Grillo, bufera dopo il video sul figlio accusato di stupro. Deputata M5S: anch’io vittima

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“Ho avuto una relazione con una persona violenta per un breve periodo e per elaborare quanto era successo ci ho messo sei mesi, poi ho denunciato”.

Sono quasi le otto di sera quando Federica Daga, deputata M5S, accetta di commentare le parole di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro, accusato di stupro di gruppo. “Io ringrazio che ci sia il codice rosso, che consente alle donne di denunciare anche dopo sei mesi dal fatto, mentre io ho avuto solo tre mesi e infatti non ho potuto denunciare tutto quello che mi era successo. Mi dispiace per Beppe, la giustizia è lenta e io sono in causa da cinque anni. Non può essere così lunga una causa, non sai cosa ti può succedere nell’attesa”, aggiunge la parlamentare pentastellata. La parlamentare ammette dunque di essere stata vittima di violenza e di non avere saputo denunciare subito, come tutte le donne a cui è capitato. “Umanamente mi dispiace per Beppe, il suo è il dolore di un padre. Quasi non riesco a commentare ciò che ha detto.

Un’altra esponente dei Cinque Stelle attacca pesante, proprio dalla sardegna, la regione dove sarebbe avvenuto lo stupro di gruppo. “Il video di Beppe Grillo a difesa del figlio, indagato per violenza sessuale insieme ad altri due ragazzi, è imbarazzante almeno per una ragione”, scrive su Facebook Patrizia Cadau, consigliera M5S al Comune di Oristano. “In un passaggio Grillo sostiene che la presunta vittima non sia credibile per il fatto di avere denunciato lo stupro dopo otto giorni. Chiunque abbia a che fare con le vittime di abusi sa che la rimozione del trauma, la vergogna e il senso di colpa scatenati dalla violenza sono il muro insormontabile che le separa dalla denuncia. Una vittima denuncia quando riesce a superare la paralisi dell’omertà e della vergogna che l’hanno ingoiata come una melassa e non esistono tempi ‘ragionevoli’ per l’elaborazione del trauma, ognuno ha i suoi e spesso non basta una vita per arrivare all’accettazione di quello che è successo.”

Anche Matteo Salvini in tarda serata non risparmia critiche a Grillo: “Spero che la linea difensiva di questo ragazzo, che mi auguro sia innocente, non sia che la ragazza ha denunciato troppo tardi. Una donna che ha subito una violenza è la vittima e non deve giustificare perché ci ha messo una settimana. Una è la vittima e l’altro deve giustificare se è rapporto consensuale o no”, “anche se infilare la bottiglia di Vodka nella bocca di qualcuno, quattro contro uno non è il massimo della vita…” . Per concludere: “Un ministro che ha fatto rispettare la legge rischia più di uno stupratore, perché uno stupratore in Italia rischia 12 anni, io ne rischio 15.

L’accusa che pende sulla testa del giovane Ciro è pesante: avrebbe violentato insieme ad altri tre ragazzi una studentessa. La difesa del fondatore del M5s nel video è a tutto campo e immediata scatena una durissima reazione politica. Il tutto parte da una domanda (con annessa risposta) di Grillo: «Perché non li avete arrestati subito? Perché vi siete resi conto che non è vero che c’è stato lo stupro». Quindi, la chiosa disperata, urlata: «Se dovete arrestare mio figlio perché non ha fatto niente, allora arrestate anche me, perché ci vado io in galera».

Sono passati quasi due anni da quella notte del luglio 2019 quando, dopo una serata passata al Billionaire in Costa Smeralda, i quattro giovani avrebbero violentato – questa l’accusa – la 19enne milanese di origine scandinava in vacanza nel nord Sardegna con un’amica. Concluse le indagini a novembre 2020, la Procura di Tempio Pausania, competente per il territorio della Gallura, sta per tirare le fila dell’inchiesta. A breve trasferirà gli atti al Gup del Tribunale e si conoscerà la sua scelta: richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione. I legali hanno ribadito come i ragazzi si siano dichiarati innocenti «fin dall’inizio dell’inchiesta».

Ora alla loro voce si somma anche quella, altisonante, di Grillo senior: «Una persona che viene stuprata la mattina, il pomeriggio fa kitesurf e denuncia dopo 8 giorni è strano. E poi c’è un video in cui si vede un gruppo che ride, ragazzi di 19 anni che si divertono e ridono in mutande», perché «sono quattro coglioni, non quattro stupratori». Ma Beppe non è l’unico papà coinvolto in questa storia. Ci sono anche i genitori della studentessa che ha denunciato, i quali, attraverso una nota divulgata dall’avvocato Giulia Bongiorno, si dicono «distrutti. Il tentativo di fare spettacolo sulla pelle altrui è una farsa ripugnante – affermano -. Cercare di trascinare la vittima sul banco degli imputati, cercare di sminuire e ridicolizzare il dolore sono strategie misere».

