati in modo improprio per entrare nella fascia dei primi 100mila e accedere così al super cashback da 1.500 euro.

I 30 miliardi del Fondo: 8,2 miliardi per il superbonus (in tutto 18,5 miliardi ma senza proroga al 2023 come vogliono i 5s)

Ecco come i soldi del Fondo andranno ad aggiungersi a quelli del Recovery plan vero e proprio. Al green andranno 11,65 miliardi, che si sommeranno ai 57 miliardi previsti nel piano: il totale salirà quindi a 68,6 miliardi. Dei circa 12 miliardi aggiuntivi sono 8,2 quelli destinati al superbonus. La misura dell’ecobonus al 110% potrà contare in tutto su 18,5 miliardi (gli stessi del piano Conte), ma non c’è la proroga al 2023 che vogliono i 5 stelle.

Altri 6,13 miliardi andranno al digitale e alla mobilità (banda larga e 5G avranno 1,4 miliardi), mentre 3,25 miliardi alla missione Inclusione e coesione, ancora 2,89 miliardi, come si diceva, alla sanità.

Soldi per le navi green e per i porti di Trieste e Genova 

In tutto sono 29 gli investimenti che saranno finanziati con il Fondo. Tra questi anche quelli legati a tecnologie satellitari e all’economia spaziale (1,3 miliardi), ma anche soldi per investimenti sul patrimonio culturale, edifici e aree naturali (1,76 miliardi). Saranno rinnovate le flotte dei bus, soldi anche per le navi green per sostituire i mezzi inquinanti. Ai porti 2,8 miliardi in tutto, compresa la sostenibilità ambientale: in particolare soldi per Trieste e per la Diga foranea del porto di Genova. Ci sono soldi anche per la ricostruzione delle aree del terremoto del 2009 e del 2016, a L’Aquila e nel Centro Italia: 1,7 miliardi. Al polo di produzione cinematografica di Cinecittà andranno 300 milioni.

Così il pacchetto Draghi arriva a 221,5 miliardi

Se quindi cinque missioni su sei del nuovo Recovery plan subiscono un’asciugatura rispetto al piano Conte, il Fondo complementare da 30 miliardi fa lievitare gli importi delle missioni e porta l’intero pacchetto a 221,5 miliardi. Più soldi e più progetti perché il governo Conte aveva elaborato un Recovery plan da 209,9 miliardi, per arrivare a un pacchetto totale di 222,9 miliardi con i soldi del React Eu. Il Governo Draghi, invece, a fronte di un Pnrr più leggero, pari a 191,5 miliardi, aggiunge il Fondo da 30 miliardi e arriva a 221,5 miliardi. I 30 miliardi, come si diceva, sono presi dal deficit, fuori dal perimetro dei soldi messi a disposizione dal Recovery tra soldi a fondo perduto e prestiti.

Le 36 azioni. Spinta all’idrogeno, 25 miliardi tra Alta velocità e strade. Alle politiche attive per il lavoro vanno 6 miliardi 

La missione Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura prevede cinque azioni principali: digitalizzazione della Pa, incentivi per la transizione digitale e l’adozione di tecnologie innovative, la banda ultralarga e connessioni veloci in tutto il Paese. E poi ancora il sostegno alle filiere, all’internazionalizzazione e agli investimenti in tecnologie satellitari. Il turismo e la cultura da rilanciare “tramite un approccio digitale e sostenibile”, garantendo un migliore accesso e uno sfruttamento dei siti culturali e turistici”.

Sette sono invece le azioni della transizione ecologica. Tra queste spicca il sostegno alla produzione e all’uso dell’idrogeno nell’industria e nei trasporti. Ma anche la semplificazione delle procedure di autorizzazione per le rinnovabili. Forte accento anche sulle reti elettriche e sugli investimenti per ridurre i rischi del dissesto idrogeologico. La missione Infrastrutture per una mobilità sostenibile punta sull’Alta velocità ferroviaria e sulla manutenzione delle strade: 25 miliardi in tutto.

