Roma scivola verso l’emergenza: 1500 tonnellate di rifiuti rischiano di restare a terra, ecco perché

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L’allarme degli impianti privati: “Ama non paga e maggiori costi per i conferimenti. Il Prefetto convochi tavolo urgente”


Nella Roma senza impianti per lo smaltimento dei rifiuti potrebbero a breve fermarsi quelli privati di proprietà di E.Giovi che trattano 1500 tonnellate di rifiuti al giorno della Capitale. Il rischio è contenuto in una lettera indirizzata dall’amministratore giudiziario dell’azienda al Prefetto di Roma Matteo Piantedosi. Una missiva che, tracciando l’ennesimo quadro allarmante, ha come obiettivo la convocazione di un tavolo istituzionale urgente per discutere.

L’azienda, lo ricordiamo, gestisce gli impianti di trattamento meccanico e biologico di Malagrotta e tratta 1500 tonnellate di rifiuti romani al giorno. Due strutture al momento indispensabili per il trattamento dei rifiuti della Capitale. Strutture private, di proprietà di Cerroni, ma finite in amministrazione giudiziaria. Impianti che servono i principali comuni di Roma e provincia e senza dei quali, ad oggi, la Capitale si riempirebbe di sacchetti di immondizia. Nella lettera si indicano alcune criticità, due su tutte: da un lato i mancati pagamenti delle aziende dei rifiuti, Ama su tutte, che mettono a rischio l’operatività dell’azienda, dall’altro il quadro reso più complicato dalla chiusura della discarica di Roccasecca e che ha già portato la Regione Lazio ad emanare un’ordinanza per chiedere a Raggi e alla giunta a cinque stelle l’indicazione dell’impiantistica necessaria.

Ama non paga

E.Giovi sottolinea come “l’Ama, il Comune di Fiumicino, il Comune di Ciampino ed il Vaticano non solo non corrispondono le somme dovute in seguito all’adeguamento tariffario deliberato dalla Regione Lazio ma non pagano nemmeno le fatture del servizio corrente alle scadenze pattuite – si legge – Il mancato pagamento di quanto dovuto sta mettendo in seria difficolta’ la societa’ E. Giovi srl e di conseguenza il normale espletamento del servizio sotteso”.

Uscita la notizia della lettera, Ama ha replicato dando la propria versione: “Ama sta regolarmente onorando i pagamenti a fronte dei servizi di conferimento dei rifiuti indifferenziati prestati da E.Giovi e Colari. L’azienda, infatti, versa ai due soggetti oltre 10 milioni di euro al mese per il servizio di trattamento dei rifiuti indifferenziati presso i due TMB e per la gestione ‘post mortem’ della discarica di Malagrotta. Nello specifico i pagamenti nei confronti di E. Giovi sono regolarmente effettuati a 30 giorni fine mese data fattura per un importo mensile di 4,1 milioni di euro. Ama e E.Giovi sono in attesa della pronuncia dell’ente preposto sugli adeguamenti Istat relativamente alle tariffe per gli anni 2011-2014che sono state aggiornate nel mese di dicembre 2020. Per quanto riguarda Colari AMA ha già corrisposto al consorzio il 76% del relativo lodo pari a 76 ml di euro su 100 ed entro luglio verranno pagate le ultime 4 rate da 6 milioni con cadenza mensile”.

Maggiori costi

I problemi dovuti alla chiusura di Roccasecca, con il cambio di destinazione degli scarti della lavorazione, comporta secondo E.Giovi dei maggiori costi. “Nel quadro prospettato di smaltimento fuori regione conclude la lettera- occorre considerare l’aggravio dei costi rispetto a quelli normali sostenuti presso la discarica di arrocca secca pari a 95 euro/T che in questo momento aggraverebbero ancora di più la situazione finanziaria dell’impresa”.

Gli altri problemi

Nella lettera poi si sottolinea “La situazione legata al conferimento del Css (il combustibile solido secondario che viene bruciato negli inceneritori, ndr) risulta critica in quanto, per la carenza di container a livello globale, questa settimana non abbiamo avuto viaggi per il Portogallo e lo stesso si prospetta per la prossima settimana; attualmente lo stoccaggio del Css è quasi pieno e la richiesta fatta ad Ama di avere qualche viaggio in piu’ su S. Vittore (dove c’e’ l’unico termovalorizzatore del Lazio, ndr) non ha avuto riscontro”.

L’ultimatum

Resta in piedi l’ultimatum della regione al Comune, contenuto in un’ordinanza. Ultimatum che ha l’obiettivo di far indicare come e dove Roma vuole chiudere il proprio ciclo dei rifiuti. Ultimatum al quale Raggi non sembra intenzionata a rispondere, lasciando Roma senza impianti per smaltire i rifiuti.

(Matteo Sarlino – RomaToday)

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