Covid, Fedriga: “Si poteva riaprire di più”. Speranza e il report sul piano pandemico: “Ritirato per scelta dell’Oms, non del governo”

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Per il presidente della regione Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, alcune attività “come le palestre potevano tornare operative con le lezioni individuali che non sono fonte di particolare contagio. Il lockdown oggi non funzionerebbe”. Il ministro della Salute: “Un milione di vaccini in tre giorni”

È convinto il presidente della regione Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, che “la strategia di chiusura totale usata bene durante la prima ondata oggi non funzionerebbe altrettanto bene perché dopo un anno di sacrifici l’adesione della popolazione a questa strategia è venuta meno”, ha detto in tv a Mezz’ora in più su Rai 3. Secondo il governatore leghista, le riaperture che partiranno dal 26 aprile potevano essere di più. “Ad esempio le palestre con le lezioni individuali che non sono fonte di particolare contagio. Penso si poteva riaprire di più. Su qualche dettaglio potremmo collaborare col governo per migliorare le misure”, ha osservato. Poco prima, da Lucia Annunziata era intervenuto il ministro della Salute, Roberto Speranza. Che ha chiarito che, in relazione al report dell’Oms sul piano pandemico italiano, “la mail” inviata allo stesso Speranza da Ranieri Guerra “ci informava che era stato pubblicato quel report e ci riportava un dibattito legittimo all’interno dell’Oms, quelle scelte sono state fatte dall’Oms stesso e non dal governo italiano. La questione mi pare chiara”.

Riaperture

A proposito di Speranza, ultimamente bersaglio di molti attacchi politici soprattutto quelli portati avanti da Matteo Salvini, Fedriga ha detto che “il confronto con il ministro della Salute è sempre stato costruttivo, ciò non significa che si sono condivise tutte le scelte”. E riferendosi al segretario leghista, che ha rivendicato come un suo risultato la riapertura di alcune attivà a partire dal 26 aprile, Fedriga ha osservato: “Credo che sia legittimo che le forze di maggioranza, che hanno proposto delle soluzioni al governo, le rivendichino: in fin dei conti, se Salvini rivendica qualcosa che non gli piace nel governo, si dice che mette i bastoni tra le ruote, mentre se rivendica un risultato si dice che se ne appropria. Mi dica lei cosa può fare…”.

Vaccini

“In linea generale la strategia vaccinale deve prevedere di coprire prima le categorie più fragili” e in questo senso “l’impostazione data da generale Figliuolo penso che sia estremamente utile”, ha osservato il presidente della regione Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni. Tuttavia, ha aggiunto, ha aggiunto, “se qualche territorio, in base alle proprie disponibilità, valuterà strategie” alternative, ad esempio per privilegiare determinati comparti come quello turistico, “le Regioni non porranno un limite”.

La strategia vaccinale deve coprire le categorie a rischio, secondo Fedriga, “anche perché si tratta della fascia di popolazione che impatta in tutto il sistema ospedaliero, è uno dei principali problemi della pandemia, ossia la saturazione degli ospedali”.

Scuola

Per quanto riguarda i trasporti pubblici, legati alla riapertura delle scuole in presenza, “c’è un limite fisiologico rappresentato dal numero insufficiente di bus. Come Conferenza delle Regioni, insieme ad Upi ed Anci abbiamo chiesto un incontro al Governo per rivedere gli orari di entrata ed uscita dalle scuole”, ha detto ancora Fedriga su Rai 3.

Speranza e il dossier dell’Oms

Come accennato, prima di Fedriga, alla trasmissione di Rai 3 è intervenuto Speranza. “Le scelte fatte sul dossier dell’Oms sono state fatte dall’Oms stesso e non dal governo italiano”, ha detto riguardo ad una anticipazione della trasmissione Report su una mail del 14 maggio inviata da Ranieri Guerra al ministro della Salute dove Guerra annuncia l’uscita del dossier critico, il giorno stesso in cui viene ritirato. “Quella mail ci informava che era stato pubblicato quel report e ci riportava un dibattito legittimo all’interno dell’Oms, quelle scelte sono state tutte dell’Oms”.

“In quei mesi così difficili avevamo rapporti stretti, l’indagine della magistratura dimostrerà la correttezza delle istituzioni. Le scelte fatte non riguardano il governo italiano”, riferisce ancora Speranza. “Il piano pandemico antinfluenzale risaliva al 2006 – dice il ministro – ed era sempre stato considerato adatto perché era antinfluenzale, non anti-Covid e i nostri tecnici dopo hanno attivato un piano Covid. Quel documento era una fotografia numerica con dei giudizi legittimi, dove ci sono anche giudizi lusinghieri”.

Speranza, un milione di vaccini in 3 giorni. A scuola, più attenzione

“In questa fase e nelle prossime settimane, devono guidarci fiducia e prudenza – ha aggiunto il ministro della Salute Roberto Speranza sempre intervenendo a Mezz’ora in più, su Rai3 – Fiducia perché siamo in una fase che inizia a diventare diversa e il primo motivo è la campagna di vaccinazione che va avanti. Abbiamo superato 15 milioni di somministrazioni, negli ultimi tre giorni abbiamo fatto un milione di somministrazioni. C’è una accelerazione e abbiamo adottato misure molto dure nelle ultime settimane”. Secondo Speranza, “gli elementi vaccinazione e le misure adottate, ci mettono nelle condizioni di costruire una road map che deve farci guardare con un po’ di fiducia al futuro, alle prossime settimane, ma serve appunto, ancora tanta prudenza. Quindi – ha concluso – ora dobbiamo guardare avanti ma con i piedi ben piantanti per terra e fare un passo alla volta altrimenti si rischia di tornare indietro”.

E per andare avanti, “abbiamo scelto la scuola perché è l’architrave della nostra società per ripartire e dare un segnale di fiducia ai ragazzi, la scelta del governo è stata chiara e netta e vogliamo che il più alto numero di ragazzi possa essere in presenza. Si tratta di un rischio ragionato, non folle, ma dobbiamo chiedere aiuto alle persone, soprattutto ora avremo ancora più bisogno di attenzione, mascherine, distanziamento, lavaggio mani”, ha concluso Speranza.

(La Repubblica)

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