Scuole moderne, cablate e orientate all’innovazione “grazie anche ad aule didattiche di nuova concezione” è il titolo dell’azione denominata scuola 4.0. Insieme ai soldi per asili nido, materne e ai servizi per la prima infanzia costituiscono il fulcro della missione Istruzione e ricerca. L’inclusione e la coesione – la quinta missione – punta sullo sviluppo dei centri per l’impiego, ma anche sulle politiche attive per il lavoro: 6 miliardi per riportare i disoccupati nel mondo del lavoro. Spazio anche alla rigenerazione urbana per i Comuni sopra 15mila abitanti e agli investimenti infrastrutturali per le Zone economiche speciali. L’ultima missione – la salute – punta sulla casa come primo luogo di cura (assistenza domiciliare), ma anche sulla telemedicina e sugli ospedali di comunità.

L’Alta velocità Salerno-Reggio Calabria, la Roma-Pescara, il collegamento Napoli-Bari. Tutte le ferrovie che saranno finanziate con il Recovery

La lista comprende la Salerno-Reggio Calabria, la Roma-Pescara, la linea Palermo-Catania-Messina. Ancora la linea Taranto-Battipaglia, Brescia-Verona-Vicenza, Orte-Falconara, Liguria-Alpi, Verona-Brennero, Napoli-Bari, Verona-Brennero. In via di definizione l’elenco delle linee ferroviarie regionali che saranno finanziate sempre con il Recovery.

Niente obbligo di rendicontazione a Bruxelles per i progetti inclusi nel Fondo

I progetti che non rientrano nel Recovery plan, come si diceva, saranno finanziati con il Fondo da 30 miliardi. Con una differenza sostanziale: nessun obbligo di rendicontazione a Bruxelles e possibilità di scadenze più lunghe rispetto al 2026 in alcuni casi. Ma come i progetti del piano da 191,5 miliardi, anche quelli che si alimenteranno con il Fondo avranno step e target e saranno “soggetti ad attento monitoraggio al pari di quelle del Pnrr”.

L’impatto sull’economia: 3 punti di Pil in più nel 2026

Il Recovery è lo strumento per rilanciare la crescita, a sua volta fondamentale per ridurre il debito già imponente e lievitato ancora con le spese per la pandemia. Il Governo ha inserito nel Recovery plan alcune stime: la crescita media del Pil nel 2022-2026 sarà di 1,4 punti più alta rispetto al 2015-2019. Nel 2026, quando il Recovery terminerà, il Pil sarà di tre punti percentuali più alto rispetto a uno scenario base, cioè senza il piano.

Chi gestisce i soldi del Recovery? Il Tesoro “punto unico di contatto” con Bruxelles

Il monitoraggio e la rendicontazione dei soldi sono “incentrati” sul ministero dell’Economia. Sarà il Tesoro guidato da Daniele Franco a monitorare e controllare l’avanzamento del Recovery plan e ad essere “il punto unico per le comunicazioni con la Commissione europea”. Poi c’è l’attuazione: altro non sono che i soggetti che devono veicolare le risorse sul territorio. Spetterà ai ministeri e agli enti locali realizzare gli investimenti e le riforme entro i tempi concordati, ma anche gestire i soldi in modo corretto ed efficace.

Pa, giustizia e appalti. Le riforme per il Recovery

Due riforme strutturali – quella della giustizia per ridurre la durata dei processi e quella della Pubblica amministrazione – ma anche altre riforme giudicate “abilitanti”, come le semplificazioni per la concessione di permessi e autorizzazioni e interventi sul Codice degli appalti. Il Governo pensa anche a “riforme settoriali specifiche come nuove regole per la produzione di rinnovabili e interventi sul contratto di programma per le Ferrovie”.

(Huffpost)

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