Ospedale San Giacomo, il Consiglio di Stato ha annullato la chiusura: “Illegittima”

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Il ricorso era stato avanzato da Oliva Salviati, erede del cardinale che l’aveva donato con il vincolo di farci un ospedale. La struttura era stata chiusa dalla Regione Lazio nel 2008


La chiusura dell’ospedale San Giacomo è stata annullata dal Consiglio di Stato. I giudici amministrativi, con una sentenza depositata oggi, hanno accolto il ricorso di Oliva Salviati, discendente del cardinale Antonio Maria Salviati, che lo aveva donato nel 1593 alla città di Roma con il vincolo di destinazione d’uso esclusivo di ospedale per la cura dei malati. La chiusura della struttura sanitaria di via Canova, in pieno centro a Roma, era stata decisa dalla Regione Lazio nel settembre del 2008, con un decreto dell’allora presidente Piero Marrazzo. Nel 2019 l’immobile è stato trasferito nel fondo immobiliare ‘i3-Regione Lazio’ gestito dalla società Invimit con l’obiettivo di essere valorizzato per 61 milioni di euro e di essere trasformato in “progetti di natura socio sanitaria in senso ampio”, in particolare a una ‘senior house’.

Tra i motivi del ricorso, accolto dal Consiglio di Stato, il fatto che “non doveva disporsi la chiusura di servizi essenziali di altissima qualità, essendo l’Ospedale San Giacomo inserito nel Piano emergenza massimo afflusso feriti, stante la sua posizione” e inoltre “è stata omessa la valutazione dei diritti ed interessi pubblici coinvolti” e “non si è considerata la contraddittorietà con il Piano di rientro” che “prevedeva solo la riduzione dei posti letto“. Inoltre “si è omesso il riferimento alla circostanza che sull’immobile insiste un vincolo di destinazione imposto alla fine del 1500 dal proprietario, il cardinale Antonio Maria Salviati“, vincolo che “avrebbe impedito la chiusura della struttura“.

Quanto all’inefficienza della gestione dell’ospedale invocata dalla Regione Lazio quale presupposto della disposta cessazione di attività, i giudici di Palazzo Spada rilevano che “la regola costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione non si può ritenere che possa legittimare lo smantellamento di un servizio pubblico ospedaliero in conseguenza della mera rilevata ‘inefficienza’ di gestione e senza alcuna preventiva analisi e adeguata motivazione in ordine alle cause e responsabilità dell’inefficienza, all’esame e ponderazione di eventuali strategie di superamento della crisi gestionale, alla valutazione dell’interesse pubblico e degli interessi degli assistiti nel territorio“.

Si legge ancora nella sentenza: “Sebbene le Regioni dispongano di un ampio potere discrezionale nello stabilire come le risorse disponibili per il sistema sanitario debbano in concreto essere utilizzate, tale potere va esercitato tenendo conto di molteplici esigenze, quali il diritto degli assistiti alla fruizione di prestazioni sanitarie adeguate, l’efficienza delle strutture pubbliche, l’interesse pubblico al contenimento della spesa e finanche le legittime aspettative degli operatori privati che operano nel settore“.

Tuttavia “le regole della logica e della proporzionalità che presiedono al corretto esercizio della discrezionalità amministrativa impongono all’Amministrazione di valutare la possibilità del recupero dell’efficienza di una struttura sanitaria pubblica, prima di ogni altra ipotesi, nell’interesse della collettività“. Una valutazione “che si impone nel caso in esame anche in considerazione dell’esistenza di un vincolo ‘storico’ di destinazione del bene immobile ‘alla cura dei malati’“.

Molte le reazioni nel mondo politico. Sindaca Virginia Raggi in primis, che su Twitter ha scritto: “Nei mesi scorsi ero stata lì per ribadire la necessità di riaprire questo e altri ospedali storici della città. Sono presidi fondamentali di cui non possiamo fare a meno”.

Tra gli esponenti politici, Stefano Fassina, consigliere regionale e deputato di Leu: “È una gran bella notizia, innanzitutto per tutti i romani. Il Servizio Sanitario della Regione Lazio ha riacquisito una straordinaria struttura da riportare in piena operatività al più presto”.

Commentano da Fdi: “Chiediamo che sul San Giacomo si faccia chiarezza e chi ha fatto scelte assurde, da Marrazzo in poi, ne risponda. La regione ora valuti i costi della riapertura”, le parole dei deputati Mollicone e Maria Teresa Bellucci. Fabrizio Ghera, di Fdi alla regione Lazio: “Oggi che non appare più percorribile né la svendita, né uno scellerato cambio di destinazione d’uso, occorre recuperare in fretta questo presidio ospedaliero proprio nel cuore di Roma”.

Dal I municipio parlano anche Lega e Fi. “Siamo lieti di questa sentenza e resteremo in attesa dei prossimi passi istituzionali per restituire alla città e ai suoi cittadini un importante pezzo del patrimonio storico urbanistico ma soprattutto un ospedale situato in un luogo strategico per la Capitale”, le parole di Marco Veloccia, capogruppo Lega al Municipio I.

Afferma Francesco De Micheli (Coordinatore Fi I municipio): “Grazie al nobile animo di Olivia Salviati, oggi il San Giacomo potrebbe essere nuovamente restituito al territorio nella sua vocazione originaria: l’accoglienza sanitaria. Grazie, dunque, per averci donato un Ospedale. Di nuovo”.

(RomaToday)

 

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