Salvini, stop a vaccino J&J: “Qualcosa non mi torna, forse guerra commerciale con Pfizer”

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A Matteo Salvini qualcosa non torna e ipotizza una guerra commerciale dei vaccini. Un interrogativo quello che pone il leader della Lega a Porta a Porta di questa sera mercoledì 14 aprile su Rai1 da Bruno Vespa.

La puntata è stata registrata e questo è quello che ha detto Salvini in proposito: “Non vorrei che ci fosse una guerra commerciale americana Pfizer-Johnson & Johnson.

C’è qualcosa che non mi torna su questi vaccini che vanno bene fino al lunedì, e poi il martedì vanno improvvisamente un pò meno bene. Però a me interessa che gli italiani possano essere curati e protetti”. Poi ecco il tema delle riaperture- “Quando parliamo di riaperture, parliamo sempre in base a dei protocolli di sicurezza. Nessuno pensa al concerto di Vasco a San Siro con 100mila persone. Però, giustamente, sia il ministro Franceschini per gli eventi culturali sia il sottosegretario allo Sport Vezzali per quelli sportivi dicono: se un posto tiene mille persone, farne entrare 200 è cosa possibile. Anzi, aggiungo io, auspicabile e doverosa”, ha aggiunto il leader della Lega.

Per quanto riguarda le aperture dei bar e dei ristoranti all’esterno, “è quello che faranno tutti i sindaci, a prescindere dai colori politici. L’avevano già fatto l’anno scorso abbattendo le tasse sull’occupazione di suolo pubblico, i dehors e i tavolini all’aperto”, ha sottolineato. Quindi eccoci al vaccino russo.

“Su Sputnik, se c’è un’emergenza, se siamo in guerra, non puoi prenderti un mese di tempo (Ema, ndr) per fare un sopralluogo. Se devi difendere la trincea, il giorno dopo vai a farlo. Il vaccino russo, a ieri, è utilizzato in 58 Paesi al mondo, compresi alcuni Paesi dell’Unione. Io pretendo da cittadino italiano ed europeo che le istituzioni europee diano delle risposte non barcollanti. Su AstraZeneca si è consumata una pantomima. Non è possibile: o è sì o è no”, ha argomentato. “Ci sono alcuni Paesi membri dell’Unione europea che usano il vaccino russo. Anche su questo l’Europa – ha aggiunto – dimostra che evidentemente qualcosa non funziona. Funziona se ognuno fa i suoi interessi: il primo ministro austriaco Kurz va in Israele, giustamente, e conclude un accordo con Israele. Il primo ministro ungherese Orban conclude un accordo con la Russia. La Gran Bretagna che fuori dall’Ue doveva morire di stenti ha stasera i pub e i ristoranti aperti all’aperto, perché si è auto-organizzata”. Quindi eccoci alla polemica col ministro Speranza.

“L’unica cosa che chiedo al ministro Speranza è che rispetti i dati scientifici come li rispettiamo noi. Se i dati scientifici dicono che c’è un rischio elevato in quella città e in quella regione, noi li rispettiamo. Se gli stessi dati dicono che si può tornare alla vita, sempre con i protocolli di sicurezza, in mezza Italia, perché il ministro Speranza deve dire no, non se ne parla?”. Parole, tutte, che non mancheranno di far discutere.

(Corrieredellumbria)

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