Gianni Minà difende Cuba: “La crisi dipende da un embargo di 60 anni vergognoso come il Covid”

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Il giornalista e scrittore grande conoscitore dell’isola alla vigilia dell’ottavo Congresso del partito comunista

Il giornalista Gianni Minà, grande conoscitore di Cuba, alla vigilia dell’ottavo Congresso del partito comunista, ha parlato del passaggio di testimone del segretario generale Raul Castro alla nuove generazione.

Non sono mancate le stoccate alla potenza americana.

“Cuba è in crisi economica per un embargo ancora imposto dagli Stati Uniti da 60 anni. Sfido qualunque paese a sopravvivere senza poter fare accordi economici con altri Stati” e ciò è tanto più “vergognoso” durante una pandemia.

Un appuntamento, quello del congresso, che non considera la fine di un’era per l’isola: “La fine di un’epoca – commenta – la stiamo vivendo noi”.

“In più Trump, nonostante la pandemia abbia toccato tutto il mondo con malati e morti di Covid (compresa Cuba) ha pensato bene di rendere il blocco economico più rigoroso: l’aumento della vessazione nelle transazioni finanziarie e commerciali, il divieto di volo dagli Stati Uniti a tutte le province cubane, la persecuzione e l’intimidazione delle compagnie che inviano rifornimenti di carburante all’Isola e la campagna di discredito contro la cooperazione medica cubana che ha guadagnato nel mondo il rispetto di tutti, compreso il nostro Paese. Questo atto di guerra economica è oggi, dove tutti le nazioni sono in ginocchio, francamente vergognoso”, rimarca Minà. “I cubani, dopo la Rivoluzione del ’59, hanno deciso di abbracciare un altro sistema, quello socialista, coniugato nella loro storia – sottolinea il giornalista – E pare che continueranno a farlo perché, pur con molte criticità, garantisce alla popolazione una qualità della vita dignitosa, cosa che nel resto dei paesi dell’America Latina e del Sud del mondo è ormai, di nuovo, diventata un miraggio. Nel 2016 Fidel Castro presenziò per l’ultima volta al Congresso del partito comunista, invitando a proseguire il cammino comune. Miguel Diaz Canel, rappresentante della nuova generazione di politici dell’Isola, ha già, da tempo, raccolto il testimone”.

(Globalist)

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