Tra i primi a commentare la vicenda c’è la Lega di Matteo Salvini: «Garantismo a giorni alterni. Il sabato Salvini è colpevole, il lunedì suo figlio è innocente». Da Iv la capogruppo alla Camera Maria Elena Boschi non usa mezzi termini: «Che Grillo usi il suo potere mediatico e politico per assolvere il figlio è vergognoso». Nel Pd, intervengono un pò tutti, tra questi la presidente Valentina Cuppi e la capogruppo in Senato Simona Malpezzi stigmatizzando «il frasario tipico di chi colpevolizza la vittima, parole sconcertanti».

 

Il primo a solidarizzare con il fondatore del M5s era stato Alessandro Di Battista: «Sei un papà e ti capisco. Spero che tutto si possa chiarire e alla svelta. Coraggio Beppe». Per il Movimento – dove pure serpeggia più di qualche imbarazzo – interviene il capo politico Vito Crimi: esprime vicinanza umana al fondatore, si dice fiducioso «nel lavoro della magistratura» e auspica che «i fatti vengano trattati dai media evitando conclusioni affrettate e la ricerca di sensazionalismi». Al dibattito partecipano anche direttori di giornali e Tg.

«Come padre, solidarizzo con Grillo», ma «come giornalista non posso non notare che il giustizialismo colpevolista praticato sistematicamente dal Movimento creato da Grillo contro i familiari degli avversari politici si trasforma in garantismo in questa occasione», scrive su Facebook il direttore del TgLa7, Enrico Mentana. Su una linea analoga Massimo Giannini, direttore della Stampa: «Capisco il dolore di un padre, ma se c’è una denuncia si indaga. E processare, assolvere o condannare spetta ai giudici, non ai parenti».

Non risparmiano Grillo neanche gli alleati: “C’e’ un’accusa grave e un processo durante il quale l’imputato si potra’ difendere, avvalendosi di tutte le garanzie previste dalla legge. In una democrazia liberale funziona cosi’, sempre e per tutti i reati, a prescindere dal grado di parentela dell’imputato. Le parole di Grillo puntano invece a screditare una ragazza che ha denunciato uno stupro. Questo gia’ di per se’ non e’ accettabile, le motivazioni, poi, lo sono ancora meno”. Cosi’ la vicepresidente del Senato e responsabile Giustizia del Pd, Anna Rossomando.

Caustica Giorgia Meloni, che si trattiene fino alle 21, poi rilascia una dichiarazione: «Il video di Grillo mi ha colpito e anche il modo in cui ha minimizzato su un tema pesante come quello della presunta violenza sessuale, dire ‘4 ragazzi in mutandè è una frase forte. Sicuramente è una questione molto complessa e difficile e a differenza di Grillo e del suo partito io non faccio politica su queste cose». E ha aggiunto: «Mi è sembrato molto distonico un Beppe Grillo che attacca la magistratura dopo aver usato il giustizialismo spinto per tanti anni e averne fatto cassa di voti. Ma oltre non vado, perché non conosco la vicenda giudiziaria e mi rendo conto che quando vengono colpiti gli affetti importanti, si può perdere la testa».

“È evidente come Grillo manchi del tutto della consapevolezza di come si sente una vittima di stupro e di quali siano i suoi diritti. Si meraviglia del fatto che la giovane presunta vittima della violenza carnale imputata a suo figlio e ai suoi amici abbia presentato la denuncia qualche giorno dopo, come le e’ consentito dalla legge. Grillo minimizza l’accaduto e da’ un pessimo esempio, come genitore, come influencer e come figura di riferimento di un partito di Governo”. Cosi’ la co-portavoce dei Verdi Elena Grandi e le componenti dell’Esecutivo nazionale Fulvia Gravame, Luana Zanella e Fiorella Zabatta che, a nome delle donne Verdi, proseguono: “Secondo il comico genovese, siccome il video mostra giovani maschi che si divertono, mezzi nudi, non ci sarebbe violenza carnale e sarebbe solo una goliardata. Il punto di vista della giovane donna gli e’ indifferente”.

“Vorrei dire una cosa su quel video di Beppe Grillo, visto che lui chiede narrazione e allora stiamo solo nel merito di quel tipo di narrazione. È uno di quei giorni, che le donne sono purtroppo abituate a vivere, in cui il mondo è costretto a un passo indietro gigantesco, come una folata che ti risospinge e sembra non darti altro destino. Siamo più forti. Ma quanta fatica, tutte le volte”. Lo scrive sui social la scrittrice Nadia Terranova.

“Non posso certo entrare nel merito e non dovrebbe farlo nessuno essendo una vicenda ‘sub judice’. Dovremmo anzi fare un passo indietro e avere rispetto per tutti coloro che sono coinvolti e per le loro famiglie di cui comprendo il dolore. A chi alimenta polemiche dico che la violenza sessuale è un tema che va affrontato con serietà e su cui il Movimento ha lavorato tanto in questi anni, dando un grosso contributo per migliorare la normativa vigente”. Così la sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina.

(Il Giorno)

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